Investimenti, recessione Usa come il paradosso di Schrödinger

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di Redazione 16 Settembre 2022 | 14:01

Possiamo paragonare il dibattito su una possibile recessione Usa al “gatto di Schrödinger”, un esperimento mentale condotto nel 1935 dal fisico austriaco Erwin Schrödinger, un pioniere della fisica quantistica”. Ad affermarlo è Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco, che di seguito spiega nel dettaglio la view.

Schrödinger ipotizzò che un gatto in una scatola chiusa potesse essere contemporaneamente vivo e morto a seconda che un atomo radioattivo si disintegrasse o meno. Se si fosse disintegrato, emettendo radiazioni, si sarebbe rotto un flacone di veleno che avrebbe ucciso il gatto. Solo l’apertura della scatola avrebbe rivelato con certezza lo stato in cui si trovava il gatto.

Possiamo applicare questo esperimento all’economia statunitense, perché attualmente nessuno ne conosce il vero stato. C’è chi ritiene che l’economia sia già in recessione (due trimestri consecutivi di crescita negativa del PIL), chi si aspetta solo un lieve rallentamento e chi intravede un’opportunità per effettuare investimenti a lungo termine. Il consenso oscilla freneticamente tra queste diverse opinioni con frequenza settimanale, giornaliera o persino oraria.

Solo con il passare del tempo, una maggiore quantità di dati e una lente retrospettiva sarà possibile conciliare questi due stati dell’economia e gli operatori di mercato potranno aprire la metaforica scatola. Un’ulteriore complicazione è data dal fatto che non abbiamo una base di riferimento adeguata, poiché la storia recente, dai primi lockdown imposti per contrastare Covid ai successivi picchi indotti dagli stimoli fiscali, ha distorto il punto di partenza dell’analisi.

In un’ottica futura, l’economia è interessata da alcuni cambiamenti strutturali, lavoro ibrido e blockchain, per cui anche lo scenario di riferimento tracciato in questa fase di volatilità è opinabile.

Se gli Usa starnutiscono, il mondo prende il raffreddore

Lo stato di salute dell’economia statunitense è di vitale importanza per la pianificazione degli investimenti multi-asset, poiché influenza il valore di migliaia di miliardi di dollari di azioni, titoli di Stato, obbligazioni corporate e quello del dollaro stesso. Una recessione indotta dagli aumenti dei tassi d’interesse attuati per contrastare l’inflazione provocherebbe un calo sia delle azioni che dei titoli di Stato, complicando il processo di allocazione del capitale.

L’economia statunitense ha risentito di molti problemi negli ultimi 12 mesi: aumento dei tassi, shock delle materie prime e delle catene di fornitura, impennata del costo della vita ed eccesso di domanda. Tuttavia, indicatori come l’occupazione, l’inflazione e il costo degli alloggi continuano a segnalare ‘un’economia vigorosa’.

A nostro avviso, ciò conferma quello che sapevamo già: che l’economia statunitense era in ottima forma prima che arrivassero i suddetti problemi. La politica monetaria ha abbandonato l’assetto di ‘emergenza’ e le condizioni finanziarie hanno subito un inasprimento a causa del rialzo dei tassi e della forza del dollaro USA.

Di conseguenza, le banche centrali stanno riconsiderando gli effetti di secondo ordine dell’inflazione e stanno optando per un approccio più dipendente dai dati. A nostro parere le autorità monetarie hanno deciso di privilegiare una valutazione in tempo reale dello stato dell’economia. In altre parole, osservare i livelli di inflazione e occupazione è come guidare un’auto guardando nello specchietto retrovisore.

Azioni e obbligazioni scontano esiti diversi

Gli investitori sono lungimiranti e cercano di prevedere i livelli di rendimento su diversi orizzonti temporali; questo è uno dei fattori che spiega l’inefficienza dei mercati.

A giugno, utilizzando la nostra analisi degli scenari, abbiamo visto che i recenti minimi di mercato per le azioni e i recenti massimi degli spread creditizi iniziavano a scontare esiti differenti, con prospettive peggiori attese dal segmento high yield.

Catalizzatori di una possibile inversione di tendenza sono stati il calo delle aspettative sui tassi d’interesse, la diminuzione dei rendimenti obbligazionari, il rallentamento dell’inflazione complessiva e la generazione di utili, abbinati a un posizionamento molto ribassista. Una combinazione molto potente in grado di innescare un rally degli asset rischiosi.

I rischi di ribasso sono in aumento

In un’ottica futura, con il calo del potere d’acquisto la fiducia dei consumatori statunitensi si sta indebolendo; l’indice di accessibilità economica per chi acquista casa per la prima volta si attesta sui minimi registrati nel 2006 e nel 1989, il che non fa ben sperare in vista dell’inverno.

I bilanci aziendali sono abbastanza solidi e alcuni settori hanno trasferito sugli acquirenti i rincari dei fattori produttivi, ma generare utili diventerà più impegnativo e la fiducia nei livelli degli utili futuri attualmente scontati nelle quotazioni è discutibile.

Di conseguenza, il calo delle valutazioni potrebbe essere più marcato di quanto al momento previsto. Approssimandoci alla fine dell’anno e avvicinandoci all’apertura della scatola di Schrödinger, che ci rivelerà il vero stato dell’economia statunitense, riteniamo che i rischi di ribasso siano in aumento.

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