Imprese, la resilienza al centro dei cambiamenti operativi. Il report Hsbc

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di Stefano Fossati 20 Agosto 2020 | 13:00

Le aziende di tutto il mondo stanno apportando cambiamenti operativi significativi per diventare più resilienti dopo aver scoperto che in molti casi i propri contingency plan non erano abbastanza solidi per far fronte alla pandemia di Covid-19.

Il nuovo report Navigator di Hsbc Commercial Banking, intitolato “Building Back Better” (Ricostruire meglio), si basa su un sondaggio che ha coinvolto oltre 2.600 aziende in 14 paesi. I dati mostrano come molte aziende avessero trascurato la pianificazione di emergenza in aree operative fondamentali come tecnologia, finanza e sostenibilità prima della crisi, con quasi la metà (47%) che ha affermato che avrebbe potuto fare di più per prepararsi alle sfide degli ultimi mesi.

Per alcuni, il passaggio al remote working ha messo in luce debolezze nell’organizzazione in caso di emergenza, con meno di tre intervistati su cinque (57%) che hanno affermato di aver privilegiato gli investimenti in tecnologia per migliorare la resilienza operativa negli ultimi due anni. Anche il mantenimento del flusso di cassa è stato una sfida, con solo il 44% che ha dato precedenza ad azioni per rafforzare la propria posizione finanziaria.

La crisi ha costretto molte imprese ad adattarsi e quasi due terzi (63%) hanno già modificato la propria organizzazione. Quasi la metà (44%) cambierà ulteriormente i propri prodotti e servizi, diversificando (33%) o riducendo la propria offerta per diventare maggiormente specializzate (17%).

A lungo termine, i piani aziendali richiederanno una maggiore flessibilità da parte del personale e un’organizzazione più agile negli uffici, insieme a una maggiore attenzione alla tecnologia e alla sostenibilità. Queste alcune evidenze emerse dai risultati della survey.
La riduzione degli spazi fisici: il 38% degli intervistati sta ripensando gli spazi dedicati agli uffici e ai siti produttivi, con il 29% che prevede di ridurre le superfici destinate agli uffici.
Modalità di lavoro più flessibili: oltre due terzi (69%) ritengono che il lavoro flessibile diventerà una pratica standard, mentre un terzo (34%) prevede di ridurre i propri viaggi aerei.
Il ruolo centrale della tecnologia: sei intervistati su 10 (61%) pensano che la collaborazione virtuale diventerà una pratica standard nei prossimi due anni, con il 57% che afferma che le riunioni virtuali, interne ed esterne, sono destinate a rimanere anche dopo la rimozione dei protocolli legati al lockdown.
La sostenibilità per supportare la ripresa: più di nove intervistati su 10 (91%) mirano a “ricostruire meglio” riprogettando le proprie attività per essere più sostenibili, mentre quasi un terzo (27%) intende rendere le proprie catene di approvvigionamento più rispettose dell’ambiente nei prossimi due anni.

“Le aziende non sono in attesa di sapere come ‘ricostruire meglio’, stanno già iniziando. La tragedia a livello umano e l’enorme danno economico causato dal Covid-19 hanno accelerato i piani di trasformazione e hanno portato le interdipendenze relazionali alla ribalta nel pensiero dei leader. Poiché la storia mostra che le aziende hanno maggiori probabilità di fallire a seguito di una recessione rispetto a quando sono in una crisi, è fondamentale che i leader portino avanti gli sforzi per rendere le proprie imprese più agili e più resilienti”, commenta Barry O’Byrne, Ceo di Hsbc Global Commercial Banking.

Il report di Hsbc sottolinea l’importanza della collaborazione tra le imprese durante la crisi, che è stata la chiave per la sopravvivenza per molti. Negli ultimi sei mesi, la quasi totalità degli intervistati (93%) ha sostenuto le imprese con cui lavora, in particolare le aziende più grandi hanno spesso sostenuto i partner più piccoli. Quasi sei aziende su dieci (58%) hanno condiviso informazioni (25%), competenze (24%) o sedi (13%) e circa un quarto (26%) ha offerto la propria consulenza. Il 40% ha collaborato con altre imprese per fornire i propri prodotti e servizi ai clienti.

Tuttavia, sebbene la collaborazione abbia contribuito a sostenere il commercio durante la crisi, le aziende vedono una serie di sfide future mentre cercano di costruire la resilienza per i prossimi sei mesi. Le debolezze nelle strutture finanziarie e della forza lavoro sono state le principali barriere al cambiamento identificate da due terzi delle imprese (62%), con poco meno di un terzo degli intervistati (31%) che faticava a mantenere un flusso di cassa sufficiente.

Il rapporto identifica anche una serie di cambiamenti che le aziende si aspettano di apportare alle loro catene di approvvigionamento nei prossimi due anni nel tentativo di aumentare la trasparenza e la sicurezza. Tre su dieci (29%) desiderano diversificare la propria catena di fornitura e lavorare con più partner, mentre un quarto (26%) desidera lavorare con imprese in mercati più stabili. Al contrario, un terzo pianifica di accorciare le proprie catene di approvvigionamento per ridurre i rischi. Oltre due terzi (67%) prevedono di aumentare la sicurezza delle catene di approvvigionamento identificando e proteggendo i fornitori critici, e tre su dieci (31%) pianificano di rivedere la capacità dei propri fornitori di resistere a shock futuri.

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