Scudo Fiscale – Caccia spietata

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Avatar di Giacomo Berdini 19 Ottobre 2009 | 13:45
L’Agenzia delle Entrate studia l’Atlante in cerca degli italiani che hanno la residenza nei paradisi fiscali; emergono molte situazioni di falsa residenza per questioni di comodo tributario.

Caccia aperta dal Fisco nei confronti di 29.158 italiani che hanno trasferito la residenza in paradisi fiscali. L’Agenzia delle Entrate intensifica l’offensiva contro l’evasione, vagliando una per una le residenze in cerca di quelle fittizie dettate da ragioni di comodo.

Le aree passate al setaccio comprendono 54 Paesi nel mondo in cui agli stranieri residenti vengono offerti grandi vantaggi fiscali. Le indagini stanno portando a galla diverse situazioni poco chiare di italiani trasferitisi su isole paradisiache, dalle Tonga alle Cook. Oltre ottanta nostri compatrioti sono risultati residenti alle Seychelles, ventitré alle Maldive, oltre un centinaio alle Mauritius, dall’oceano Pacifico all’oceano Indiano.
Tutti operatori turistici? A quanto pare no.

Quando la lente del Fisco si sposta verso i paradisi non solo naturali ma anche fiscali i numeri guarda caso aumentano, come nelle Bermuda, dove sono quasi mille gli italiani che vi risiedono, più di cinquecento ad Anguilla e alle Cayman.
Come rivelato tuttavia dalla lista compilata dall’associazione Aire, che possiede dati anagrafici degli italiani all’estero (vedi articolo Scudo fiscale – Inviate 50mila raccomandate) i paradisi fiscali più gettonati dagli italiani rimangono comunque quelli più vicini, soprattutto San Marino, dove vi risiedono oltre 8mila italiani, e il Principato di Monaco, che ne conta oltre 4mila sul suolo nazionale. Ma la lista dei paesi è ancora lunga, e possiamo nominare altre località quali Gibilterra, Uruguay, Emirati Arabi, Singapore e Hong Kong. Ma c’è tutto il mappamondo da passare al setaccio, perché ci sono italiani che risiedono anche in Sud America, in Costarica, Ecuador.

Insomma il lavoro per il Fisco è tutt’altro che semplice, ma la pressione sui paradisi fiscali cresce e le sanzioni sugli obblighi dichiarativi non corretti sono state recentemente inasprite fino al 480% sull’imposta dovuta.

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