Mps: prosegue il braccio di ferro sull’aumento

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di Luca Spoldi 13 Dicembre 2013 | 09:08

Il Cda di Mps integra l'ordine del giorno dell'assemblea del 27 dicembre ma sottolinea: far slilttare l'operazione mette a richio gli impegni di pre-underwriting e rischia di costare caro a tuttii gli azionisti

AUMENTO MPS, POSIZIONI RESTANO DISTANTI – Il Cda di Mps, riunitosi ieri per esaminare la richiesta di Fondazione Mps di far slittare almeno sino a maggio l’aumento di capitale da 3 miliardi di euro, ha fatto sapere di ritenere “non pienamente condivisibili” le valutazioni di Palazzo Sansedoni, in quanto la priorità per la banca senese “è rappresentata dal raggiungimento dell’obiettivo di ricapitalizzazione in linea e nei tempi previsti dagli impegni con la Commissione Europea”.

RINVIO METTEREBBE A RISCHIO ESITO OPERAZIONE – Non solo: lo slittamento proposto dalla Fondazione (primo socio di Mps col 33,5% del capitale), fa sapere il Cda che comunque ha integrato l’ordine del giorno dell’assemblea del 27 dicembre così che i soci possano esprimersi al riguardo, metterebbe a rischio il successo dell’operazione, dato che l’impegno di “pre-underwriting” assunto dalle banche del consorzio di garanzia “non è soggetto a condizioni legate alle circostanze economico finanziarie della Fondazione” ma scadrà se l’operazione non venisse lanciata entro fine gennaio e “non vi sono certezze che tale impegno, accettato ad oggi da ben 10 banche, possa essere esteso per un periodo di tempo assai lungo rispetto agli standard di mercato”.

120 MILIONI DI COSTI IN PIU’ PER FAR FELICE LA FONDAZIONE – Far slittare l’aumento “ad una data non anteriore a quella individuata dalla proposta della Fondazione al fine di consentire alla medesima di tentare una possibile cessione della sua quota” comporterebbe infine “un costo addizionale certo significativo per la banca e quantificato in almeno 120 milioni ipotizzando l’avvio dell’aumento di capitale a maggio, costo che non sembra corretto allocare a tutti gli azionisti”.

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