Fondi, i mercati di frontiera non passano inosservati

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 18 Gennaio 2019 | 15:00

A cura di Morningstar
I mercati di frontiera provano a ripartire con un po’ di vigore. La categoria che raccoglie i fondi che investono sui paesi non ancora emergenti ha chiuso il 2018 in calo del 13,8% (in euro). Dai primi giorni del 2019 (fino al 14 gennaio), tuttavia, il segmento è in progresso dell’1,7%.
Andamento categoria Morningstar Global Frontier Markets
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Dati in euro aggiornati al 14 gennaio 2019 Fonte: Morningstar Direct
Che il comparto non volesse passare inosservato si era visto in chiusura del 2018. “I mercati di frontiera hanno corretto nella fase finale dell’anno, ma si sono comunque comportati meglio di altri asset globali”, spiega un report firmato da Manraj Sekhon e da Chetan Sehgal, rispettivamente Senior Managing Director/Director of Portfolio Management, e Chief Investment Officer di Franklin Templeton Emerging Markets Equity. “Lituania, Romania e Tunisia sono stati i paesi più deboli. Anche Vietnam e Kenya si sono comporatati male”.
Colpa, secondo i due manager, soprattutto del debole sentiment sull’andamento dell’economia globale che ha pesato sui paesi più votati all’export. “Sri Lanka, Libano ed Estonia, invece, hanno provato a spingere”, continua lo studio. “In particolare, gli investitori sono rimasti positivi sullo Sri Lanka nonostante la continua instabilità politica e l’indebolimento della valuta locale”.
Partenza col segno più
Praticamente tutti i fondi della categoria Morningstar Global Frontier Markets hanno iniziato l’anno in territorio positivo. Quello che si è fatto notare più di tutti è HSBC GIF Frontier Markets EC (Analyst rating: Neutral. Morningstar rating: 3 stelle) che, dai primi giorni di gennaio, ha guadagnato il 4%. “Si tratta di una strategia diversificata a livello globale il cui obiettivo è quello di sfruttare i benefici della scarsa correlazione che hanno fra di loro queste aree”, spiega Ronald van Genderen, fund analyst di Morningstar in un report del 2 gennaio 2018. “Questo approccio si riflette nell’utilizzo di un benchmark fatto su misura come l’MSCI Select Frontier & Emerging Markets Capped, che è stato costruito per eliminare gli sbilanciamenti su determinate zone che si trovano in altri panieri generalmente utilizzati. Il processo è principalmente bottom up, ma hanno una parte importante anche le considerazioni macro. L’universo di partenza è formato da 3mila titoli di oltre 60 paesi. Circa 700 azioni sono liquide abbastanza per essere prese in considerazione dal gestore. Le idee di investimento in questo gruppo sono il frutto di analisi, incontri con le società e la partecipazione a conferenze nei paesi considerati interessanti. Circa la metà dell’insieme ottenuto in questo modo viene analizzato a fondo per identificare le società che sono sottovalutate rispetto al loro valore intrinseco. Il lavoro di studio si concentra anche sul modello di business, sul settore di riferimento, sul management e sulla corporate governance”.

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