Gli esperti di Mps: l’inflazione è una pillola amara ma necessaria

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di Redazione 4 Novembre 2011 | 15:19
Secondo gli analisti, la Banca centrale europea interverrà di nuovo sui tassi nel primo trimestre del 2012

L’allentamento monetario? Con ogni probabilità, proseguirà anche nei prossimi mesi. Lo sostiene l’area research di Banca Monte dei Paschi di Siena, in uno studio che analizza i rischi e le opportunità connessi a un aumento dei prezzi. L’area research di Banca Monte dei Paschi di Siena si attende un ulteriore taglio del costo del denaro da 25 punti base nel primo trimestre 2012, quando anche il rallentamento del ciclo di Francia e Germania sarà più evidente.

“Poche ormai le armi in mano alla Bce per contrastare il rialzo dei prezzi al consumo”, si legge nel report, “in uno scenario in cui molti osservatori si attendono una crescita economica di poco superiore allo 0% per l’intera area euro nel 2012 e in presenza soprattutto di una critica situazione debitoria di alcuni Paesi dell’area”.

Due i motivi principali per cui la Bce dovrà allentare il morso sull’inflazione anche nei mesi a venire: la situazione debitoria nella zona area e le tensioni sul mercato interbancario. Relativamente ai debiti sovrani, a preoccupare oltre alla Grecia sono altri Paesi. Italia in primis, con il debito pubblico “commerciabile” pari a oltre 1.500 miliardi di euro, con evidenti conseguenze disastrose per l’intero sistema finanziario europeo qualora il Paese dovesse risultare insolvente. Sotto queste condizioni l’inflazione non fa paura, tutt’altro: diviene, secondo gli esperti di Mps, un valido alleato per ridurre i rendimenti reali e consentire un sostenibile aggiustamento dei conti pubblici, soprattutto in contesti di bassa crescita o addirittura crescita negativa.

Per quanto riguarda l’intensificarsi delle tensioni sul monetario, malgrado le iniezioni di liquidità intraprese dalla Bce c’è ancora una forte crisi di fiducia che impedisce agli istituti di credito di scambiarsi flussi sull’interbancario: i depositi presso l’Istituto Centrale sono infatti saliti a 229 miliardi di euro, il massimo da oltre un anno. Dopo l’Irlanda e la Grecia, è la Germania il Paese il cui sistema finanziario ha fatto maggior ricorso alle aste Bce in termini di importi finanziati nei primi cinque mesi 2011. In tali circostanze la Bce non può far altro che adottare politiche monetarie espansive, malgrado il rialzo dei prezzi. La riapertura dell’asta a 12 mesi avvenuta lo scorso 25 ottobre aveva già iniziato a spingere al ribasso i tassi sul mercato monetario in particolare sulle scadenze 3, 6 e 12. Il taglio del tasso di riferimento, concludono da Mps, ha semplicemente accelerato il processo in atto.

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