Credere nella distribuzione

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Avatar di Redazione 22 Luglio 2010 | 13:00
Scommettere sulle reti distributive e sulla divisione commerciale, anche quando tutti fuggivano verso nuovi lidi, ha spinto Franklin Templeton verso la vetta della classifica Assogestioni…

…«Abbiamo trasmesso l’immagine di una struttura solida e stabile» chiosa [p]Sergio Albarelli[/p], senior director per Italia, Spagna Francia di [s]Franklin Templeton Investments[/s], che spiega ad ADVISOR gli elementi che hanno permesso alla società di emergere rispetto ai competitor.

Gli ultimi numeri di Assogestioni non sono entusiasmanti. Si riapre la crisi del risparmio gestito italiano?
Gli ultimi dati non sono stati eccellenti, ma sono anche sicuro che dopo aver assisito ad una crescita esagerata dei mercati da marzo 2009 a giugno 2010, con fondi che hanno registrato performance anche del 100%, sia naturale assistere a “prese di profitto” da parte degli investitori. Al primo allarme molti hanno preferito consolidare i guadagni registrati fino a quel momento. Dietro agli ultimi deflussi non vedo un’azione di abbandono dei fondi da parte delle reti distributive.

C’è quindi una minor passività dal lato investitori? Ma quanto è alto, visti i continui allarmi, il rischio panico?
Personalmente noto una maggiore consapevolezza negli investitori. In seguito alle vicende degli ultimi anni siamo tutti costretti a rivedere quelli che sono i parametri che definiscono la solidità o meno di un titolo, di un paese e di un fondo. Questo porta a effettuare scelte di portafoglio più consapevoli. A considerare in maniera dettagliata la composizione dei fondi comuni di investimento. Non ci si accontenta più, ad esempio, di investire su un obbligazionario area euro, l’investitore vuole sapere con precisione in quali paesi il fondo investe. Siamo di fronte a un mercato di non facile interpretazione e questo spinge gli investitori qualificati a richiedere maggiori informazioni sui prodotti proposti. E soprattutto questo ha spinto a valutare diversamente anche aree di investimento finora considerate marginali, come i mercati emergenti. Oggi intorno a quest’area c’è maggiore consapevolezza.

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