Tre nuovi fondi e raccolta col segno più per Ubi Pramerica

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di Chiara Merico 16 Ottobre 2018 | 14:44
La società guidata da Andrea Ghidoni archivia i primi otto mesi dell’anno con risultati positivi sul fronte della raccolta e lancia tre nuovi fondi per cogliere al meglio le opportunità sui mercati.

In un periodo non semplice per l’industria del risparmio gestito, Ubi Pramerica archivia i primi otto mesi dell’anno con risultati positivi sul fronte della raccolta e lancia tre nuovi fondi per cogliere al meglio le opportunità sui mercati. Come ha affermato l’ad e dg Andrea Ghidoni, incontrando la stampa specializzata a Milano, “per quanto riguarda il risparmio gestito cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno: nonostante tutto la raccolta anche quest’anno porta il segno più. Veniamo da anni straordinari e in un contesto complesso va bene così: anche se quella del 2018 è la colonnina positiva più bassa degli ultimi 15 anni, non dobbiamo dimenticare gli anni in cui la raccolta è stata negativa”. Per Ghidoni “è difficile ora fare meglio, in un Paese che vede una scarsa crescita per la ricchezza finanziaria”. In Italia, infatti, “il 2018 resta l’anno meno positivo tra gli ultimi quattro sul fronte della raccolta netta, mentre in Europa l’andamento è sostanzialmente in linea con quello del 2016”. In questo contesto, ha sottolineato il manager, Ubi Pramerica “ha realizzato una crescita costante nel corso degli anni, superando a settembre i 60 miliardi (60,2) di masse gestite e superando di oltre sei volte la crescita del mercato”. Secondo i dati Assogestioni, infatti, nei primi 8 mesi del 2018 l’industria del risparmio gestito ha messo a segno una crescita della raccolta netta dello 0,6%, mentre Ubi Pramerica ha registrato una crescita del 3,6%. “La quota di mercato – ha aggiunto Ghidoni – è aumentata del 24% negli ultimi 5 anni, passando dal 2,35% al 2,92%”. Per il manager, “in una situazione come questa, di grande complessità ed emotività, la gestione attiva è la risposta migliore alle esigenze dei risparmiatori, e presto vedremo un’inversione di tendenza nelle preferenze degli investitori”, che per ora vedono una maggiore predilezione per i prodotti di investimento passivi. “Il secondo aspetto è la professionalità: è in questo momento che dobbiamo essere più chiari nel proporre i valori della gestione professionale”. Per il futuro la sfida, ha sottolineato Ghidoni, “è mettere la nostra esperienza a disposizione della clientela esterna, con novità sia sul fronte del ‘packaging’ sia per il motore, con nuove soluzioni e una squadra sempre più rinforzata”.

Per quanto riguarda le nuove soluzioni, illustrate da Andrea Sanguinetto, responsabile area commerciale e vicedirettore generale, Ubi Pramerica propone tre fondi: Absolute Return Solution, Global Infrastructure e Smart Factor Euro. Tre diverse strategie che rispondono in maniera differente all’obiettivo della ricerca di rendimento, che passa da fonti ampie e diversificate, tempestività di rendimento, varietà (di mercati, asset class, temi e investimenti di nicchia), e utilizzo di tecniche di gestione nuove.

Il tutto in un contesto di mercato che, come ha spiegato Fabrizio Fiorini, responsabile degli investimenti e vicedirettore generale di Ubi Pramerica, presenta “una crescita economica qualitativamente buona a livello globale, con un buon ritmo, pochi squilibri e senza contributo della spesa pubblica (se non negli Usa). Tre anni fa avevamo paura di non crescere più, l’inflazione era una chimera e le banche centrali venivano accusate di non essere in grado di imprimere la giusta direzione ai mercati. Ora finalmente l’inflazione emerge ed è un dato importante: la deflazione era un problema, specie per Paesi con un alto debito. L’esperienza della Grecia ha dimostrato che la via del taglio delle spese non è la soluzione per ridurlo: l’Italia sta tentando la strada della spesa pubblica, ma l’inflazione è la soluzione gratuita che permette di ridurre il fardello del debito”. In questo quadro non mancano gli elementi negativi, primo fra tutti il ruolo della politica che, secondo Fiorini, “vuole tornare protagonista: nel 2018 gli interventi della politica, come negli Usa di Trump e in Italia, sono così profondi e ampi che possono influenzare negativamente l’economia. D’altra parte, questa politica così invasiva ha origine proprio dalla scarsa crescita economica e dall’aumento delle disuguaglianze, eredità negativa della globalizzazione”. A questi stimoli “i mercati reagiscono d’impulso, con le correzioni: per questo l’investitore non istituzionale ha bisogno di consulenza specializzata, un servizio che aiuti questi clienti a gestire paura ed emotività”.

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