I commercialisti vogliono diventare anche cf

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Andrea Telara di Andrea Telara 25 Maggio 2017 | 12:39
Sono quasi 120mila in tutta Italia e potrebbero fare concorrenza ai consulenti finanziari. Radiografia di una categoria professionale che sta cercando di allargare il proprio business.

Nel programma che ha portato all’elezione di Massimo Miani, veneziano, classe 1961, dal gennaio scorso nuovo presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, c’è un passaggio che non lascia spazio a dubbi. Tra le proposte avanzate dalla Lista Miani, vincitrice dell’ultima competizione per il rinnovo dei vertici dell’Ordine, c’è “la promozione della figura professionale del commercialista specializzato in consulenza sulla gestione globale di patrimoni (family office e wealth management)” e “lo sviluppo di accordi con le principali case di gestione e fiduciarie”.

ALTRE ADVISORY – Detto in parole povere i commercialisti italiani sembrano intenzionati seriamente a esplorare il business delle consulenza finanziaria, allargando il raggio di azione della loro attività, tradizionalmente ancorata ad altri tipi di advisory (fiscale, tributaria, fallimentare o societaria). Del resto nessuna norma glielo impedisce. Per legge infatti la figura del commercialista è incompatibile soltanto con quella del consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (l’ex-promotore). Non esiste invece alcuna incompatibilità con la figura del consulente autonomo (o fee-only), ovvero con quel professionista che svolge attività di financial adivisor e viene remunerato esclusivamente con le parcelle pagate dai clienti, senza alcun legame economico con chi fabbrica i prodotti finanziari, cioè con le case di gestione.

PERMESSO DI LEGGE – A confermarlo è stato anche Lorenzo Sirch, candidato con la Lista Siani durante le elezioni per il rinnovo dell’Ordine e oggi delegato alle materie finanziarie come componente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili. Intervistato da Bluerating.com nei mesi scorsi (si veda il numero di aprile del nostro mensile, n.d.r.), Sirch ha ricordato che nella la stessa legge costitutiva Consiglio nazionale dei commercialisti (cioè il decreto legislativo n. 139 del 2005), c’è scritto a chiare lettere che i commercialisti possono “svolgere un’attività di studio e analisi finanziaria” che costituisce, implicitamente o esplicitamente, una forma di consulenza di investimento per i clienti.

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3 commenti

  • Avatar giorgio says:

    e “lo sviluppo di accordi con le principali case di gestione e fiduciarie”: non possono fare i promotori ma allora la frase quì sopra che senso ha??? gli accordi per quale motivo li fanno?

  • Avatar BELLAMACINA SERGIO says:

    non c’è mai fine alla ricerca di nuove entrate. ma i commercialisti, che lamentano sempre il fatto di essere oberati di lavoro, hanno una che minima idea di cosa vuol dire CONSULENTE FINANZIARIO ? ci vuole una preparazione su tutti i tipi di prodotti in commercio, dai derivati alle polizze vita, ai mutui, alle stocks, ai fondi HEDGE ecc ecc. devono essere informati sui bilanci delle società, ed inoltre conoscere l’ANALISI TECNICA, ovvero lo studio dei grafici… e vi assicuro che non si improvvisa dall’oggi al domani. in conclusione, ognuno faccia la propria professione, come del resto c’è una netta differenza fra PROMOTORE FINANZIARIO e CONSULENTE FINANZIARIO. IL primo ha conoscenze solo dei prodotti della SIM o BANCA in cui lavora, il CONSULENTE ha una conoscenza molto più vasta non avendo padroni sopra di sè, ma guadagnando soltanto dalle parcelle . grazie e scusatemi

  • Avatar Roberto says:

    Sergio, certo che il commercialista ha queste competenze se fa il giusto percorso professionale. Del resto in USA e UK il Certified Public Accountant è normale che faccia anche il Financial Planner avendo i giusti titoli.

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