Usa, presto al via il piano infrastrutturale dei Democratici? I titoli su cui puntare

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di Gianluigi Raimondi 8 Gennaio 2021 | 10:00

La doppia vittoria del 6 gennaio alle elezioni per il Senato Usa consente ai Democratici di raggiungere i 50 seggi su 100 ottenendo la maggioranza di fatto grazie al ruolo del vicepresidente eletto Kamala Harris che, in quanto presidente del Senato, avrà il voto decisivo in caso di equilibrio. Per la prima volta dal 2011 i democratici controlleranno contemporaneamente sia il Senato che la Camera dei rappresentanti che la Casa Bianca.

In questo contesto gli analisti di Equita ritengono più probabile l’approvazione di un piano infrastrutturale di rilancio dell’economia negli Stati Uniti. Ricordando che i Democratici hanno già presentato un piano infrastrutturale (il cosiddetto Moving Forward act) approvato dalla Camera a luglio 2020, poi però bocciato dal Senato (allora controllato dai Repubblicani). Il piano, nel dettaglio, prevede investimenti totali per 1,5 trillioni di dollari in cinque anni focalizzati su strade, ponti, porti, sistema ferroviario, energia pulita, scuole e broadband service. Oltre a un incremento della spesa annuale federale nelle infrastrutture di c42% rispetto all’attuale piano (FAST act) in scadenza a fine 2021.

Per Equita i titoli più esposti a un eventuale piano infrastrutturale negli Usa sono:

  • nel settore building materials, Buzzi Unicem che in Usa genera il 55% dell’EBITDA, come principale beneficiario del piano e Cementir che realizza il 9% dell’EBITDA di gruppo;
  • nel settore costruzioni: Webuild, che attraverso Lane genera il 20% del fatturato può beneficiare del piano infrastrutturale essendo particolarmente esposto agli investimenti in ponti, autostrade e ferrovie e Trevi che in Nord America genera il 22% dei ricavi;
  • Prysmian, che in Nord America genera il 35% dell’EBITDA di gruppo;
  • CNH Industrial la cui divisione construction equpment nel 2019 ha generato il 10% del fatturato di gruppo (di cui il 50% negli Usa), ma solo il 3% dell’operating margin (ROS 1.8%) a causa di problemi strutturali;
  • Interpump, che negli Usa genera poco meno del 30% dei ricavi.

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