Soldi sotto il materasso in cerca di consulenza

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Nei portafogli degli italiani la liquidità e mattoni restano gli asset preferiti. Ma gli investitori continuano a non voler pagare l’advisory.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino7 dicembre 2019 | 21:23

Più fondi comuni e azioni nei portafogli delle famiglie italiane che riescono a risparmiare, ma la liquidità e gli immobili restano le forme di investimento ideali. Queste le tendenze dell’investimento del risparmio che emergono dalla ricerca Acri/Ipsos realizzata per la 95esima Giornata Mondiale del Risparmio che si è celebrata lo scorso 31 ottobre. C’è un 63% delle famiglie che propendono per la liquidità e un 48% che dichiara di risparmiare soprattutto perché preoccupato per il futuro. Tra chi è riuscito a risparmiare nell’ultimo anno cresce nettamente la percentuale di coloro (dal 21% del 2018 al 31%) che ha preferito non effettuare alcun investimento e mantenere la liquidità. In compenso secondo il rapporto 2019 Consob sulle scelte d’investimento delle famiglie italiane, gli investitori assegnano un ruolo chiave alle competenze del consulente sia nella fase di avvio sia nel corso della relazione. La maggior parte degli investitori tende a seguire sempre il consiglio ricevuto.

Nel caso in cui  il consiglio non fosse compreso, tuttavia, la maggioranza degli intervistati cercherebbe di approfondire rivolgendosi anzitutto allo stesso consulente. Più del 50% degli investitori, però, non è in grado di identificare i tratti distintivi del servizio di consulenza in materia di investimenti. La scelta del consulente è guidata prevalentemente dalle competenze del professionista, seguita dalla fiducia che questi riesce a ispirare nel cliente e dalla segnalazione proveniente da un soggetto ritenuto affidabile (famigliari, amici, istituto bancario di riferimento). La sfiducia, inoltre, è il disincentivo principale alla domanda di consulenza. In linea con i driver che guidano la scelta del professionista, le aspettative degli investitori nei confronti del consulente riguardano soprattutto le sue competenze, l’assenza di conflitto di interessi e il supporto a decisioni informate. La remunerazione della consulenza rimane un elemento poco considerato, sia perché la maggioranza degli individui ritiene che il servizio sia prestato a titolo gratuito sia perché la disponibilità a pagare è molto bassa anche tra gli investitori assistiti da un esperto.

La relazione con il consulente è prevalentemente di medio- lungo periodo, come attesta il fatto che il 50% degli investitori assistiti non ha mai cambiato il professionista, mentre il 18% lo ha fatto perché insoddisfatto del servizio ricevuto.
Gli intervistati quasi sempre riconoscono l’importanza dello scambio informativo con il consulente, anche se in maniera non omogenea rispetto alla tipologia di informazioni da condividere. Nell’ambito della relazione con il consulente, prevale la propensione a seguire sempre la raccomandazione ricevuta in circa il 60% dei casi; meno del 20% si documenta sempre, consultando fonti informative alternative; meno del 5% chiede sempre una seconda opinione.


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