Mossa (Banca Generali): “Ricette per affrontare un autunno volatile”

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di Redazione 29 Agosto 2022 | 09:56
Diversificazione e consulenza, obbligazionario cedolare e ampia diversificazione nell’equity: è questa la soluzione dell’a.d. di Banca Generali per guidare le famiglie oltre l’ inflazione

“Il dollaro ci ha aiutato a far rendere i nostri portafogli nel corso dell’ultimo anno, con la sua forte rivalutazione sull’euro. Adesso però è tempo di pensare che presto il dollaro potrebbe diventare un fattore regressivo: bisogna quindi puntare su una diversificazione più ampia, con altre valute e altri mercati”.
A parlare, con un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, è Gian Maria Mossa – ad di Banca Generali – che racconta come salvare i risparmi degli italiani. La delicata situazione mondiale ha fatto emergere numerosi problemi, tra cui la mancanza, da parte dell’Europa, di un piano energetico strategico. Situazione differente per gli Stati Uniti, che invece hanno mostrato un’indipendenza energetica.

“Il dollaro scenderà, anche in passato è sempre stato così”, afferma Mossa. “Durante le crisi internazionali in cui il dollaro ha giocato come bene rifugio, poi è sempre tornato indietro, e lo farà anche questa volta”.

La sicurezza dell’ad è ben presto spiegata: “Un valore del dollaro cosi elevato è ben compatibile con le elezioni di Midterm e aiuta a importare deflazione, pagando meno l’import. D’altro canto, però, penalizza le altre economie e in più stressa i Paesi emergenti”.
Ma il dollaro è così importante per i portafogli degli italiani? “Sì, per la diversificazione nei fondi e nei grandi titoli. La metà di tutto il nostro equity è investita in titoli denominati in dollari. Questo ci ha consentito di beneficiare della crescita della valuta Usa, massimo abbastanza convinti che una volta passate le elezioni il suo valore scenderà”, continua l’ad di Generali. “È quindi giunto il momento di diminuire l’esposizione sul dollaro, che toglierà performance ai portafogli, per puntare sui titoli denominati in euro, oppure per investire in Cina e in generale in Asia”.

Con la seconda parte del 2022 iniziata non al meglio, tra aumenti dei tassi e Borse in calo, la previsione di Mossa sul futuro non si fa attendere: “Il periodo sarà ancora caratterizzato da una forte volatilità dei mercati. L’intenzione delle banche centrali è quella di aumentare i tassi, ma l’incertezza riguarda l’effetto reale che avranno sulla crescita, cioè se saliranno senza bloccare le economie”.

Ma come difendere i risparmi dall’inflazione? “Rispetto agli anni scorsi, non c’è più la corsa alla liquidità da parte degli italiani, e questo è segno che c’è l’intenzione di non lasciar agire la scure dell’inflazione sui risparmi”, spiega. “In generale consigliamo portafogli ben diversificati nell’obbligazionario con logica cedolare senza però caricarsi di una duration lunga, oltre a consigliare i mercati azionari”.

I dati Assogestioni degli ultimi mesi, però, evidenziano come negli ultimi mesi ci sia stato un deflusso dal risparmio gestito. “E’ vero, ma ora la situazione è decisamente più calma. Ormai i clienti del risparmio gestito non si fanno più prendere dall’emotività, anche se sono consapevoli della necessità di ridefinire l’asset allocation”.

In tutto ciò, però, sono spariti i famosi asset reali. “L’immobiliare e le infrastrutture sono ancora una buona occasione di diversificazione, ma serve prudenza sui private markets e sugli strumenti di private equity, in quanto i prodotti illiquidi non hanno ancora visto una riduzione del Nav (net asset value, la valutazione reale), come invece è successo alle azioni. Nei prossimi mesi, quando il ridimensionamento sarà avvenuto, ci saranno buone opportunità nel private equity, ma bisognerà farlo con prudenza”.

Se la redditività del settore passa ancora molto dalle fee di performance, da tenere a mente resta il fatto che però siano aleatorie, in quanto legate all’andamento dei mercati. “Noi da cinque anni abbiamo una strategia di diversificazione dei ricavi. La parte core, quella degli utili ricorrenti, continua a crescere tantissimo, con fee di gestione, consulenza, brokeraggio e ora di nuovo anche col margine d’interesse. In prospettiva il ruolo delle fee di performance è destinato a scendere e questo garantirà ulteriore forza viste le prospettive di utili sempre più stabili per gli azionisti”.

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