Investimenti, trimestrali: ecco i temi da monitorare in questa stagione

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di Redazione 23 Gennaio 2023 | 16:01

Dopo un periodo in cui i dati sull’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse sono stati i protagonisti, i conti dovrebbero tornare ad essere il centro dell’attenzione degli investitori azionari. Axelle Pinon, membro del comitato d’investimento di Carmignac, evidenzia di seguito i principali temi da osservare attentamente in questa stagione delle trimestrali.

Il 2022 non è stato un anno facile per gli investitori azionari. Abbiamo assistito a un calo significativo delle valutazioni dei principali indici, intensificato da alcuni segmenti di crescita speculativa, ma non dobbiamo farci ingannare dal fatto che le valutazioni di tutti i titoli sono ormai economiche.

Nonostante la solidità dei fondamentali registrata nel 2022, prevediamo che i dati trimestrali di molte società saranno più deboli nel 2023 a causa della compressione dei margini dovuta a condizioni finanziarie più rigide, all’aumento dei costi di produzione e alla riduzione della domanda.

Qui di seguito i tre temi da monitorare con attenzione in questa stagione degli utili:

Il quarto trimestre del 2022 dovrebbe essere il primo a registrare una crescita negativa dal terzo trimestre del 2020

Le attese per l’ultimo trimestre dell’anno per l’S&P500 sono già scese di oltre il 10% negli ultimi mesi, lasciando spazio a potenziali sorprese. Si tratterebbe però solamente una distrazione, dal momento che dovremmo concentrarci sui commenti di lungo periodo.

Le previsioni per il 2023 non sono scese a sufficienza

Date le difficili condizioni macroeconomiche che si prospettano per quest’anno, le stime sugli utili statunitensi sembrano ancora ottimistiche, con una crescita del 4% (EPS a $229). A nostro avviso, la probabilità di una recessione resta elevata e la narrativa del soft-landing sembra essere eccessivamente ottimistica.

Riteniamo probabile che quest’anno gli utili siano negativi, anche se non così deludenti come ci si attenderebbe in una classica recessione. Siamo quindi convinti che la debolezza degli utili sarà determinata dalla pressione sui margini.

Outlook sui margini e controllo dei costi sono essenziali

Negli ultimi 12 mesi, l’inflazione ha contribuito positivamente alla redditività delle aziende. Il forte potere di determinazione dei prezzi e la resilienza dei consumi hanno permesso alle società di trasferire sui clienti l’aumento dei costi produttivi.

Tuttavia, con l’aumento dell’elasticità dei prezzi e con il peggioramento dell’outlook assisteremo a un indebolimento della domanda. Di conseguenza, il potere di determinazione dei prezzi dovrebbe diminuire, lasciando le aziende alle prese con l’aumento del costo del lavoro e con il rallentamento dei prezzi di produzione o della domanda.

Crediamo che solo i titoli con margini di profitto solidi e un debito relativamente basso siano in grado di resistere al potenziale impatto negativo della compressione dei margini. Preferiamo quindi puntare sulla diversificazione, bilanciando i settori meno costosi e con un beta più basso, oltre a titoli growth selezionati che dovrebbero beneficiare della stabilizzazione dei tassi d’interesse.

A livello geografico, riteniamo che gli investitori debbano guardare a est piuttosto che a ovest, concentrandosi sulla Cina e, in misura minore, sul Giappone. Entrambi i Paesi stanno subendo grandi cambiamenti: il primo a seguito della riapertura dell’economia, il secondo grazie all’inversione della politica monetaria. In Occidente, invece, riteniamo che il mercato statunitense sia meno interessante a causa della valutazione relativa più elevata e del maggior rischio per gli utili prospettici. L’Europa, al contrario, è un mercato più orientato al value e l’eliminazione dello scoglio dell’energia limita il rischio di ribasso sugli utili prospettici.

Focus su due settori

Beni di consumo

Gli economisti di tutto il mondo stanno analizzando lo stato di salute dei consumatori per determinare quanto possa essere profonda un’eventuale recessione. Finora hanno dimostrato di potere generalmente gestire l’aumento dei prezzi, con le aziende che hanno cercato di trasferire ai clienti l’aumento dei costi, ma i primi giorni del 2023 hanno segnato un trend negativo.

Abbiamo già assistito a massicci licenziamenti da parte di Amazon, a un preavviso di bancarotta da parte di Bed Bath & Beyond, Walgreens che ha registrato una perdita di 3,7 miliardi di dollari nel quarto trimestre e, ultimo ma non meno importante, all’annuncio di chiusure da parte di Macy’s, che ha prevede ricavi per il quarto trimestre al di sotto della metà delle stime precedenti.

