Fed, cosa aspettarsi mentre si aspetta la decisione della Yellen

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 14 Settembre 2015 | 12:00

a cura di Corrado Caironi, R&CA

Se durante le precedenti settimane sentire di un rialzo della FED a settembre poteva sembrare un colpo diretto al centro del sistema finanziario internazionale, in questi ultimi giorni la riflessione è tornata ad essere più moderata e incomprensibilmente ‘quasi’ scontata. L’aumento delle probabilità di un rialzo dei tassi statunitensi già dalla prossima settimana non è più un problema, ma un segnale che la banca centrale si può permettere nella sua politica di normalizzazione dei rendimenti, ormai da tempo validata. Insomma le indicazioni degli operatori tornano ad essere più razionali e come sempre si affidano alla capacità del FOMC e alla presidente Janet Yellen per la migliore decisione possibile.

Rapporto di cambio EUR/USD

Il termometro del tasso di cambio tra Euro e Dollaro Usa è infatti in balia delle ultime sistemazioni contabili in attesa dell’annuncio di giovedì dove la FED vedrà presentare, almeno si spera, la sua roadmap monetaria, rendendo finalmente chiaro al mondo quali sono le condizioni economiche prospettiche negli Stati Uniti e la relativa strategia monetaria. La scommessa che il tasso di cambio tra le due più importanti valute, all’annuncio del rialzo dei tassi di interesse, si involi verso la parità non è più così scontato, con un Euro capace di mantenersi in equilibrio ed attirare flussi di investimento anche nelle fasi di turbolenza.

Focus della settimana
Principali dati attesi in settimana: negli Usa la riunione della FED rimane il principale evento della settimana. In Europa: Industrial Production, indici ZEW e indicatori CPI per l’area Euro. In Giappone: Customs-Cleared trade balance e meeting della BoJ. Negli Emerging Markets: incontri delle Banche Centrali in Cile, Tailandia, Hong Kong, Indonesia ed Egitto.

Downgrade del debito Brasiliano

Le turbolenze sui mercati emergenti sembrano non essere ancora risolte. Le ultime indicazioni macroeconomiche non aiutano con la Cina che segnala prezzi alla produzione in ulteriore calo e un rischio latente di deflazione, ma soprattutto le indicazioni di Standard and Poor’s di un regressione qualitativa del debito sovrano del Brasile a junk bonds: spazzatura.

Il Brasile perde velocità

La società americana di valutazione del credito S&P ha infatti portato il rating del debito paese da Investment Grade, considerandolo fino ad oggi affidabile per gli investitori, a Speculative ovvero ad alto rischio. Il Brasile aveva visto negli ultimi anni una progressione positiva sulla qualità del credito, soprattutto per la sua capacità di espansione economica, di innalzamento dei redditi e della qualità della vita per la popolazione più povera. La bocciatura di S&P sul Brasile sembra portarsi dietro innumerevoli conseguenze sia sulle società del paese, che sulle prospettive delle aziende estere più esposte a questo mercato.

Pressione per le azioni della FED

Alla vigilia delle decisioni della banca centrale statunitense riguardo ad una possibile iniziativa di rialzo dei tassi dei Fed Funds, è di nuovo ipotizzabile un’ulteriore pressione dei mercati finanziari sulle banche centrali dei paesi emergenti, in maggior misura nelle economie più sensibili alle dinamiche monetarie locali sia per le decisioni sui tassi di interesse che di intervento sui tassi di cambio della valuta.

Lettura dei dati

Nonostante la situazione in generale presenti ancora flussi in uscita dai mercati emergenti, gli analisti vedono un punto di arrivo nella negatività dei mercati in particolare in una visione di una crescita globale che rimane supportiva alle classi di attivo finanziarie in una logica di sviluppo e non recessiva. L’esempio di lettura negativa troppo di breve termine viene proprio dalla Cina dove il deprezzamento dello Yuan ha trasformato un rallentamento della crescita economica del paese in un potenziale shock esterno, anziché di sostegno all’economia locale; le implicazioni hanno visto quindi l’innesto di nuovi fattori negativi capaci di amplificare il contagio da volatilità nei mercati emergenti a quelli sviluppati.

