Arrighi (A.T. Kearney): Mifid 2, sarà vera rivoluzione?

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di Redazione 2 Giugno 2015 | 09:30
La normativa vigente sull’attività di advisory è già molto stringente. Due scenari possibili, mentre le reti dei pf…

SARA’ VERA RIVOLUZIONE? – In Italia sarà davvero rivoluzione Mifid 2? Come sappiamo, l’obiettivo primario della direttiva europea è la protezione degli investitori, in particolare rendendo più trasparenti costi e contenuti delle proposte di investimento, cambiando il modello di remunerazione delle reti di distribuzione, adeguando l’offerta al profilo del singolo cliente. Una delle principali misure previste è la formale regolamentazione della consulenza “indipendente”, che esce così dal cono d’ombra di servizio ancillare e diventa un prodotto di investimento a pieno titolo. Per definirsi indipendente, la consulenza deve essere prima di tutto un servizio remunerato direttamente ed esclusivamente dai clienti finali, con l’espresso divieto di retrocessioni di commissioni o incentivi dalla fabbrica prodotto al distributore; inoltre, deve prevedere un’offerta ampia, con prodotti di molte case diverse; infine, deve offrire una gamma di servizi ampia che giustifichi il pagamento di fee esplicite: tra questi, monitoraggio, reporting, tutela del patrimonio, gestione del rischio, pianificazione finanziaria, gestione della previdenza integrativa e dei passaggi generazionali. Se questo fosse lo scenario obbligatorio e unico cui prepararci, per tutti gli operatori della filiera si configurerebbe, in effetti, una discontinuità forte rispetto ai meccanismi di remunerazione cui siamo abituati e dunque, a cascata, una rivoluzione su tutta la catena del valore e sul modello di business dell’industria del risparmio gestito.

RESTANO DEI PUNTI INTERROGATIVI
– Ma le cose potrebbero non evolvere esattamente così. I singoli Paesi europei dovranno recepire la direttiva entro luglio 2016, con attuazione dal 2017, ma – in Italia come altrove – con margini di discrezionalità per quanto riguarda le misure applicative, pur nel rispetto dello spirito del legislatore europeo. Teniamo conto che in Italia, a differenza di altri Paesi, la normativa è per alcuni versi già molto stringente: i promotori hanno un Albo professionale, devono sostenere un esame per accedervi, sono controllati dal Consiglio di Borsa: facendoci forti di quanto già deliberato, potremmo più facilmente optare per un cambiamento meno radicale che altrove. In particolare, una previsione di scenario sarà più credibile quando sapremo se in Italia la consulenza “indipendente” potrà affiancarsi anche a una versione meno drastica e più affine al modello esistente, con un sistema di remunerazione misto (con rebate e fee on top). Già oggi, alcune reti di pf stanno adottando come approccio primario nella relazione col cliente uno schema di consulenza come definito da Mifid 2. Altre sono più propense al sistema misto, anche per testare il grado di predisposizione del mercato ad accogliere pienamente Mifid.

DUE SCENARI PREVEDIBILI – Ricapitolando, due sono gli scenari prevedibili in Italia: uno più rigoroso (sul modello della Retail distribution review inglese, ovvero negando la possibilità dei rebate in presenza di servizi di consulenza, anche ristretta) e uno più blando, dove le novità Mifid in tema di consulenza fee only si vanno ad aggiungere alle regole esistenti, che rimarrebbero inalterate. La modalità di applicazione di Mifid 2 da parte del legislatore nazionale detterà il grado di discontinuità col passato. Lo scenario più rigoroso, sullo stile inglese, ci fa immaginare anche da noi un impatto dirompente sulla distribuzione, in particolare sugli sportelli bancari. Nel Regno Unito, molti non sono riusciti a giustificare il prezzo della consulenza se non per i segmenti top: come conseguenza, oltre il 40% dei gestori della clientela non ha potuto posizionarsi come advisor nel senso stretto del termine. Sempre in Gran Bretagna, anche per gli Ifa c’è stata una selezione naturale sulla base della capacità di offrire servizi e di definire un pricing coerente per i vari cluster di clientela, con una segmentazione netta tra i servizi di base di compravendita (execution only), fino ai più completi e sofisticati servizi di consulenza finanziaria. Anche in Italia, i promotori più deboli e meno attrezzati potrebbero essere messi in difficoltà, mentre i più esperti e professionali sopravvivranno e soffieranno quote di mercato alle banche.

LE RETI DI PF – Comunque sia applicata la Mifid 2 in Italia, le reti di pf sono il canale distributivo naturalmente più pronto a recepire la direttiva: perché queste già lavorano in ottica di consulenza come servizio a valore aggiunto (che si tratti di un modello fee only oppure fee on top), perché già operano su piattaforme aperte e lavorano con un approccio e strumenti idonei ad analisi oggettive di posizione, portafoglio e profilo di rischio. La maggiore trasparenza sui costi – quelli impliciti dei rebate e quelli espliciti dell’advisory – non farà che consolidare tale posizione di prevalenza: l’obbligo di esplicitare tutte le componenti di costo (inclusi quelli che oggi il cliente sostiene anche senza accorgersene) è la vera rivoluzione e la chiave di volta per lo sviluppo del settore, quella che orienterà sempre di più le scelte verso la consulenza indipendente. Un cambiamento che non riguarderà tutti i segmenti di clientela, ma alcuni dei più redditizi, in particolare i portafogli di grandi dimensioni dal segmento private.

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