La resa dei conti

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di Redazione 14 Ottobre 2008 | 06:58
A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, ci sono 7 americani su 100 che sono seriamente preoccupati per le finanze delle loro famiglie. I sondaggi dicono anche che il 55% degli elettori andrà alle urne pensando principalmente al portafoglio e che con il 23%, l’indice di approvazione del presidente George W. Bush è più basso del minimo precedentemente registrato da Richard Nixon.

Arrivati a questo punto non c’e’ per lo staff presidenziale in disarmo più nessun “amico” banchiere che abbia degli interessi da difendere che possano anteporsi, almeno nell’immediato, a quelli della nazione. E con questi presupposti, ispirati anche dalle scelte europee effettuate nel fine settimana, i membri del gruppo di lavoro sui mercati finanziari presenteranno oggi un nuovo piano che prevede di attingere fino a 250 miliardi di dollari dal pacchetto da 700 (anzi , 850) miliardi di dollari già autorizzato dal Congresso.

Un annuncio di Bush è in programma alle 8.05, le 14:05 in Italia, e sarà seguito dalla conferenza stampa di Paulson e di Bernanke.

Le banche che si aspettavano di effettuare “gratis” lo scambio di spazzatura con soldi buoni,
immediatamente trasformabili in bonus miliardari, sono state convocate e informate del fatto che avrebbero dovuto immediatamente effettuare una ricapitalizzazione, con il governo acquisterà azioni privilegiate perpetue nelle banche. L’iniezione di capitale non è volontaria e Paulson ha spiegato che l’azione è una tantum e che tutti i partecipanti all’incontro avrebbero dovuto accettare. Secondo il Wall Street Journal alcuni banchieri presenti alla riunione erano recalcitranti ma hanno accettato quando è stato messo in chiaro che, per il bene dell’America, non avevano scelta.

I gestori di fondi hedge, gli operatori di mercato che nel finale della scorsa settimana hanno riavuto la possibilità di vendere allo scoperto i titoli e tutti gli inventori di “spazzatura finanziaria” sono stati avvisati: “Quando penserete di poter far soldi facili a spese dello stato, sfruttando le possibilità offerte da regole e consuetudini stabilite, noi per il bene dello stato le cambieremo”.

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