Asset allocation, mercati emergenti: un universo a doppia velocità

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di Redazione 22 Settembre 2021 | 15:32

Nonostante l’aumento dei casi di COVID, durante l’estate nei mercati europei e nel Nord America si è assistito a una graduale riapertura delle economie, mentre in Asia sono rimaste in vigore le restrizioni ai viaggi. Ecco di seguito la view e la strategia in termini di asset allocation di Carlos Casanova, Senior Economist Asia di Ubp.

I governi asiatici sono infatti molto risoluti nel perseguire una politica di tolleranza zero. È bene ricordare che l’Asia ha una densità di popolazione più alta rispetto al resto del mondo e ciò la rende particolarmente vulnerabile al virus. La nascita di estesi focolai in Asia potrebbe quindi avere gravi conseguenze per il mondo intero.

Tranne Singapore, dove l’80% della popolazione è già stata vaccinata, il resto dell’Asia è in ritardo. Questo si deve a due fattori: la disponibilità di vaccini e la qualità delle politiche governative. L’accesso ai vaccini è stato un problema importante per molti mercati emergenti, sia in Asia che nel resto del mondo. Le grandi economie orientate al mercato interno come India, Indonesia, Filippine o Thailandia non hanno accesso a dosi sufficienti, e pertanto servirà molto tempo prima di raggiungere livelli di immunizzazione adeguati. Nel caso dei mercati sviluppati della regione asiatica, la colpa è soprattutto di cattive politiche governative. In alcuni casi, la condizione di insularità ha creato false percezioni di “sicurezza”, perché molte economie hanno strutture produttive orientate all’export o possono permettersi di chiudere le frontiere senza incorrere in danni economici eccessivi. I governi di questi Paesi non hanno ordinato sufficienti vaccini in tempo, dovendo rimediare in un secondo momento.

È importante poi soffermarsi sulla qualità dei sistemi sanitari. I Paesi Sviluppati della regione hanno un maggior numero di posti letto in ospedale pro capite: mercati come il Giappone e la Corea del Sud possono fronteggiare meglio un aumento di casi di COVID, mentre i Paesi emergenti devono adottare un approccio più cauto. Questa è stata una delle ragioni che hanno permesso lo svolgersi delle Olimpiadi estive di Tokyo. La questione rimane invece aperta per le Olimpiadi invernali di Pechino che si terranno a febbraio 2022. “Ci aspettiamo che la Cina rimanga chiusa fino a quando non saranno raggiunti tassi di vaccinazione più alti, molto probabilmente dopo febbraio 2022. C’è una crescente quantità di prove che mostrano come i vaccini cinesi Sinovac, Sinopharm e il Covaxin dell’India, offrono un’immunità inferiore contro i ceppi delle varianti di COVID-19, richiedendo tre dosi per raggiungere livelli simili di protezione. Dato che questi vaccini sono stati usati estensivamente in altri Paesi Emergenti in Asia, potrebbe passare molto tempo prima che questi Paesi possano riaprire in sicurezza”.

In questo contesto, Singapore emerge come esempio positivo. Tra i primi al mondo a ordinare dosi di vaccino, ha gestito le vaccinazioni in modo estremamente efficiente e possiede una partecipazione nella tedesca BioNTech. Poiché quasi l’80% della popolazione è completamente vaccinata, Singapore ha annunciato l’abolizione della quarantena per i viaggi in determinate regioni e si prepara alla riapertura. Ci aspettiamo che ciò, insieme a una ripresa dei consumi interni, produca rischi al rialzo significativi per la crescita del PIL nel resto del 2021 e nel I semestre 2022. La riapertura di Singapore dovrebbe anche servire da modello per altri mercati asiatici.

Aumentano le divergenze tra Paesi emergenti e sviluppati

Ci aspettiamo che in Asia rimangano significative differenze in termini di crescita, performance e sostegno politico. Nel II semestre la crescita sarà guidata dai Paesi Sviluppati con strutture produttive orientate all’export che stanno beneficiando dell’accesso ai vaccini, delle condizioni interne ancora favorevoli e di una domanda esterna sostenuta. I Paesi emergenti asiatici con economie orientate al consumo (in particolare India, Indonesia, Thailandia e Filippine) sono stati influenzati negativamente dall’aumento dei casi di COVID. Queste economie continueranno a sperimentare venti contrari, poiché i tassi di vaccinazione rimangono bassi. Abbiamo rivisto le nostre proiezioni di crescita per l’Asia al 6,3% nel 2021 rispetto al precedente 6,5%, soprattutto a causa della revisione al ribasso delle nostre previsioni per la Cina, ora pari al 8,2% contro il precedente 8,6%. Abbiamo rivisto al ribasso anche le previsioni di crescita per Indonesia, Malesia, Filippine e Thailandia, mentre abbiamo rivisto al rialzo quelle per Hong Kong, Singapore, Corea del Sud e Taiwan. Nonostante ciò, il bilancio complessivo rimane meno positivo.

Inoltre, vi sono divergenze marcate in termini di politica monetaria. Le Banche centrali di Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda stanno guidando il ciclo di inasprimento, mentre il resto della regione manterrà un orientamento dovish.

Le Banche centrali dei mercati emergenti asiatici continueranno a mantenere una politica accomodante poiché persistono i venti contrari alla crescita nei Paesi con i tassi di vaccinazione più bassi. Tuttavia, la loro capacità di fornire misure di supporto verrà limitata dai piani di tapering della Fed e dall’aumento dell’inflazione importata.

Implicazioni per gli investitori

A causa dell’indebolimento della crescita, dei bassi tassi di vaccinazione e di politiche monetarie divergenti, ci aspettiamo che i mercati emergenti asiatici continuino a sperimentare deflussi di portafoglio, con conseguenti pressioni di deprezzamento per tutto il resto del 2021. Tuttavia, la maggior parte dei mercati asiatici sono ben posizionati per resistere a queste pressioni. Contemporaneamente, i Mercati Sviluppati asiatici beneficeranno delle riaperture, sostenendo probabilmente gli asset di rischio nella regione. Singapore è emersa come una chiara vincitrice, ma ci aspettiamo un rialzo sostenuto anche in Giappone, Corea del Sud e Hong Kong nel secondo trimestre 2021.

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