Dal 1977 a fianco dei promotori

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di Redazione 11 Febbraio 2011 | 10:30
Il futuro della professione visto dal presidente Elio Conti Nibali

di Luca Spoldi

L’Anasf (Associazione nazionale promotori finanziari), è l’associazione di categoria, presieduta da Elio Conti Nibali (vicepresidenti: Angelo Cerea e Maurizio Bufi), che rappresenta esclusivamente i promotori finanziari. Fondata nel 1977 dagli operatori allora definiti “consulenti finanziari”, si è posta da subito l’obiettivo principale di ottenere il riconoscimento e la tutela della professione mediante l’istituzione di un Albo, che è poi stato istituito con la Legge n. 1/1991. Forte di circa 13.000 iscritti, Anasf opera a tutela degli interessi morali ed economici dei promotori finanziari, prestando servizi di consulenza, formazione e aggiornamento professionale. La quota d’iscrizione annua è pari a euro 123,95.
Come ha impattato la crisi del primo decennio del duemila sulla professione del promotore finanziario in Italia?
L’ultimo decennio è stato colpito da grandi crisi ed eventi epocali che hanno scosso il mondo economico e finanziario, producendo sfiducia, paura e panico tra gli investitori. In questo scenario, i risparmiatori si sono sentiti sempre più smarriti, spaventati e privi di punti di riferimento. In tale contesto, noi promotori finanziari abbiamo vissuto da protagonisti questo periodo, dando le risposte giuste ai nostri interlocutori, i risparmiatori, adeguando all’ambiente circostante l’approccio al cliente. Ciò è stato possibile anche attraverso l’impegno che noi professionisti abbiamo dedicato alla nostra formazione, che rappresenta per noi, quanto per Anasf, un fiore all’occhiello, utile per crescere, aggiornarsi e per disporre degli strumenti adeguati per affrontare con preparazione qualsiasi situazione di mercato.
Qual è la sua valutazione, quantitativa e qualitativa, dell’andamento degli iscritti all’albo dei promotori finanziari e all’Anasf in questi anni?
Le dinamiche numeriche dell’Albo dei promotori finanziari parlano di una professione che ha raggiunto un buon livello di maturità e che negli anni si è consolidata. Ciò che oggi manca è la giusta attenzione ai giovani. La professione non ha la valorizzazione che merita di avere e le nuove generazioni non hanno percezione dell’opportunità che essa rappresenta. Ciò in cui dobbiamo impegnarci tutti ora è la valorizzazione dell’immagine dei promotori finanziari. L’Organismo di tenuta dell’Albo, Apf, su questo tema è chiamato a porre la sua attenzione, pianificando anche alcuni cambiamenti strutturali dell’avvio della professione. Mi riferisco ad esempio al praticantato, un tempo esistente, che oggi potrebbe dare impulso e sostegno ai giovani che intendono intraprendere questa attività, come anche alla creazione di studi associati.
Quanto all’andamento degli iscritti ad Anasf, possiamo affermare che il nostro è un caso scuola positivo; non esiste infatti una categoria che raccoglie, nelle sue associazioni, un tasso di adesione sul totale di professionisti attivi così elevato.
Complice la crisi economica che ha compresso anche il risparmio degli italiani, la professione di promotore o consulente finanziario pare oggi meno redditizia di un tempo. In molti si lamentano della doppia imposizione INPS/Enasarco e dei costi per l’iscrizione all’albo tenuto da Apf e dei costi di vigilanza della Consob. Quali sono la posizione e le iniziative di Anasf al riguardo?
Negli ultimi anni è cambiato lo scenario, è stata rivista la normativa e anche le modalità di retribuzione si sono modificate. Certamente l’impegno dei promotori finanziari e il valore della nostra professione devono essere adeguatamente ricompensati e il business deve essere ripartito in maniera possibilmente più equilibrata. Quanto alla doppia contribuzione obbligatoria per i promotori finanziari a Inps ed Enasarco, Anasf da anni si batte perché venga superata la paradossale situazione che impedisce proprio ai promotori finanziari, che tutti i giorni si occupano del futuro, anche previdenziale, dei risparmiatori, di pianificare il proprio. Questo continuerà a rappresentare uno dei punti focali dell’attività della nostra Associazione, che anche di recente ha scritto ai Ministeri del Lavoro e dell’Eco-nomia per ribadire la necessità di porre rimedio a una situazione che riteniamo profondamente ingiusta. Quanto alla tenuta dell’Albo, siamo assolutamente certi che, a regime, Apf potrà fornire le migliori risposte in termini di efficienza, e perché no, anche un contenimento dei relativi costi.
I promotori finanziari italiani in questi anni stanno interrogandosi sul loro futuro; lei crede che queste riflessioni porteranno ad una concreta svolta della professione e del settore del risparmio gestito nei prossimi anni in Italia?
Anasf e i promotori finanziari hanno sempre giocato d’anticipo sull’evoluzione del settore, interpretandolo e proponendo linee guida su cui poi si è sviluppato un percorso positivo di crescita. L’evoluzione del mercato porterà ulteriori momenti di riflessione e confronto dai quali noi promotori finanziari non sfuggiremo. Quello che è sicuro è che metteremo sempre al centro il risparmiatore e il suo rapporto con il professionista.

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