Promotori – Quanto impatta la Grecia sui promotori e sui loro clienti?

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di Redazione 23 Giugno 2011 | 13:30
Tutto potrebbe finire sulle spalle delle banche.

Di Luca Spoldi

La crisi di Grecia continua a turbare i sonni di molte banche europee, da ultimi i colossi francesi Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole che rischiano di vedere Moody’s tagliare il loro rating a causa della loro esposizione alla crisi debitoria greca. A tenere alta la tensione è l’incertezza circa la soluzione che verrà alla fine adottata e che potrebbe, nel caso di un “haircut”(ossia di un taglio della percentuale di rimborso dei titoli di stato in scadenza, che potrebbe scendere dall’usuale 100% all’80% o al 70% secondo alcuni analisti) o di un allungamento “forzoso” della scadenza dei bond stessi (come sembra preferire la Germania) portare a ulteriori riduzioni del rating sovrano di Atene, già sforbiciato negli ultimi giorni da “B” a “CCC” (due soli gradini sopra la soglia di default) da parte di Standard & Poor’s.

La fragilità della situazione ha due conseguenze: da un lato continua a rendere costoso l’eventuale ricorso al mercato da parte di Atene, che dunque necessiterà di nuovi aiuti almeno per altri due anni (2013 e 2014) finora non coperti dal piano da 110 miliardi di euro di prestiti varato lo scorso anno da Ue, Bce e Fmi (soggetti ognuno dei quali esprime una propria e a volte discordante opinione sul come procedere), dall’altro le banche stesse rischiano di dover procedere a nuove ricapitalizzazioni, per far fronte a eventuali ulteriori accantonamenti e svalutazioni più che per rilanciare la propria attività. Il che in un quadro di tassi progressivamente in crescita come quello che si prospetta per il vecchio continente non è certamente una bella notizia. In mezzo a queste incertezze sembrano stare investitori e promotori finanziari, che raramente fanno sentire la propria voce, forse per scaramanzia o forse ritenendo di non avere nulla da dire rispetto a scelte che verranno prese a un livello troppo superiore a quello del singolo o delle associazioni di categoria perché le stesse possano esprimere un parere di cui si tenga realmente conto.

Eppure non è necessariamente così e spesso prese di posizione chiare e decise da parte dell’opinione pubblica possono indirizzare gli orientamenti dei policy maker (come si è visto in Germania prima e in Italia poi a proposito del nucleare), quindi la domanda è: che ne pensate cari lettori? La crisi di Grecia pesa sui portafogli dei vostri clienti o siete riusciti ad evitare conseguenze più o meno gravi? Le risposte come sempre nei commenti sul sito Blurating o via mail direttamente alla redazione, grazie.

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