Doris e Nagel, sposi perfetti

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 16 Gennaio 2020 | 09:50

Credo che noi dobbiamo essere aperti al contributo di tutti, specialmente di imprenditori del livello di Leonardo Del Vecchio”. Così Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, ha risposto qualche giorno fa a chi gli chiedeva se ritenesse auspicabile l’ingresso nel patto di Mediobanca del fondatore di Luxottica. A domanda se ne avesse parlato direttamente con Leonardo Del Vecchio, Doris ha precisato: “No, di questo non ne ho parlato con nessuno, quindi vedremo. Se sono rose fioriranno”. Eppure lo stesso Doris e il figlio Massimo, subito dopo il blitz del re degli occhiali salito al 10% di Mediobanca con modalità che hanno fatto scattare un’indagine della Consob e un’inchiesta della procura di Milano, avevano entrambi difeso pubblicamente l’operato di Alberto Nagel, a.d. di Piazzetta Cuccia. Ora, invece, Doris agita il ramoscello d’ulivo verso Del Vecchio mentre con la cassaforte di famiglia Finprog continua a comprare azioni Mediobanca e ne ha arrotondato la quota al 3,7%.

Perché? Nei mesi scorsi sono circolate a cadenza ciclica indiscrezioni di possibili aggregazioni tra Piazzetta Cuccia e realtà importanti del wealth management, da Azimut a Banca Generali fino a Fineco. Ma secondo alcuni consulenti ed esperti il matrimonio in questo settore che avrebbe più senso industriale per Mediobanca è quello proprio con Banca Mediolanum e del resto Nagel e i Doris sono stati soci a lungo nella private Banca Esperia. Quali sarebbero i vantaggi per Mediolanum? 1. La possibilità di migliore sfruttamento del mercato private, attualmente poco presidiato dalla banca dei Doris. 2. L’evoluzione della piattaforma di strumenti digitali a disposizione dei clienti e dei consulenti finanziari, grazie allo sfruttamento della piattaforma di CheBanca! di Mediobanca. 3. La valorizzazione della clientela imprenditori/imprese, presente in quota rilevante nella customer base di Mediolanum. 4. Una maggior efficacia commerciale di un modello con reti specializzate. 5. La valorizzazione delle fabbriche di asset management, grazie all’aumento della scala dimensionale dovuta alla fusione con le fabbriche di Mediobanca. 6. Il raggiungimento di economie di scala: strutture/ personale di sede; sistemi di corebanking; logistica; formazione; marketing e promozione. 7. Il rafforzamento del management team. E quali sarebbero i vantaggi per Mediobanca? 1. L’accelerazione della crescita nel settore del wealth management, uno degli assi chiave del nuovo piano industriale di Nagel. 2. Una migliore caratterizzazione della rete dei consulenti di CheBanca!, che potrebbe essere focalizzata sulla clientela private in parallelo alla rete Mediolanum che sarebbe invece focalizzata sui clienti mass/affluent. 3. La valorizzazione delle fabbriche di asset management, grazie all’aumento della scala dimensionale dovuta alla fusione con le fabbriche di Mediolanum. 4. La possibilità di offerta dei servizi per le imprese e imprenditori alla clientela di Mediolanum. 5. La possibilità di sviluppo in house di tutta la filiera di gestione dei prodotti alternativi (per esempio i Pir, gli Eltif, il private debt, il private equity…), una delle asset class con maggiore potenziale di crescita nel medio termine. 6. Il raggiungimento di economie di scala. 7. Una stabilizzazione dell’assetto azionario. Tutti buoni motivi per capire che forse dietro le mosse di Doris c’è molto altro.

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