Fondi: c’è globale e globale

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di Redazione 28 Aprile 2022 | 16:01

Da quattro anni i fondi azionari globali sono in cima alle preferenze degli investitori al dettaglio, e per alcuni buoni motivi. Innanzitutto, un portafoglio globale ben gestito consente una buona diversificazione geografica. Inoltre, un tale portafoglio può essere gestito attivamente – quindi l’investitore non deve preoccuparsi come, quanto e quando investire, per esempio, negli USA o in Europa – e offre l’accesso a mercati, come il Giappone, in cui è difficile acquistare titoli da soli. Molti investitori detengono uno o più fondi del genere, anche se non sempre quelli giusti”. Ad affermarlo è Alex Illingworth, co-gestore degli Artemis Funds (Lux) – Global Select presso Artemis IM, che di sguito illustra nel dettaglio la propria view.

Il mondo sta cambiando. I tassi di interesse sono saliti, così come sono saliti i rendimenti dei titoli di stato. È possibile che le mutate condizioni abbiano dato il là ad un profondo riorientamento del mercato e ad un approccio che vede la sicurezza al primo posto.

Recentemente, un amico mi ha fatto vedere il suo portafoglio e quello che ho scoperto mi ha sorpreso non poco. Anche se non ha molti soldi, detiene 11 fondi globali. Lasciando perdere il dispiacere nel constatare che nessuno di questi è gestito da me, l’occasione mi ha dato lo spunto per riflettere su come scegliere un fondo azionario globale che offra un rendimento costante nel tempo, venendo così incontro alle esigenze di gran parte dei risparmiatori. A questo punto, un investitore individuale può trovare utile sapere quello che vogliono gli investitori istituzionali che si rivolgono a noi.

Esistenza in vita

È difficile vendere un fondo a un investitore istituzionale che non abbia almeno tre anni di vita, con i relativi risultati. Molti preferiscono 10 anni, per poter giudicare le performance nei periodi difficili. Nel breve periodo i rendimenti possono essere determinati dalla fortuna di essere al posto giusto al momento giusto, ma nel lungo periodo l’influenza di questo fattore tende ad attenuarsi.

Rendimenti rettificati per il rischio

Il rendimento rettificato per il rischio evidenzia quanto abbiamo guadagnato alla luce del rischio assunto. Ci sono molti modi per misurare tale rendimento e i dati si possono ottenere rapidamente. Il più semplice di tutti forse è l’information ratio, che misura il rendimento di un fondo a fronte di quello del relativo indice di riferimento (“benchmark”), come l’MSCI All Countries World Index. L’Indice di Sharpe è simile. In entrambi i casi più alto è il dato numerico ottenuto migliore è la performance. Il beta rileva la volatilità del fondo rispetto al mercato. Un beta inferiore a uno indica che il fondo presenta un rischio inferiore a quello del mercato mentre quando è superiore a uno è vero il contrario.

Diversificazione

Gli investitori istituzionali analizzano i fondi per verificarne la diversificazione o per vedere se i gestori sono investitori ad alta convinzione. Il singolo investitore potrebbe iniziare con una panoramica sui 10 titoli in cui il fondo ha investito di più. In uno dei fondi del mio amico il maggiore investimento rappresentava il 9% del totale. Il nostro maggiore investimento rappresenta non più di circa il 3% del totale mentre i primi 10 titoli impegnano circa il 25%. Diversi fondi globali nel portafoglio analizzato presentavano le stesse proporzioni mentre, per quanto riguarda il resto, i primi 10 titoli assorbivano il 50% delle risorse di tre e il 60% di uno. La convinzione va benissimo solo se hai ragione.

I professionisti studiano anche l’esposizione ai settori. Noi costruiamo i nostri portafogli in base a temi di investimento quali Automazione, Mondo a Basso Tenore di Carbonio e Costi Sanitari. Stiamo molto attenti per assicurarci che questi temi non siano eccessivamente correlati. Nelle presentazioni i professionisti apprezzano la presenza di società che non sono sulle liste di tutti. Fra i 20 titoli in cui investiamo di più ci sono Alphabet, Amazon e Microsoft nonché società come Royal KPN, Singapore Telecommunications e KB Financial Group.

