Caso H2O, ecco chi è Lars Windhorst

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Il profilo dell’imprenditore tedesco proprietario delle società che hanno emesso i titoli illiquidi che stanno mettendo in crisi il fondo Allegro, della boutique finanziaria del gruppo Natixis.

Marcello Astorri di Marcello Astorri21 giugno 2019 | 15:54

Il cancelliere tedesco Helmut Kohl lo aveva definito “un ragazzo prodigio”. E di certo il finanziere Lars Windhorst (nella foto), 42 anni, non è per niente un personaggio banale. Nella sua vita è sopravvissuto a un incidente aereo che gli è costato un lobo dell’orecchio, ed è passato attraverso fallimenti societari e varie battaglie legali. Qui in Italia è conosciuto soprattuto per aver acquisito nel 2018 La Perla, nota azienda italiana del lusso. Un articolo del Financial Times ha raccontato la variopinta carriera di Windhorst, che nelle ultime ore è tornata al centro delle cronache per il caos che si è creato intorno ad Allegro, un prodotto di H2o Asset Management finito sotto la lente di Morningstar. “Sono emerse criticità nell’appropriatezza e liquidità della componente obbligazionaria corporate”, hanno scritto gli analisti americani, “che a fine febbraio 2019 risultava pari al 7,35% del patrimonio di Allegro in gestione. Di questa porzione, il 4,2% è in titoli illiquidi emessi da varie entità collegate all’imprenditore e finanziere tedesco, Lars Windhorst, che ha un passato di cause legali e fallimenti”.

Nelle ultime settimane H2o Allegro – che ha accordi di distribuzione con oltre 30 intermediari italiani tra cui Azimut, Banca Generali, Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, CheBanca!, IWBank, Mediolanum e Widiba – sarebbe stato oggetto, secondo Il Sole 24 Ore, di una corsa ai riscatti da parte degli investitori, molti dei quali nostri connazionali.

Già a 14 anni, Windhorst assemblava computer che poi rivendeva nel negozio del padre. Nel 1993, non ancora maggiorenne, fondò la sua prima società, divenendo uno dei giovani imprenditori di maggior successo in Germania. Questo gli valse la stima di personaggi del calibro di Bill Gates e appunto Helmut Kohl, che lo invitò a unirsi a un viaggio in Asia come parte della delegazione del governo tedesco. All’apice del suo splendore, fu il più giovane partecipante al prestigioso World Economic Forum di Davos.

La fortuna, tuttavia, gli voltò le spalle una prima volta nel 2003, quando la sua società, la Windhorst New Technologies AG, dichiarò fallimento dopo essere rimasta vittima della bolla dot-com. Da qui, però, emerse la sua capacità di riemergere anche dai tracolli finanziari più brutti e, nel 2004, fondò Sapinda, società d’investimento che finanzia società pubbliche, private e startup. Durante la crisi del 2008 il gruppo ha subito forti perdite e il finanziere ha dovuto affrontare alcune cause intentate contro di lui dai creditori. L’anno successivo è stato quello più difficile, con il PM di Berlino che lo mise sotto accusa per frode, appropriazione indebita e vari reati d’insolvenza. Windhorst ha poi patteggiato il pagamento di una multa.

Come riporta il Financial Times, nel 2016 il finanziere tedesco e la sua Sapinda si ritrovarono impegnati in altre battaglie legali con diversi investitori per 220 milioni di euro. Le cause erano incentrate sulla mancata liquidazione di accordi di vendita e di riacquisto di obbligazioni illiquide. Il quotidiano londinese riferisce che nel 2017, un ricorrente ostinata è riuscito a ottenere per un breve periodo il sequestro del suo jet privato.

I fatti più recenti, invece, ci portano all’acquisto nel 2018 del noto marchio italiano del lusso La Perla da parte di Sapinda. E quindi si arriva ai giorni nostri. Come riporta il Financial Times, l’amministratore delegato di H2o, Bruno Crastes, era in ottimi rapporti con Windhorst. A tal punto da investire massicciamente nelle sue attività. Ora, però, i nodi sembrano essere venuti al pettine.


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