Caironi, più coordinamento sul fronte fiscale per aiutare le banche

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di Redazione 12 Settembre 2011 | 13:22
L’analisi di Corrado Caironi, Investment strategist di R&CA – Ricercaefinanza.it

Debolezza dell’euro, scarsa fiducia sui mercati e reazione delle banche alla crisi. Queste le principali tematiche approfondite nel Weekly Focus da Corrado Caironi, Investment strategist di R&CA – Ricercaefinanza.it, il primo social network dedicato ai professionisti della finanza. Dopo che la scorsa settimana abbiamo assistito, per l’ennesima volta, al paradigma che un mercato finanziario in balia della politica non è solo disorientato, ma è spaventato, la domanda più insistente, sentita dalla voce dei risparmiatori, è stata: “ce la faranno le nostre banche?”.

E’ vero che l’aumento dello spread tra BTP e BUND genera una perdita nei portafogli delle banche per effetto del calo di valore dei titoli detenuti, spiega Caironi, “ma la preoccupazione maggiore è legata alla crescita economica: una nuova recessione porterebbe un aumento deciso delle sofferenze per i bilanci bancari! I fronti su cui lavorare con più credibilità sono due: emettere Euro TBills per interrompere le vendite sui titoli sovrani periferici e operare coordinati sulla politica fiscale. Visti i problemi di crescita, potremmo aggiungerne un terzo, molto sfruttato fino ad oggi dagli americani: indebolire l’Euro abbassando i tassi di interesse, rendendo le nostre esportazioni automaticamente competitive. In settimana attendiamo i dati americani delle Vendite al dettaglio, CPI variazione dei prezzi al consumo e l’Indice Empire Manufacturing; in Europa, mercoledì, la Produzione Industriale”.
 
– “L’ora dei Leaders”
   Mercati e investitori scettici dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei leader politici ed
   economici che la scorsa settimana non sono riusciti a tranquillizzare i mercati. La
   preoccupazione più diffusa riguarda la capacità del sistema bancario di sostenere
   l’attuale fase di incertezza, poichè l’aumento dello spread tra Btp e Bund genera una
   perdita nei portafogli delle banche per effetto del calo del valore dei titoli detenuti, anche
   se a destare maggiori timori è soprattutto l’eventualità di una nuova recessione.
 
– “Euro Tbills”

   Da più parti sorge la richiesta di una soluzione comunitaria alternativa agli acquisti di
   Titoli di Stato dell’area Euro da parte della Bce con l’intento di stabilizzare il mercato
   finanziario preso d’assalto dalle vendite a seguito della crisi dei debiti sovrani periferici
   ed in particolare dei Btp italiani. Si torna a parlare quindi di Eurobonds emessi da un
   istituto centrale del’area Euro con solide garanzie, che possa fare da collettore alle
   necessità dei paesi membri con indubbi benefici sulla stabilità degli spread, maggiore
   liquidità al mercato, rating elevato e una programmazione di emissione.
 
– “Meglio un Euro debole!”

   La revisione delle attese di crescita per il vecchio continente iniziano a  pesare in modo
   determinante sui mercati finanziari e la sovra valutazione della moneta unica non
   agevola i Paesi dell’area nel sistema di interscambio; in una situazione storica diversa
   le vecchie valute sarebbero già state svalutate da tempo agevolando il compito di
   riequilibrio. Oggi il sistema Euro deve ovviare questo problema operando una
   svalutazione graduale della moneta unica e mettendo in condizione gli esportatori di
   riprendere competitività ed aprire a maggiori prospettive di crescita.
 
– “Senza fiducia”
   Quando la politica non trova più la fiducia e le prospettive di crescita arrancano, gli
   investitori corrono verso i cosiddetti beni-rifugio. Ora, analizzata la qualità dei loro
   fondamentali  e operate le debite selezioni, gli investitori si chiedono se i mercati
   emergenti potranno rimanere ancora un porto sicuro per i propri risparmi.

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