Crescita, alte le aspettative. Ma attenzione al fattore politico

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di Finanza Operativa 16 Febbraio 2017 | 14:00

a cura di Banca Intermobiliare

Nell’usuale scarsità di dati macroeconomici che segue la pubblicazione dei report mensili sul mercato del lavoro USA, è stata principalmente la politica a dettare il tono dei mercati finanziari:
– in uno dei suoi famigerati “tweet”, il Presidente USA Trump ha annunciato nel giro di due-tre settimane l’attesa riforma fiscale, da lui definita “fenomenale”;
– il primo contatto telefonico tra Trump ed il Presidente cinese Xi Jiping sembra essersi svolto con toni più cordiali rispetto al recente approccio della Casa Bianca nei confronti del detentore del maggior surplus della bilancia commerciale nei confronti degli Stati Uniti;
– la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha ritrattato le sue iniziali dichiarazioni circa la necessità di un’Unione Europea a due velocità;
– la candidatura di Fillon alle presidenziali francesi sembra aver ripreso quota, mentre la probabilità percepita di elezioni anticipate in Italia sembra essersi ridotta.

Il tweet di Trump sulla politica fiscale ha innescato nuovamente la “Trumplation”, l’insieme dei temi d’investimento che hanno meglio performato sui mercati finanziari dopo l’elezione di novembre; questi temi stavano languendo da metà dicembre per un mix poco favorevole di scarse indicazioni in materia di politiche fiscali espansive, accelerazione della crescita economica a livello mondiale (e non focalizzata solo gli USA) e posizionamento sovraffollato (che aumenta il rischio di brusca inversione di trend e pertanto induce cautela nella costruzione di nuove posizioni).

Effettivamente già da prima dell’insediamento alla Casa Bianca del 20 gennaio sembrava che l’attenzione della nuova Presidenza fosse focalizzata eccessivamente su temi non propriamente pro-crescita economica come le limitazioni all’immigrazione o le misure protezionistiche nei confronti dei principali partner commerciali come Messico, Cina e Giappone. Inoltre l’approccio dirompente del nuovo Presidente anche in politica estera faceva sorgere il dubbio che gli USA potesseri non essere più un alleato affidabile a livello diplomatico e militare, con conseguenze politiche internazionali tutte da verificare. L’approccio più conciliante verso la Cina e le rassicurazioni al Giappone sono quindi state accolte positivamente.

Ricalibrare l’attenzione dei mercati finanziari sulle politiche fiscali espansive era necessario per riattivare temi d’investimento come la sovraperformance dell’equity USA, il rialzo dei rendimenti dei Treasuries o l’apprezzamento del US$, sui quali nel frattempo il posizionamento degli investitori era diventato più favorevole dopo la fase di consolidamento.

I rischi di esecuzione, tuttavia rimangono molto elevati. In primo luogo, a differenza del commercio estero o della politica estera, la politica fiscale richiede il coinvolgimento del Congresso, che non è uniformemente favorevole ad espandere la politica fiscale a scapito dei conti pubblici. Sulla stessa riforma delle imposte è probabile che si proceda ad un approccio neutrale per il bilancio pubblico, con il taglio delle aliquote compensato dall’espansione della base imponibile. Se si considera che una delle riforme chiave della nuova Presidenza, l’abrogazione e sostituzione della riforma sanitaria di Obama, è già impantanata al Congresso, le prospettive di rapida attuazione delle riforme fiscali non sono promettenti. E’ quindi probabile che i mercati continuino ad affidarsi agli ordini esecutivi del Presidente, per esempio in tema di deregolamentazione, che sembrano destinati ad intensificarsi nei prossimi mesi, ma che hanno un impatto molto più mirato su singoli settori dei mercati.

Il maggior focus della politica economica sulla crescita è inoltre reso necessario dall’attenuarsi del flusso di sorprese positive sui dati macroeconomici, che segnala come le aspettative degli operatori sull’andamento dell’economia siano ormai piuttosto alte.

Sul fronte europeo, la tensione sui titoli di Stato dei Paesi periferici dell’Eurozona e della Francia sembra essersi attenuata, grazie agli sviluppi citati in apertura ed all’intervento di Draghi sull’irreversibilità della moneta unica che dovrebbe cercare di tenere a freno la costituzione di un premio per il rischio di convertibilità. La probabilità di una vittoria elettorale di Marine Le Pen in Francia rimane molto bassa e nessun sondaggio la dà vincente al secondo turno delle Presidenziali, ma è improbabile che gli investitori si lascino cogliere impreparati dal rischio di un evento potenzialmente distruttivo per l’intera Unione Europea e continueranno a posizionarsi in modo difensivo sui titoli di Stato francesi e degli altri Paesi periferici.

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