Intesa Sanpaolo sale in Borsa, pronta a comprare asset da Bpvi e Veneto Banca

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Luca Spoldi di Luca Spoldi21 giugno 2017 | 16:15

INTESA SANPAOLO COMPRA ASSET DA BPVI E VENETO BANCA – Come anticipato da indiscrezioni rilanciate negli ultimi giorni dalla stampa italiana, Intesa Sanpaolo in una nota ha fatto sapere che il suo Cda “ha deliberato con voto unanime la disponibilità all’acquisto di certe attività e passività e certi rapporti giuridici facenti capo a Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, purché a condizioni e termini che garantiscano, anche sul piano normativo e regolamentare, la totale neutralità dell’operazione rispetto al Common Equity Tier 1 ratio e alla dividend policy del gruppo Intesa Sanpaolo”.

OPERAZIONE FATTA A PRECISE CONDIZIONI – La nota ha avuto l’effetto di far risalire immediatamente le quotazioni del titolo, che ora oscilla a 2,582 euro per azione (+1,89%) con oltre 82,5 milioni di pezzi passati di mano, in quanto precisa che “la disponibilità di Intesa Sanpaolo all’operazione esclude pertanto aumenti di capitale”. Commentando stamane la possibile acquisizione di alcuni asset delle due ex popolari venete sull’orlo del fallimento, gli analisti di Websim notavano come se lo stato si accollasse il conto dei 4.000 esuberi previsti, più gli eventuali rimborsi ottenuti dai risparmiatori truffati, e si arrivasse allo scorporo dei 9 miliardi di Npl, per procedere poi ad una ricapitalizzazione precauzionale, l’operazione avrebbe potuto “avere un senso finanziario”.

DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO PUO’ ESSERE UN AFFARE – Più deboli, per non dire nulle, le ragioni industriali, dato che Intesa Sanpaolo non ha bisogno di ampliare la rete di sportelli, anzi si prevede che punti a ridurla significativamente nel corso dei prossimi anni. D’altra parte non essendo passata la “soluzione di sistema” per indisponibilità delle banche minori a farsi carico di ulteriori esborsi dopo quelli fatti per le quattro banche risolte (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFe), molte altre soluzioni per prevenire un fallimento “disordinato” o un “bail in” non esistevano. Così alla fine tanto vale guardare il bicchiere mezzo pieno: se lo Stato pagherà la maggior parte del conto e le istituzioni comunitarie non avanzeranno altre richieste, “alla fine, per Intesa Sanpaolo, farsi carico del problema di Veneto Banca e di Bpvi, potrebbe essere un affare” chiosano gli esperti di Websim.


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