Real Estate – Finanza e RE un rapporto da ricostruire

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Tornare al core business e fare sistema, cambiando approccio al mercato e iniziando a considerare il patrimonio immobiliare come un bene da sviluppare. Vuole ripartire da qui l’industria del real estate ad EIRE.

Avatar di Marcella Persola9 giugno 2009 | 11:22

Uscire dal provincialismo che carattirezza l’Italia ed essere dei buoni padroni di casa con gli stranieri, oltre che ritornare a fare un’economia reale. Sono questi gli argomenti affrontati durante il convegno inaugurale di EIRE  2009.

Ad aprire la tavola rotonda il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni che ha dichiarato che “EIRE rappresenta senza dubbi per chi governa un’occasione di importante confronto su un tema importante come la riqualificazione territoriale”. Il presidente ha continuato il suo intervento sottolineando che “dobbiamo impedire che la crisi economica diventi anche una crisi sociale e il settore del real estate può aiutare la ripresa”.
Questo perché il real estate è destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nello sviluppo sociale ed economico del paese e per far crescere il paese il real estate deve fare leva su tre aspetti “capacità di innovazione, sostenibilità e creatività” ha proseguito Formigoni, ricordando come la regione Lombardia abbi ripreso questi temi anche nel piano di rilancio dell’edilizia che secondo le prime stime creerà un volume di investimenti nei prossimi 18 mesi pari a 6 miliardi e mezzo.

Nella conclusione del suo intervento Formigoni ha affermato che bisogna “fare sistema, sia imprese, sia gli operatori economici, sia gli operatori pubblici, soltanto in questo modo potremo venire più forti da questa situazione”.
Appello accolto da Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi, che ha invitato le banche a ritornare a fare il loro ruolo, quando spesso nel passato hanno sostenuto progetti in modo acritico. Ora “devono essere il supporto per progetti sostenibili, così come gli operatori che, nel passato, sono stati più venditori di progetti più che dei veri e propri sviluppatori”.

Il cambiamento che è richiesto riguarda il modo di approcciare il mercato. Il real estate ha un ruolo di grande responsabilità, ma deve, in primis  cambiare atteggiamento, “le pubbliche amministrazione devono iniziare a considerare il patrimonio non come un bene da difendere ma da sviluppare” tuona Intiglietta. E lo sviluppo vuol dire anche guardare oltre frontiera, uscire dal provincialismo che spesso caratterizza questi operatori.

Provincialismo che si può intravedere anche nel modo in cui sono state inserite nel nostro paese i Reits. Philip Charls, amministratore delegato di EPRA ha sottolineato come nel momento attuale uno strumento come i Reits possano rappresentare una valida opportunità e come nel nostro paese bisognerebbe ripensare a questo strumento perché è indubitale che esso abbia “la capacità di migliorare l’offerta, far crescere le società quotate italiane, aumenta la trasparenza e fornisce più ampie opportunità di investimento”. Per Massimo Caputi, invece le opportunità possono provenire anche dal mercato dei fondi. L’importante è che i fondi siano sempre interpretati per la funzione che hanno, ossia quella di essere strumenti di risparmio, e non come spesso è accaduto nel passato nati per eludere il fisco. Non è molto ottimista Caputi anche se riconosce che le opportunità ci sono bisogna prestare attenzione allo sviluppo del prodotto e riposizionarsi sul core business. Insomma ancora una volta “tornare ai fondamentali” con regole chiare e soprattutto con monitoraggio costante sull’applicazione delle regole.


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