A prescindere da questi dati poco confortanti, nessuno di questi annunci è stato una vera e propria sorpresa e, dal momento che il posizionamento rimane estremamente ridotto – soprattutto per quanto riguarda i titoli consumer di qualità inferiore e con una leva finanziaria più elevata – le ultime notizie hanno innescato uno short squeeze. I titoli consumer che hanno raggiunto i minimi pluriennali sono tutti fortemente shortati e quindi hanno già registrato una significativa sovraperformance nell’ultimo anno, anche se a nostro avviso si tratta di “news trading” piuttosto che legato a fondamentali di lungo periodo.

Crediamo che gli investitori debbano concentrarsi su tre punti principali in questa stagione degli utili:

  1. Le aziende del settore dei beni di consumo maggiormente a rischio sono quelle con problemi di scorte non ancora risolti e quelle con un limitato potere di determinazione dei prezzi.

 

  1. È tutta una questione di dati reali rispetto alle previsioni. Finora, nel quarto trimestre del 2022, la decelerazione è stata modesta, le aspettative sono basse, così come il posizionamento del mercato. Pertanto, in assenza di grandi sorprese, dovrebbe essere sufficiente assistere a un rally di alcuni nomi value (ristorazione, compagnie aeree, automotive), alla luce delle basse aspettative e del basso posizionamento del mercato.

 

  1. Le aziende del settore dei beni di consumo dovranno puntare su offerte di valore, forza del brand idiosincratica e/o sull’innovazione di prodotto per sovraperformare.

 

  1. Un segmento dovrebbe emergere dalla crisi: il settore del lusso, grazie a:
  • Potere di determinazione dei prezzi: aziende come Hermès hanno già aumentato i prezzi di tutte le categorie di prodotti. Questi incrementi dovrebbero supportare la crescita dei ricavi per tutto il 2023.
  • La ripresa dei consumi in Cina (grazie ai notevoli risparmi delle famiglie) dovrebbe favorire le vendite in Cina e nel resto del mondo.

Tecnologia

Il business model della maggior parte delle aziende tech – enormi piani di investimento per stimolare la crescita a lungo termine a scapito della redditività a breve termine – è stato completamente messo in discussione dagli investitori nell’ultimo anno.  Infatti, la fine della politica monetaria accomodante ha indotto gli investitori a spostare l’attenzione sulla redditività realizzabile nel breve periodo. Meta, ad esempio, che continua ad essere troppo aggressiva con gli investimenti in iniziative di lungo periodo nonostante le previsioni di una forte decelerazione nella crescita del fatturato, è stata l’esempio perfetto di tutto ciò che gli investitori non desiderano più.

Questa mentalità prevarrà nel 2023. La maggior parte delle aziende tech lo ha capito, come testimoniano le notizie su licenziamenti e tagli di budget, anche se prevediamo che questo cambio di paradigma richiederà del tempo per essere realmente assimilato.

Occorrono misure di riduzione dei costi, poiché una buona parte delle aziende tech soffre ancora dell’effetto “covid-hangover”. In effetti, numerose aziende del settore hanno fatto leva sui trend legati alla pandemia e stanno ora esaurendo la propria creatività. L’organico di Meta, anche dopo l’annuncio dei tagli del personale, è ancora del 50% superiore a quello dell’inizio del 2020.

La settimana scorsa Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha dichiarato che ci saranno altri due anni di difficoltà prima di un “massiccio” rally tecnologico.

Le riduzioni dei costi, in particolare nelle big tech (Meta, Salesforce, Microsoft ecc.), avranno un effetto a catena sull’intero settore, dal momento che si tratta dei principali sostenitori degli investimenti in tecnologia.

Questi venti contrari dovrebbero incidere sul settore tecnologico in questa stagione degli utili e nei prossimi mesi. Inoltre, l’espansione dei multipli dovrebbe essere molto più limitata per queste società rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 10 anni. È improbabile che si torni a un quadro di inflazione tra lo 0 e il 2%, il che implica tassi più alti più a lungo e quindi multipli più bassi.

Tuttavia, alcuni titoli, come Meta, sono scambiati a livelli molto elevati (13x P/E a 1 anno), quindi la reazione dei prezzi delle azioni si baserà sui dati reali piuttosto che su quelli attesi. Qualsiasi notizia positiva sul fronte capex/opex potrebbe portare a un forte rimbalzo.

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