Destinazione Jamaica

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di Finanza Operativa 3 Ottobre 2017 | 10:00

A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas
L’estate è tornata nel Vecchio Continente. Nelle scorse due settimane, il meteo è stato molto mite, se non addirittura caldo in alcune zone. Anche sul mercato azionario la temperatura è salita. Nonostante molti pareri contrari sulla nostra previsione di un’inflazione crescente ed un consensus troppo pessimistico sulla politica fiscale di Trump, gli investitori europei incontrati la scorsa settimana sembrano iniziare a condividere le nostre opinioni. L’aumento dell’inflazione americana e le recenti dichiarazioni sulle prospettive della politica fiscale e monetaria rispettivamente da parte di Trump e Yellen, hanno rivitalizzato le aspettative di rialzo dei tassi, dei rendimenti obbligazionari e del dollaro negli Stati Uniti.  
In particolare, lo scorso mercoledì il Presidente Trump ha svelato i dettagli del suo tax plan, progettato dalla sua amministrazione e dai principali rappresentanti repubblicani del Congresso. Riguardo la tassazione sulle persone fisiche, il piano ridurrà il numero di aliquote applicabili da sette a tre, con un massimo del 35% contro l’attuale 39,6%. Ad ogni modo il Congresso avrà la possibilità di creare una quarta aliquota per i redditi più elevati. Per ciò che concerne invece le imposte societarie, il piano è di tagliare l’aliquota dal 35% al 20% e introdurre una tassa una tantum sul rimpatrio dei profitti ottenuti all’estero.
La parte più difficile si svolgerà nelle commissioni del Congresso: i Democratici potrebbero avanzare pretese dal momento che a dicembre Trump avrà bisogno dei loro voti per incrementare il tetto sul debito. Tuttavia, molti Repubblicani hanno condiviso il piano, compresi quelli appartenenti al Freedom Caucus. A nostro parere, ci sono buone probabilità che si raggiunga un compromesso sul piano fiscale. Avremo più chiarezza a riguardo alla fine di ottobre / inizio novembre.
In Europa, il focus si è recentemente spostato sulla Germania e sull’agenda europea di Macron. Nonostante Angela Merkel sia stata inizialmente impassibile alle parole di Macron sull’Europa, lo scorso venerdì ha affermato di essere in linea con il suo pensiero. Dovremo avere un quadro più preciso riguardo l’agenda tedesca una volta che la coalizione “Jamaica” sarà effettiva. Le trattative a riguardo inizieranno non prima della seconda metà di ottobre, dopo le elezioni regionali nella Bassa Sassonia. Date le significative differenze politiche tra i differenti partner della coalizione (CDU, FDP ed il partito dei Verdi), le negoziazioni potrebbero allungarsi notevolmente.
Relativamente ai mercati, la decisione più importante che la nuova coalizione dovrà affrontare riguarda la nomina del successore di Wolfgang Schäuble come Ministro delle Finanze. L’accordo tra Marcon e Merkel implica la scelta del Ministro delle Finanze dell’Eurozona. Se da un lato Macron dovrà accettare la creazione di un fondo monetario europeo, dall’altro la Merkel dovrà acconsentire alla creazione di un budget per la stabilizzazione dell’Eurozona. L’accordo sembra possibile, ma il diavolo si nasconde nei dettagli. In particolare, quale sarà l’entità del budget? Riusciranno Macron e Merkel ad approvare misure che migliorino realmente la stabilità nell’Eurozona o si limiteranno a misure simboliche?
In conclusione, è interessante notare come i mercati abbiano completamente ignorato i rischi politici, da quello inerente la Corea del Nord, al voto per l’indipendenza della Catalogna. Alcuni direbbero che i rischi politici siano considerati con troppa sufficienza. Tuttavia questi non dovrebbero incrinare l’attuale ottimismo, almeno fin quando non si materializzeranno. Contemporaneamente, “Trump 2.0” potrebbe sorprendere in positivo un consensus bearish, mentre i dati economici potrebbero iniziare a mostrare alcuni importanti segnali che la crescita globale e le prospettive sull’inflazione saranno positive nei prossimi 6 mesi.

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