Mercati, il commento di Pimco sull’inflazione USA

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di Redazione 12 Agosto 2022 | 11:25

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO

Come previsto, sia l’inflazione headline che quella core si sono moderate a luglio (entrambe al di sotto del consenso, ma in linea con le nostre previsioni). Tuttavia, i dettagli del rapporto sono più rigidi di quanto sottinteso dalla deviazione del dato headline rispetto al consenso. Supponendo che i prezzi globali delle materie prime alimentari ed energetiche mantengano la loro recente flessione, giugno segna probabilmente il picco del tasso di inflazione headline su base annua. Tuttavia, il tasso annuo dell’inflazione core probabilmente riaccelererà in agosto e non raggiungerà il picco prima di settembre. Le categorie che hanno determinato la debolezza del dato core di luglio – tariffe aeree e alberghiere – tendono a essere più volatili, mentre le componenti più vischiose (affitti/affitti equivalenti del proprietario OER) sono rimaste stabili. Il dato odierno non ha modificato le nostre previsioni di inflazione core del 5,5% e del 3,5% su base annua, rispettivamente per il 2022 e il 2023, né ha cambiato le nostre prospettive a breve termine per la Fed.

Per quanto riguarda la Fed, questo rapporto sarà senza dubbio un gradito sollievo ma continuiamo ad assegnare una probabilità relativamente alta a un rialzo di 75 punti base a settembre. Le aspettative di inflazione a breve termine si sono moderate insieme ai prezzi dei generi alimentari e dell’energia. Tuttavia, nonostante il dato odierno, riteniamo che i funzionari della Fed saranno ancora preoccupati per la “tendenza” di fondo dell’inflazione, che sembra essersi nuovamente spostata verso l’alto. Gli indicatori core dell’inflazione (la media troncata della Fed di Cleveland, l’indicatore dell’inflazione sottostante della Fed di New York, l’indice sulla vischiosità dei prezzi della Fed di Atlanta), che sono i migliori predittori dell’inflazione futura, hanno tutti accelerato, con un aumento della profondità e dell’ampiezza delle pressioni inflazionistiche tra le voci del paniere dei prezzi al consumo. Ancora più preoccupante, la dinamica dell’inflazione salariale non è molto diversa. Anche l’inflazione salariale si è estesa dai settori dei servizi a basso salario e a bassa qualificazione a una serie di settori, occupazioni e livelli di competenza. L’indicatore salariale della Fed di Atlanta, che non soffre delle distorsioni dovute a variazioni nella composizione, è aumentato rapidamente – un comportamento che ricorda una curva di Phillips non lineare e/o un’accelerazione delle aspettative di inflazione. Inoltre, ciò è avvenuto nonostante una recessione della produttività, il che implica che il costo unitario del lavoro è aumentato in modo sostanziale, cosa che le aziende vorranno compensare aumentando i prezzi per mantenere i margini. L’inflazione del costo unitario del lavoro sembra crescere del 7% su base annua, il che storicamente implica un’inflazione core dell’IPC più vicina al 4%.

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