Alternativi? Parlateci solo di rischio/rendimento

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di Redazione 27 Giugno 2012 | 13:54
Gli hedge fund hanno vissuto momenti di gloria fino a qualche anno fa. Poi si sono inabissati.

Sono stati grandi seduttori. Poi sono stati abbandonati proprio da coloro che avevano sedotto. Gli hedge fund, gli investimenti alternativi, hanno vissuto momenti di gloria fino a qualche anno fa. Poi si sono inabissati. Troppo impegnativo sottoscrivere le quote di adesione: almeno 500mila euro di disponibilità.

E poi sempre nel mirino delle autorità di vigilanza. Gli hedge sono visti come avvoltoi dei mercati finanziari. In fondo sono stati proprio loro a non accettare gli accordi con la Grecia per il debito, portandosi a casa milioni di euro in cambio di una contribuzione al disastro delle finanze di Atene. Ma gli investimenti alternativi sono meno cattivi di quanto sembrano. E in questi momenti così complicati e, soprattutto, così volatili, possono essere un’alternativa valida per chi ha ancora voglia di rischiare sui mercati finanziari. Il quadro della situazione è stato fatto in un convegno a Milano da cui sono uscite indicazioni interessanti. Intanto, sugli hedge cresce l’interesse, e cresce la raccolta: nel primo trimestre del 2012, il patrimonio dei fondi alternativi attivi in Italia è salito dell’8,3% con asset oltre i 65 miliardi di euro.

Tra le diverse strategie, in testa si piazza quella Macro Driven (20%), seguono i fondi Long/Short Equity (16%), gli Equity Market Neutral (15%), Volatility Trading (10%) e Managed Future (9%). La parola d’ordine del convegno è stata “decorrelazione”: in un mercato caratterizzato da un prolungato trend al ribasso, l’obiettivo è investire ottenendo risultati diversi dal classico “long only” di chi investe in Borsa e guadagna quando il mercato sale e perde quando scende. Decorrelazione che si ricerca in una diversificazione negli strumenti, nella geografia, nei settori merceologici, ma oggi sempre di più anche nel segno dell’operazione: così cresce e si moltiplica lo “short”, strategia di investimento non più confinata a recinti per specialisti.

Massimo Scolari di Ascosim ha fatto notare come “oggi l’investitore chieda una cosa nuova”, ossia “essere sollevato dal rischio liquidità: la capacità di liquidare velocemente il capitale è ben vista dal mercato e gli investimenti alternativi, a differenza degli hedge fund, oggi rispondono bene a questa esigenza”. La preoccupazione dei clienti di fascia alta, invece, è soprattutto di preservare il capitale: quindi, meno si rischia, meglio è. E i promotori finanziari, davanti a questa situazione, come si pongono? Chiedono semplicemente di avere indicazioni sul rapporto tra il rischio e il rendimento dei diversi strumenti.

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