Consulenza a pagamento, Fineco supera Fideuram

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di Redazione 14 Luglio 2021 | 10:41

I seguenti contenuti sono tratti da un articolo di Focus Risparmio a firma di Alessio Trappolini, pubblicato il 16 giugno 2021, con il titolo: “Nel post-pandemia le reti (ri)scoprono la consulenza evoluta”

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La pandemia ha reso più acuti i bisogni degli investitori, indirizzandoli verso una consulenza olistica a 360° sul patrimonio. E così insieme ad una raccolta da record sui servizi standard nel 2020, le principali reti di consulenza e alcune banche private hanno registrato un consolidamento anche nei servizi di consulenza a pagamento, vale a dire un tipo di servizio altamente specializzato e personalizzato in genere orientato alle fasce di clientela più patrimonializzata.

Nel 2020 le masse sotto consulenza a pagamento (o evoluta come alcuni operatori la definiscono) si sono stabilizzate mentre in alcuni casi virtuosi il rapporto fra ricavi e commissioni attive totali sono aumentati di qualche punto. Fideuram ISPB rimane leader in termini di asset in consulenza, ma sorprende vedere per la prima volta Fineco superare Fideuram in termini di peso di tali asset sulle masse totali. In termini di efficienza, invece, da sottolineare i risultati di Banca Generali, che ad oggi gestisce quasi 7 miliardi di masse sotto consulenza evoluta, con un trend di crescita del 40% nell’ultimo anno. Fideuram si impone come la prima rete a livello assoluto con quasi 30 miliardi di aum sotto consulenza evoluta che generano ricavi per più di 94 milioni, in calo però rispetto ai 97 milioni dell’anno precedente e ai 104 milioni del 2018. Potrebbe essere interpretato come un segnale che esiste un livello fisiologico per la diffusione di questo servizio oltre il quale diventa difficile spingersi”.

La consulenza a pagamento è invece meno diffusa fra le banche private, fra le quali emerge ancora un nome della galassia Fideuram con Intesa Sanpaolo Private Banking che conta su dieci miliardi di aum su questo ramo di business. A fronte di ciò l’industria offre segnali incoraggianti. Secondo i numeri dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo dei consulenti finanziari, infatti, se a fine dello scorso anno il numero degli iscritti (51.630) risultava in calo del 3,1% sul 2019, è però vero che il numero dei nuovi iscritti (1.482) non ha mostrato indizi di rallentamento. Infatti i provvedimenti di iscrizione sono aumentati del 2% e le cancellazioni sono diminuite dell’8%. A fronte di un’età media dei cf ancora elevata (52 anni) fa ben sperare il dato degli under 30 iscritti che, dopo essere sceso dal 2000 dal 14,4% fino al 2% nel totale, lo scorso anno è aumentato dell’11,1%. Una ragione in più per spingere il ricambio generazionale anche e soprattutto grazie ai team.

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