Mps, per il mercato resta la prossima preda nel risiko bancario

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di Luca Spoldi 20 Febbraio 2020 | 10:30

Ammesso che l’offerta ostile di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca vada in porto consentendo all’istituto guidato da Carlo Messina di rafforzare al 20% la sua quota di mercato domestico (cosa che peraltro solleva dubbi da parte di alcuni analisti circa la possibile sovraesposizione al rischio sovrano italiano in caso di nuove tensioni sul debito), l’attenzione degli investitori torna a concentrarsi sulle possibili ulteriori “prede” in vista di una più decisa ripresa del processo di accantonamento che negli ultimi anni era rimasto in ombra a causa dell’esigenza impellente di procedere ad una profonda pulizia di bilancio prima di metter mano a nuove aggregazioni.

Dopo le recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia e finanze, Roberto Gualteri, che si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare a “una soluzione di mercato nei tempi previsti” (il Tesoro, socio al 68% dopo la ricapitalizzazione precauzionale, si è impegnato a uscire entro fine 2021) una volta trovata l’intesa con la Commissione Ue sui “meccanismi di ulteriore pulizia della banca rispetto al suo portafoglio di crediti deteriorati”, la presidente di Mps, Stefania Bariatti, ha precisato che al momento su questo fronte “non ci sono novità”, ma il mercato sembra scommettere che arriveranno entro fine mese, tanto che anche oggi il titolo continua a salire a Piazza Affari, avendo superato anche i 2,18 euro per azione (+65% circa rispetto a 12 mesi fa, con un rialzo del 20% circa solo nell’ultima settimana) con una capitalizzazione ritornata attorno ai 2,5 miliardi di euro.

Rinasce il progetto della “superpopolare del Nord”?

Oltre a Mps, i più probabili candidati ad avere un ruolo nel processo di consolidamento restano al momento, secondo Equita Sim, Banco Bpm (che potrebbe essere tra i maggiori beneficiari in borsa, trattando tuttora a un significativo sconto rispetto ai competitor), Banca Popolare Sondrio (una volta che sarà completata la trasformazione in Spa) e Credito Valtellinese. Se si seguirà l’esempio di Intesa Sanpaolo dando vita a un soggetto con elevate sovrapposizioni e dunque consistenti sinergie potenziali derivanti dalla chiusura o cessione degli sportelli di troppo e del relativo personale, si potrebbe pensare alla rinascita del vecchio progetto della “superpopolare del Nord” in forma aggiornata, tramite l’integrazione di Banco Bpm, Banca popolare Sondrio e Credito Valtellinese.

Il nuovo soggetto avrebbe circa 150 miliardi di crediti “in bonis” (ossia circa un terzo di quelli che avrebbe Intesa Sanpalo integrando Ubi Banca) e una capitalizzazione di quasi 5,5 miliardi di euro. Numeri che consentirebbero di pensare a una successiva integrazione anche dell’istituto senese (che a sua volta ha quasi 79 miliardi di impieghi netti “in bonis”) per dar vita ad una nuova versione del “terzo polo” bancario italiano, ora che Bper Banca si è di fatto chiamata fuori impegnandosi a rilevare da 400 a 500 filiali da Intesa Sanpaolo-Ubi Banca, in caso di via libera all’integrazione. Essendo il Cda e l’amministratore delegato di Mps (Marco Morelli) in scadenza ad aprile, non vi sarebbero neppure eccessivi problemi “di poltrona”, anche nel caso di un rinnovo “a tempo” del mandato di Morelli, finalizzato a gestire il processo di ri-privatizzazione.

Il giudizio degli analisti su Mps

Ciò detto e tenendo presente che, come sottolineato dagli analisti di Equita Sim, le prospettive di utili del comparto bancario italiano restano modeste, Mps tratta attualmente a circa 16,8-17 volte gli utili prospettici e potrebbe vedere i multipli salire ulteriormente nonostante si trovi già ampiamente sopra il target price di consenso (1,73 euro per azione). Il titolo ha dunque un appeal puramente speculativo e pare adatto solo agli investitori maggiormente avvezzi al rischio che vogliano scommettere su una rapida conclusione del processo di derisking e sul successivo coinvolgimento dell’istituto nel processo di consolidamento di settore in veste di preda.

Gli analisti tecnici sono al momento molto caldi sul titolo, segnalando come si trovi inserito in un trend fortemente rialzista di brevissimo e breve termine e comunque positivo anche a medio e lungo termine. Il deciso incremento dei volumi di contrattazione nelle ultime sedute, al rialzo, conferma la forza del movimento in atto. Un’altra conferma della positività di breve periodo è data da quotazioni sopra la media mobile veloce, oltre che sopra quella lenta. Finché il prezzo rimarrà sopra le due medie e queste procederanno distaccate il trend sarà ben definito. Prossime resistenze, essendo stata agevolmente superata la prima a quota 2,14 euro, sono individuate a 2,26-2,29 euro per azione e poi sui 2,34-2,35 euro. Nel caso invece di prese di profitto (che non sono da escludere stante la situazione di ipercomprato evidenziata dall’indicatore di forza relativa, Rsi) i primi supporti dove tentare acquisti su livelli più interessanti sono in area 1,87-1,86 e poi sugli 1,70-1,69 euro e ancora più in basso sugli 1,60 euro. Livelli che riporterebbero il titolo su prezzi in linea con le valutazioni medie espresse dagli analisti fondamentali, consentendo di “scaricare” quasi completamente l’impulso speculativo di brevissimo termine.

L’andamento in Borsa di Mps negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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