Raggio d’azione globale

Un investitore istituzionale vorrà sapere se siamo veramente globali. Non tutti i fondi globali lo sono. Sicuramente ci sono ottimi motivi per concentrarsi in certe regioni ma una tale decisione dovrebbe essere giustificata. La nostra distribuzione geografica può essere paragonata a quella dell’indice. Per esempio abbiamo il 56% del totale negli USA. Una tale concentrazione potrebbe essere considerata eccessiva ma l’Indice MSCI All Countries World ha il 61,4%, quindi noi siamo addirittura sottopesati. D’altro canto, abbiamo il Giappone che assorbe il 10% a fronte del 5,4% nell’indice.

I fondi scelti da un investitore che detengono azioni molto simili fra loro e che sono sottopesati o sovrappesati in aree simili potrebbero non essere diversificati in maniera efficace.

Dimensione

Un investitore istituzionale eviterà i fondi piccoli. Il timore è che il suo investimento potrebbe rappresentare una fetta troppo grossa delle masse gestite, rendendo difficile un eventuale disinvestimento. Gli investitori individuali non hanno quel problema ma i costi fissi potrebbero essere onerosi se un fondo è troppo piccolo.

Può un fondo essere troppo grande? Per ragioni di liquidità, quando scelgo una società per i miei fondi voglio essere sicuro di poterla acquistare in una settimana e in misura non superiore ad un terzo delle azioni scambiate in quella settimana. Questo perché un numero di azioni che richiede una settimana per l’acquisto potrebbe richiedere un mese per la vendita in una fase di correzione del mercato. Ciò mi consente di avere un’ampia scelta nella gestione di un fondo large-cap di meno di 1 miliardo di sterline. L’acquisto di società in giro per il mondo significa che i fondi globali large-cap possono avere ingenti masse gestite, ma prima o poi la dimensione può diventare un problema. Il gestore potrebbe trovarsi a scegliere fra il rischio di liquidità e la riduzione dell’universo di società investibili.

Quanto è importante l’ESG per un investitore?

Gli investitori istituzionali indagheranno attentamente per accertare la nostra posizione sulla sostenibilità. Pensiamo che standard elevati di ESG siano un segno di società di qualità che probabilmente genereranno rendimenti finanziari superiori alla media nel lungo termine. Non investiremo in combustibili fossili, munizioni, tabacco o in aree di cattiva governance – settori o paesi. Pensiamo che questo approccio basato sul principio “non nuocere” si adatti perfettamente alle esigenze dei nostri investitori e che, molto più semplicemente, garantisca anche una buona gestione degli investimenti. Sempre più spesso gli investitori cercano di allineare il loro denaro ai loro principi. Morningstar può essere consultata per i rating di sostenibilità.

Come realizzare il giusto mix

Infine, in occasione delle presentazioni agli investitori istituzionali dobbiamo essere chiari sul nostro posizionamento. La nostra è una strategia incentrata sul possesso di partecipazioni chiave prudenti. Cerchiamo società che realizzano profitti in quasi tutte le condizioni. Il nostro fondo potrebbe essere un po’ in ritardo quando i mercati corrono ma dovrebbe offrire una maggiore protezione in fase di ribasso. Anche se penso che il mio amico abbia troppi fondi globali per un portafoglio di quelle dimensioni, la sua diversificazione è ampia, grazie a fondi specializzati in piccole imprese, in società in via di risanamento o tecnologiche. Come investimenti secondari, e nelle condizioni adatte, questi ultimi possono aggiungere diversificazione e un rendimento extra. Se il momento però è non è quello giusto possono risultare dannosi. Un gestore istituzionale terrebbe conto di questi aspetti nell’allocazione dei suoi investimenti in ogni fondo. Anche l’investitore individuale dovrebbe ponderare i suoi investimenti.

L’acquisto del fondo giusto o del giusto mix di fondi non è semplice ma pensare come un investitore istituzionale dovrebbe agevolare il compito.

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