Portafoglio molto sostenibile

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La sostenibilità è diventata un elemento fondamentale per le scelte di consumo e d’investimento. Parla Manuel Noia, country head di Pictet AM Italia.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi20 aprile 2018 | 09:53

Il tema della sostenibilità, non solo ambientale, è al centro. Ora che circa il 50% della popolazione mondiale ha accesso a Internet, la diffusione di informazioni su cui riflettere non è mai stata così rapida e ampia, tanto che governi e aziende private si orientano a apportare profondi cambiamenti alle loro strategie. E la sostenibilità
è diventata un elemento fondamentale per le scelte di consumo e d’investimento. Parla Manuel Noia (nella foto), country head di Pictet AM Italia.

A cosa si riferisce Pictet quando parla di sostenibilità negli investimenti?
Di recente investitori privati, family office e fondazioni hanno adottato questi principi, mostrando un crescente interesse a puntare su una forma di capitalismo più responsabile. Gli scandali societari non sono più un fenomeno nuovo, ma i problemi che hanno travolto Enron, Worldcom, Parmalat e Petrobas continuano ad avere risonanza presso gli investitori, alcuni dei quali continuano ancora a pagare il prezzo di una governance inadeguata. Le questioni relative all’ambiente, come la qualità dell’aria nei grandi centri urbani, la contaminazione delle acque e i cambiamenti climatici rappresentano una sfida dal punto di vista sociale, economico e politico. Tutto questo apre nuove opportunità per le aziende che forniscono soluzioni concrete. Le nuove tendenze dei consumatori verso
prodotti meno inquinanti e più salutari, come per esempio le auto elettriche e il cibo organico, stanno ridefinendo i modelli di impresa che tradizionalmente le aziende percepivano come porti sicuri. Le politiche pubbliche su temi
quali i cambiamenti climatici, le imposte sul reddito delle società o sulle bevande analcoliche stanno intaccando gli introiti delle aziende che tendono a genere profitti a discapito della società. I cambiamenti nell’economia in settori come l’energia mostrano come la crescente presenza di rinnovabili non abbia più bisogno del sostegno pubblico per
competere in termini di costi con i combustibili fossili, che ancora beneficiano di sovvenzioni in molte nazioni.

Come tradurre la sostenibilità in condotte societarie?
Nel 2007 abbiamo iniziato a calcolare le emissioni di CO2 del gruppo sulla base di una strategia ambientale di nuova definizione. È stato fissato un obiettivo ambizioso: ridurre l’impatto medio per collaboratore del 40% entro il
2020 e lo stiamo portando avanti nonostante il margine di manovra per ridurre l’impronta di carbonio e migliorare l’efficienza energetica si stia riducendo. Dobbiamo considerare i nostri consumi di materiali e di risorse, al fine di
ridurli in misura significativa. In quest’ottica, vogliamo sviluppare nuove misure da adottare in tutte le entità del gruppo, sia in Svizzera sia all’estero.

Nel 2016 avete ottenuto una forte diminuzione delle emissioni di CO2 in Pictet. Ci spiega?
Le emissioni totali sono diminuite da 10.425 tonnellate nell’anno precedente a 10.290 tonnellate nel 2016. Questa riduzione è stata ottenuta nonostante una crescita in quell’anno del 6,3% del numero di collaboratori del gruppo, che
sono passati da 3.886 a 4.130. Ciò si traduce in una media di 2,04 tonnellate di CO2 emesse per collaboratore, con un calo del 9% rispetto al 2015. Un dato significativo perché rappresenta la più bassa percentuale dal 2007, anno a partire dal quale sono state calcolate le emissioni del gruppo. Il risultato è in parte attribuibile al calo del numero di viaggi professionali e all’affinamento del sistema di videoconferenza. I viaggi professionali, seguiti dai consumi energetici degli edifici infatti sono due voci che rappresentano da sole più del 90% delle emissioni del gruppo. Un progetto avviato nel 2017 è volto al miglioramento delle modalità di rilevazione di tutti i viaggi, al fine di ottimizzarli e di ridurre di conseguenza la nostra impronta di carbonio.

E come si traduce la vostra attenzione all’ambiente nelle vostre scelte di investimento?
Prevediamo tre opzioni differenti a disposizione degli investitori per attenuare i rischi e cogliere le opportunità di investimento derivanti da queste tendenze. A nostro parere ogni investitore dovrebbe essere in possesso degli
strumenti migliori per affrontare al meglio i rischi all’interno dei loro portafogli. Quando si tratta di investire in società quotate suggeriamo di compiere un’analisi sistematica delle strutture di governance societarie per
individuare eventuali carenze strutturali, come l’uso di parametri contabili di breve termine per la remunerazione dei dirigenti. Le potenziali preoccupazioni dovrebbero essere manifestate dagli investitori ed espresse attraverso il voto per procura. Se queste preoccupazioni non venissero affrontate efficacemente dal management, gli investitori
potrebbero essere portati a cedere le quote da loro detenute.

La seconda e la terza opzione?
Puntare su aziende sostenibili: questo richiede una buona conoscenza dei fondamentali aziendali, del modello operativo, della qualità del management e del track record. Dato che queste aziende resistono meglio alle fluttuazioni del ciclo economico e sono più inclini a integrare dei trend fortemente innovativi nelle loro strategie di sviluppo, è nostra convinzione che queste ultime genereranno profitti costanti sul lungo periodo. La terza è rivolgersi a quel microcosmo di aziende specializzate nella fornitura di soluzioni specifiche ai problemi inerenti l’ambiente, come le
tecnologie di trattamento delle acque, l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti e l’agricoltura sostenibile. Si tratta effettivamente di settori in crescita, dal momento che tali attività presentano un tasso di crescita superiore a quello
del Pil. Il tempismo è comunque essenziale. Gli investitori devono resistere alle prospettive di breve o alla tentazione di considerare le aziende alla stregua di merci. Riteniamo necessario poi l’uso di specifici indicatori in riferimento
agli aspetti della responsabilità ambientale delle aziende, come per esempio quelli relativi all’impronta ecologica. Bisogna tenere in considerazione un orizzonte temporale più lungo, affinché aumenti la possibilità che il capitalismo responsabile rappresenti la strategia migliore per consegnare agli investitori risultati eccellenti nel lungo periodo.

Siete pionieri sul tema. Cosa c’è nella vostra gamma di fondi comuni e quali sono le principali novità?
Strategie azionarie SRI (Socially Responsible Investments, n.d.r.), arricchite da un’ampia e diversificata offerta di strategie azionarie tematiche dalla forte impronta ambientale (water, clean energy, timber, nutrition, n.d.r.) nel cui processo d’investimento un attento screening dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance, n.d.r.) è passaggio fondamentale per la selezione delle aziende virtuose. Recentemente abbiamo lanciato una nuova strategia obbligazionaria globale, global sustainable credit che adotta lo stesso approccio. Stiamo procedendo, inoltre, all’integrazione del processo di screening ESG per tutte le nostre strategie obbligazionarie corporate. Infine il fiore all’occhiello nella nostra offerta di prodotti orientati alla sostenibilità è il Global Environmental Opportunities
(GEO, n.d.r.), un comparto che intende cogliere le opportunità che risiedono nella delicata e complessa sfida ambientale attraverso un forte accento sul ruolo che l’innovazione tecnologica può giocare.


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