Il calo vede la creazione di potenziale valore

Nelle riflessioni dei gestori di portafoglio le indicazioni rimangono di prudenza ma anche di selezione. Il forte calo delle valutazioni potrebbe richiamare l’attenzione nell’individuare le aree di potenziale valore che l’analisi dei mercati emergenti nel suo insieme potrebbe nascondere. I gestori sostengono che le emissioni in valuta forte, principalmente in dollari Usa, rimangono favorite rispetto al paniere dei debiti in valuta locale; inoltre l’attuale posizione privilegia i debiti governativi rispetto alle emissioni societarie. Nei prossimi mesi, in funzione delle scelte della FED, continueranno le politiche di aggiustamento da parte delle singole banche centrali locali offrendo una maggiore visibilità su tutte le classe di attivo emergenti. Infine rimane l’attesa per una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, anche se ad oggi non vi sono particolari conferme: anche questo favorirebbe una valutazione più oggettiva degli scenari per i prossimi trimestri.

Ritornano nel portafoglio i Bond

Con l’aumento della volatilità sui mercati finanziari sono tornati i flussi di investimento verso i cosiddetti ‘safe-haven assets’ in maggior misura sulle obbligazioni Investment Grade con in prima linea i Treasury Usa nell’ambito dei Governativi di alta qualità. Ad essere invece colpiti da un’ondata di vendite sono stati i portafogli azionari e le obbligazioni di minore qualità, in particolare dei mercati emergenti. Gli analisti del Fixed Income ancora una volta ribadiscono che la migliore attività finanziaria capace di contrastare queste ondate di volatilità dei mercati finanziari rimangono le obbligazioni di qualità con scadenze di medio e lungo termine.

Le performance da inizio anno

Facendo comunque un’analisi delle performance da inizio anno, il comparto obbligazionario nel suo indice più ampio presenta un ritorno abbastanza piatto; bene i governativi globali in euro che confermano una performance del 5% (Citigroup Global Markets WGBI in Euro), rispetto allo 0,3% del credito (Lehman Brothers Global Aggregate). In termini di total return per il 2015, nel vasto mercato dell’High Yield, l’indice principale degli Stati Uniti è rimasto sui livelli di inizio anno, mentre quello europeo è cresciuto del 2,0%. Il debito dei mercati emergenti in valuta locale è stato colpito dalla volatilità dei mercati valutari e ha parecchio sofferto, mentre l’indice emergente in aluta forte è riuscito a mantenere un rendimento positivo.

Ora cosa fare

La recente penalizzazione ha portato gli operatori a chiedersi se agli attuali livelli sia già utile riattivare gli acquisti o aspettare dopo l’aumento dei tassi della FED. Sulla parte obbligazionaria europea le parole del presidente della BCE, Mario Draghi, rimangono convincenti; i mercati dell’area Euro non si sono mossi granché, supportati dal Quantitative Easing che proseguirà almeno fino al settembre 2016; le opportunità rimangono ancorate ai paesi europeriferici, anche se molto è stato fatto e gli spazi positivi rimangono comunque limitati.

In attesa di segnali più chiari

Sul debito emergente gli analisti sostengono che il mercato possa essere ancora dominato dall’incertezza; il debito emergente in valuta forte, EMBI+ Emerging Markets Bond Index in dollari, oggi presenta uno spread sul Treasury Usa di oltre 410 punti base: era a 294 punti un anno fa. Il primo segnale di acquisto potrebbe essere quello della chiarezza da parte della FED riguardo alla roadmap monetaria per i prossimi mesi, mentre il secondo tema riguarda il prezzo delle materie prime: i segnali di stabilizzazione dei prezzi potrebbero essere un indicatore positivo importante.

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