Jp Morgan am, la riunione della Bce? Tutto fumo, niente arrosto

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di Redazione 6 Agosto 2012 | 10:31
Secondo gli esperti del colosso bancario Usa, la riunione della Bce della settimana scorsa è stata un’occasione mancata per dimostrare che…

MOLTA SCENA MA POCA SOSTANZA – La riunione della Bce della settimana scorsa non ha prodotto alcuna nuova iniziativa, in contrasto con le recenti dichiarazioni del suo presidente. E’ la sensazione degli analisti di Jp Morgan asset management, che ricordano come Mario Draghi abbia lasciato invariato il tasso di rifinanziamento allo 0,75%, rimandando a data futura il chiarimento dei dettagli sulla strategia che intende adottare per ovviare al malfunzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nell’area euro. 

UN’OCCASIONE MANCATA – “È stata la prima riunione dal famoso discorso in cui aveva affermato che avrebbe fatto ‘tutto quanto necessario per salvare l’euro’. Ma il presidente della Bce ha mancato l’occasione per dimostrarlo. Il giorno stesso della riunione i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni italiani e spagnoli sono saliti rispettivamente di 40 e 44 punti base, al 6,33% e 7,17%. Neppure i mercati azionari hanno reagito troppo positivamente: in un insolito outside reversal, l’Eurostoxx 50 ha perso il 3% nella seduta giornaliera dopo il rialzo del 2% messo a segno prima dell’annuncio della banca centrale” . 

TENERE SOTTO CONTROLLO LA POLITICA MONETARIA – Ora è probabile che l’attenzione si sposterà sulla riunione del 6 settembre, quando si presume che la Bce svelerà un pacchetto di misure comprendenti tagli dei tassi, l’allentamento dei requisiti di garanzia collaterale per le banche, l’espansione dei programmi di acquisto di bond sul mercato secondario e forse anche un intervento dell’Efsf/Esm per indennizzare la banca centrale contro le perdite sui crediti”, continuano gli esperti. “La vera difficoltà per l’istituto di Francoforte consisterà però nel tenere sotto controllo la politica monetaria, visto l’inarrestabile aumento degli spread dei titoli a due anni causato dall’inceppamento del meccanismo di trasmissione. L’incapacità di controllare i tassi a breve rappresenta per la Bce un grosso grattacapo. In una regione dove l’accesso al credito è essenzialmente controllato dalle banche, la perdita di influenza sulla curva dei rendimenti è un grave inconveniente e i battaglieri commenti di Draghi della settimana scorsa erano essenzialmente destinati a ovviare a questo problema. È strano che dopo aver creato tanta aspettativa la Bce non abbia tirato quasi nulla fuori dal cappello”. 

LA BCE GIOCA COL FUOCO – “Sfidando apertamente i mercati la banca centrale gioca col fuoco ed è assai probabile che gli investitori decidano di mettere alla prova la determinazione del suo presidente spingendo i rendimenti spagnoli e italiani sempre più in alto. Alla fine la Bce potrebbe trovarsi costretta a intervenire con una serie di misure che si rivelerebbero sufficienti, ma solo per un breve periodo. Tuttavia, l’episodio dimostra che si sta avvicinando l’ora della verità, in cui la Banca Centrale Europea dovrà accettare di far lievitare il proprio bilancio per portare alla regione il soccorso necessario, con tutte le conseguenze che questo comporta a livello valutario”. 

RIUNIONE FOMC: DECISIONE RIMANDATA – “Anche la riunione del Fomc, il Comitato per le operazioni di mercato aperto della Federal Reserve, si è conclusa con un nulla di fatto la settimana scorsa, ma la dichiarazione a margine conteneva nuove sfumature importanti, in particolare l’affermazione che la Fed controllerà i dati in arrivo “per adottare politiche più accomodanti… finalizzate a promuovere una ripresa più sostenuta”. Vari osservatori si aspettano ora, salvo che nel frattempo i dati mostrino una forte accelerazione della crescita, una nuova tornata di allentamento quantitativo a settembre che potrebbe forse sostituire la cosiddetta operazione Twist. Inoltre, prevedono che la Fed estenderà oltre il 2014 le previsioni orientative sui tassi futuri. Settembre sarebbe il momento più adatto per un nuovo stimolo, dato che è in pratica l’ultima occasione che la Fed avrebbe per intervenire senza avvicinarsi indecorosamente alle elezioni presidenziali del 6 novembre (l’ultima riunione del Fomc prima dell’appuntamento alle urne è quella del 24 ottobre). Nel frattempo, saranno state pubblicate altre due serie di indicatori occupazionali (compreso l’incoraggiante dato di venerdì di +163.000 unità). Inoltre, l’incontro di Jackson-Hole del 31 agosto offre l’opportunità di dare a un eventuale annuncio il massimo risalto. La Fed potrebbe anche decidere di concertare nuovi interventi con la Bce, per evitare che l’azione isolata di una sola banca centrale causi eccessive ripercussioni sui mercati valutari”. 

IL RALLENTAMENTO DELL’ASIA DURERÀ UN ALTRO TRIMESTRE – “In base agli ultimi rilevamenti dell’indice dei responsabili degli acquisti la crescita delle economie asiatiche è destinata a languire per altri tre mesi. In quasi tutti i paesi della regione, ad eccezione dell’India e forse della Cina, gli indici Pmi complessivi rivelano che le attività manifatturiere subiranno una contrazione nel terzo trimestre.  Tuttavia, a livello di singole componenti i nuovi ordini al netto delle scorte – un buon indicatore dell’andamento futuro delle esportazioni – mostrano che il quadro sarà particolarmente negativo per alcune economie come Giappone, Corea e Taiwan. Inoltre, i nuovi ordini dall’estero sono scesi e ciò lascia supporre che nei mesi a venire le esportazioni registreranno un rallentamento generalizzato. Non è necessario il premio Nobel per l’Economia per capire che i problemi dell’Asia sono strettamente legati alla recessione dell’Eurozona e alla debolezza della crescita statunitense. Tuttavia, l’importanza di questa regione per i mercati finanziari sta nel fatto che in passato si è dimostrata un indice affidabile dell’evoluzione futura del ciclo economico globale, il che spiega l’enfasi sulle esportazioni coreane e taiwanesi del grafico della settimana scorsa. Se è vero che ora le prospettive di ripresa sono rimandate al più presto al quarto trimestre ciò significa che il deterioramento della crescita e le revisioni negative degli utili stimati dei mercati sviluppati non sono ancora finiti. L’unica modesta “consolazione” sono gli incerti segnali di una possibile ripresa della crescita cinese. In generale sembra che il settore industriale si stia ora stabilizzando. Lo confermano i rilevamenti tra i responsabili degli acquisti, sia l’indice ufficiale – stazionario a quota 50,1 – che quello ufficioso di Hsbc, fermo a 49,3 punti. Le stime di consenso pubblicate da Bloomberg, il cui intervallo appare sospettosamente ristretto, vedono il Pil reale in accelerazione dal 7,6% su base annua nel secondo trimestre all’8,25% nel terzo e all’8,50% nel quarto. Queste previsioni non coincidono però con le attese dell’autore di questo articolo considerata l’attenuazione della bolla monetaria e le indicazioni di nuovi esodi di capitali. Ad ogni modo, le probabilità pendono decisamente verso una ripresa lenta e debole piuttosto che un vigoroso rilancio dell’attività”.

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