M&G Investments, avanti tutta con l’innovazione

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Avatar di Redazione7 gennaio 2020 | 15:13

A cura del Team Multi Asset di M&G Investments

In un’intervista radiofonica del 1958 con la CBS, Stanley Kubrick dichiarò, in merito alla rivoluzione imposta dalla televisione a Hollywood:

“Nonostante l’infelice impatto finanziario che ha avuto sull’industria cinematografica, penso che la televisione abbia anche rappresentato una sfida estremamente rinvigorente e stimolante, che ha reso necessario che i film fossero realizzati con più sincerità e audacia”.

I progressi nella tecnologia e nella società hanno sempre creato rivoluzioni in settori consolidati: così come l’industria dell’intrattenimento negli anni Cinquanta, anche la gestione degli investimenti sta attraversando una fase di profondo cambiamento.

Questi sviluppi sono indubbiamente positivi per gli investitori finali. L’innovazione ha fatto sì che i gestori siano ora in grado di lavorare a costi inferiori e, cosa ancora più importante, la concorrenza ha portato a una pressione verso la riduzione delle fee e a un miglioramento del servizio. A settembre 2019, il Morningstar Global Investor Experience Study ha dimostrato che le commissioni dei fondi continuano ad avere una tendenza al ribasso.

Per sopravvivere, molti investitori attivi affermati dovranno spingersi oltre la semplice riduzione dei costi; l’innovazione di prodotto giocherà un ruolo cruciale in questo caso. Fortunatamente, proprio come per l’industria dell’intrattenimento, quella degli investimenti è una storia di costante innovazione e ciò che abbiamo imparato sarà fondamentale per adattarsi al nuovo ambiente.

Il fantasma dela gestione attiva nel passato: la democratizzazione degli investimenti

Prima della sfida posta dalla televisione, il cinema era uno dei principali mezzi per l’intrattenimento destinato a un pubblico di massa.

Secondo lo stesso principio, i primi fondi comuni d’investimento furono creati per offrire alle famiglie una facile esposizione a un ampio paniere di investimenti. Ian Fairbairn di M&G ha avuto un ruolo importante nel lancio, nel 1931, del primo fondo comune di investimento del Regno Unito che avesse questo obiettivo, e David Hopkinson (scomparso alla fine del 2019) ha fatto molto per rendere i prodotti di investimento più accessibili alla popolazione britannica.

Prima di allora, solo gli investitori con ampie risorse finanziarie potevano possedere panieri così diversificati, mentre i veri fondi indicizzati erano ancora lontani. Il primo fondo indicizzato sarebbe stato lanciato negli Stati Uniti solo nel 1976.

Tuttavia, prima ancora che i fondi indicizzati diventassero disponibili, le pressioni della concorrenza all’interno del settore della gestione attiva hanno reso chiaro che non bastava limitarsi a fornire un’esposizione diversificata. Le forze della concorrenza ponevano già l’accento sul rendimento.

Si provarono diversi approcci e quelli che non diedero risultati furono messi da parte. Altri identificarono strategie di successo ripetibili e alcune di queste tra le più valide erano spesso attuate abbastanza meccanicamente e sarebbero state poi definite come fattori.

Il fantasma della gestione attiva nel presente: the founder of the feast

Siamo ora al punto, a distanza di diversi decenni, in cui il progresso tecnologico e lo studio accademico si manifestano nell’adozione diffusa di prodotti passivi a disposizione degli investitori comuni, sotto forma di ETF e smart beta.

Nell’ultimo trimestre 2019, il patrimonio gestito in prodotti passivi USA ha superato per la prima volta quello in prodotti attivi. I dati a livello globale di Bloomberg illustrano il persistere dello spostamento dei flussi degli investitori negli ultimi anni:

Nel reddito fisso, nonostante le sfide in un certo modo maggiori nella creazione di prodotti passivi, si registra una tendenza analoga negli ultimi cinque anni:

Si tratta delle stesse esposizioni agli indici e ai fattori che si sono sviluppate a partire dalle innovazioni dell’industria del risparmio a gestione attiva e che ora costringono tale industria a evolversi ancora una volta.

Il fantasma della gestione attiva del futuro: morte o rinascita?

Come reagirà la gestione attiva a questa pressione? In risposta alla minaccia della televisione a basso costo e accessibile negli anni Cinquanta, Hollywood ha tentato molte strade per innovarsi e restare competitiva: Cinerama, 3-D, “Smell-O-Vision”, e soprattutto l’uso del colore. Questo percorso ha visto sia enormi successi che fallimenti schiaccianti, e ha portato alla morte del sistema degli studi cinematografici. Tuttavia, non si è trattato della fine della produzione cinematografica, ma di una rinascita.

Per completare la citazione di Kubrick che abbiamo citato all’inizio:

“Sebbene a Hollywood manchino il colore e l’eccitazione dei suoi primi tempi – con le Rolls-Royce e i coprisedili leopardati – credo che in compenso essa offra l’atmosfera di opportunità e possibilità più entusiasmante e stimolante…”.

Anche i gestori attivi devono ora saper fornire qualcosa di diverso, e questa innovazione riempie d’entusiasmo. L’aumento degli investimenti “ESG” rientra in questo fenomeno, così come lo sviluppo di nuove asset class e strutture di prodotto. Probabilmente l’aspetto più importante è rappresentato dall’aumento degli investimenti “solution-led”, in cui i risultati possono essere adattati alle specifiche esigenze dei clienti.  Dovremmo anche vedere emergere in futuro nuove forme di investimento di cui oggi non siamo nemmeno consapevoli.

Il settore della gestione attiva saprà distinguersi ancora una volta a partire da questa rivoluzione, arrivando ad assumere un aspetto profondamente diverso. I gestori in grado di sopravvivere a questo cambiamento saranno quelli in grado di guidarlo, a differenza di quelli che tentano di adagiarsi su posizioni affermate.


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