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Avatar di Marco Mairate 23 Luglio 2008 | 13:36
Dopo dodici mesi di passione, i mercati finanziari reagiscono in modo ‘isterico’ a qualsiasi notizia di mercato, positiva o negativa che sia. Quando si scende tutti ad urlare alla fine del mondo, quando si sale “il peggio è passato”…

Tutto risolto. Il 15 luglio scorso i mercati hanno toccato i minimi del 2008 e sembrava che tutto dovesse implodere un grande Armageddon. Oggi 23 luglio, diverse trimestrali dopo, il mondo e i mercati brindano al new deal, alla fine del massacro e alla ripresa del sistema finanziario.

Cosa ha fatto scattare questo ottimismo. Fondamentalmente tre cose: il calo del greggio (sceso sotto la soglia dei 130 dollari/barile); l’uscita di alcuni trimestrali di peso nel settore finanziario (Citigroup, Bank of New York Mellon, Jp Morgan, Merrill Lynch); il divieto (imposto dalla Sec) di vendere allo scoperto una black list di titoli finanziari.

Questi tre elementi hanno fatto letteralmente schizzare i titoli finanziari di oltre dieci punti percentuali dal fatidico 15 luglio (per Fannie Mae e Freddie Mac il progresso è stato molto più ampio) oltre ad aver fatto tornare il buon umore ai banchieri di mezz’Europa.

Certo sul piano pratico poco o nulla è cambiato, anzi. I principali gruppi finanziari coinvolti nella debacle dei mutui sub-prime stanno (s)vendendo asset per racimolare mezzi freschi e riportare i Core Tier sotto soglie ragionevoli e legali.

Le trimestrali, anche se migliori delle attese, spesso hanno visto il segno meno davanti alla voce utile netto (Wachovia ha registrato una perdita di periodo di 8,86 miliardi di dollari) tanto che le società finanziarie contenute nell’indice S&P500 hanno visto crollare i propri utili del 95% nell’ultimo anno; in Europa alcuni gruppi finanziari continuano ad essere in mezzo alla tempesta tanto da attirare l’attenzione delle Autorità di mercato sui tanti aumenti di capitali deliberati (Fortis in testa); il prezzo delle materie prime continua a rimanere sostenuto e anche il petrolio (nonostante la correzione dell’ultima ora) rimane una spina nel fianco dell’economia globale.

Il sentiment è il vero driver che fa muovere tutto, la summa delle notizie giornaliere pubblicate da centinaia di organi di stampa, il cui saldo giornaliero (positivo o negativo) può decretare il rialzo o il ribasso del mercato o del singolo titolo (il numero di trimestrali positive ha abbattuto quelle negative per 17 a 13).

Tutto questo fa tornare in mente lo scorso marzo. Il 15 marzo scorso infatti i mercati toccarono un nuovo minimo e così i titoli finanziari. Il settore finanziario sembrava prossimo a capitolare ma niente. Dopo un mese il mercato reagì positivamente e tutti a titolare “il peggio è passato, il mercato ha fatto i minimi”. Il 15 luglio, quattro mesi dopo, il mondo torna alla realtà e il mercato scende ampiamente sotto i minimi di marzo. Ora il mercato ha reagito nuovamente e tutti tornano a gridare “il peggio è passato”.

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