Mercati – Si allontanano i rischi di recessione, ma non in Europa

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di Biagio Campo 19 Ottobre 2011 | 08:30
Oltre ai disaccordi tra Francia, Germania sull’utilizzo dell’ESFS, il Fondo potrebbe non avere una dotazione sufficiente, qualora fosse utilizzato per acquistare titoli di stato. Si allontanano i timori di recessione negli USA.

La ricapitalizzazione del settore bancario continua a rappresentare il principale problema economico, questa la visione espressa da Joost van Leenders, esperto di strategie e allocazione degli investimenti di Bnp Paribas Investment Partner, nell’’analisi settimanale.

Negli ultimi giorni, i mercati azionari hanno messo a segno un notevole recupero, trainati dai dati macroeconomici USA migliori del previsto e dalla disponibilità mostrata dai leader politici europei a procedere ad una ricapitalizzazione delle banche. Tuttavia, queste notizie positive non sono riuscite a sospingere le quotazioni oltre il range registrato dagli inizi di agosto, e pertanto il gestore ha mantenuto un orientamento ribassista sui mercati. Il miglioramento dei dati in arrivo dagli Stati Uniti mette in evidenza il livello modesto raggiunto dalle stime degli analisti che un effettivo vigore dell’economia. “A nostro avviso, anche l’area dell’euro corre ancora forti rischi di scivolare in una recessione. Inoltre, pare poco probabile che i leader dei paesi dell’eurozona riescano a presentare un piano in grado di risolvere tutti i problemi provocati dalla crisi del debito sovrano”.

In primo luogo, per quanto riguarda la ricapitalizzazione delle banche, il piano dovrebbe essere presentato in occasione dell’incontro dei leader dell’Unione Monetaria in programma il 23 ottobre, per poi essere discusso ulteriormente al Summit del G20 del 3 e 4 novembre. Germania e Francia sono in disaccordo su come iniettare capitali freschi nel sistema bancario. Berlino, infatti, vuole che le banche si rivolgano ai mercati dei capitali, in un secondo momento ai rispettivi governi nazionali e infine, solo se queste due soluzioni si rilevassero impraticabili, all’EFSF, il fondo di salvataggio dell’eurozona. Al contrario Parigi, che tenta di proteggere il proprio rating AAA, vorrebbe consentire alle banche di accedere direttamente all’EFSF. I Paesi Bassi, infine, vorrebbero regolare con severe condizioni eventuali aiuti concessi dell’EFSF.

L’EFSF, tuttavia, potrebbe non disporre di risorse sufficienti. “Secondo le nostre stime, infatti, dopo il salvataggio di Irlanda e Portogallo e il nuovo pacchetto di sostegno per la Grecia, il capitale cui dispone il Fondo è già diminuito dai 440 miliardi di euro iniziali a meno di 330 miliardi”. L’importo necessario a ricapitalizzare le banche dell’area dell’euro viene stimato a 200 miliardi e, qualora il Fondo venisse utilizzato anche per dare il cambio alla BCE nelle operazioni di acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, le risorse a disposizione potrebbero essere insufficienti. Inoltre, “a nostro avviso non sarà semplice dotare il Fondo di un meccanismo di leva finanziaria”.

Al fine di sostenere gli istituti di credito che risentono delle tensioni sul mercato interbancario, la BCE ha comunicato che tornerà a fornire liquidità illimitata alle banche sotto forma di prestiti, annunciando anche un piano di acquisto di obbligazioni bancarie garantite (covered bond) per 40 miliardi di euro. “L’inasprimento delle condizioni di finanziamento è stato rilevato dall’indagine sul credito bancario della BCE, che ha rilevato un irrigidimento dei criteri applicati dalle banche per la concessione dei prestiti e una contrazione della domanda di credito da parte di imprese e famiglie. Il fatto che le banche siano più restie ad allargare i cordoni della borsa è chiaramente negativo per un’economia già debole”.

La Bank of England ha deciso una nuova tornata di allentamento quantitativo, potenziando con 75 miliardi di sterline il programma relativo all’acquisto di attivi. I rendimenti dei Gilt decennali hanno segnato solo una flessione di breve durata, mentre la sterlina si è rafforzata rispetto al dollaro USA e all’euro. “Tale andamento non ha nulla a che fare con il rafforzamento dell’economia: nel Regno Unito, infatti, la disoccupazione è in aumento, i prezzi delle abitazioni sono in calo e la produzione industriale sta rallentando”.

Nel quadro della cosiddetta Operation Twist, la Federal Reserve ha iniziato ad acquistare Treasury con scadenze più lunghe, tuttavia i rendimenti decennali hanno registrato l’incremento settimanale più consistente da parecchi mesi a questa parte. “Quest’impennata mostra l’influenza sul mercato delle operazioni risk-off (a basso rischio) riflessa anche dai recenti acquisti azionari”.

Osservando gli ultimi dati pubblicati bisogna riconoscere che le ultime cifre relative agli Stati Uniti hanno attenuato i timori di un’imminente recessione. In effetti, l’economia USA ha creato più posti di lavoro rispetto alle previsioni e la media degli ultimi due mesi, benché troppo bassa per ridurre la disoccupazione, risulta comunque molto più elevata rispetto ali livelli che si registrano di solito in una recessione. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto al 9,1%, a causa dell’espansione della forza lavoro. “Ad ogni modo, il rapporto sul mercato del lavoro non ci ha indotto a cambiare idea: l’attività economica al momento resta fiacca. La lenta crescita degli impieghi e la disoccupazione elevata stanno frenando l’incremento dei salari, che è troppo modesto per compensare l’aumento dei prezzi”.

I dati relativi all’economia dell’eurozona hanno delineato un quadro contrastante. Le vendite al dettaglio sono rimastre deboli, mentre la fiducia dei consumatori ha accusato un netto calo. La produzione industriale, invece, ha registrato un netto balzo in avanti, ma i nostri analisti dubitano che il miglioramento possa rivelarsi duraturo. La produzione manifatturiera della Germania ha fatto segnare un notevole decremento a partire dal mese di giugno, e il recente aumento delle esportazioni potrebbe essere difficile da difendere sullo sfondo di un rallentamento economico a livello mondiale.

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