L’emiro punta su Milano

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio19 aprile 2019 | 08:25

L’obiettivo è selezionare le eccellenze italiane che vogliono investire nei mercati del Golfo e del Medio Oriente. È questo il mestiere del nuovo private office di Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum che ha appena aperto i battenti in pieno centro a Milano, con un’idea chiara: favorire l’apertura delle aziende italiane negli Emirati Arabi Uniti. “Puntiamo a selezionare eccellenze imprenditoriali italiane in vari settori, dalla difesa alle infrastrutture, dall’energia alla moda. Quello che conta è che siano interessate a vendere servizi e prodotti negli Emirati, stringere partnership, sviluppare il business e usare il nostro hub per accedere anche ad altri mercati del Golfo e del Medio Oriente”.

 

Il valore del made in Italy

È cominciato con queste parole l’incontro con Hisham Al Gurg, amministratore delegato del nuovo private office, raggiunto nei nuovi uffici di Milano, in via Dei Piatti, a due passi dal Duomo. “Per noi il made in Italy ha un grande valore e quello italiano pensiamo sia un mercato molto interessante, con una capacità di spesa in forte crescita e con investimenti straordinari anche per l’effetto di Dubai 2020 e i suoi 25 milioni di visitatori attesi”, ha precisato Al Gurg, affiliato alla famiglia reale. Gli Emirati, per il momento, importano dall’Italia solo il 5% del totale; per questo il potenziale è ampio. Quello di Milano è il quinto private office degli Emirati in Europa, il 13esimo nel mondo. Il private office di Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum fa riferimento a uno dei rami della famiglia reale di Dubai e opera attivamente per facilitare l’ingresso e lo sviluppo di aziende straniere nel mercato degli Emirati, selezionando casi di successo.

 

Il partner italiano per portare il made in Italy negli Emirati

Il partner italiano è R&P Consulting, studio di consulenza che, dal 1979, supporta le imprese italiane nella crescita, migliorandone performance e competitività. Ma, ha tenuto a sottolineare Al Gurg, “non operiamo come semplici sponsor perché lavoriamo come sviluppatori delle aziende con un team che segue tutte le fasi dell’investimento”. E ha aggiunto: “vogliamo aiutare gli stranieri ad essere efficienti sul nostro mercato. L’obiettivo è identificare società con prodotti o servizi unici e di nicchia e ci fidiamo molto dei nostri partner di R&P Consulting, dato che hanno una lunga esperienza sul mercato”. Prodotti e persone, differenze culturali, tassazione, educazione. Sono tutti aspetti toccati da Al Gurg che insiste sul concetto del timing: “questo è il momento perfetto per far conoscere il made in Italy non sono al Medio Oriente ma al mondo. Per questo pensiamo che l’Expo di Dubai 2020 sia una grandissima opportunità per gli italiani che intendono diversificare il loro business”. Ma ci vogliono criteri ben definiti. Quali? “Quello che chiediamo è di essere veloci nei processi decisionali e di avere un approccio al business di stampo internazionale. Se si analizza troppo, non si va avanti. Ci aspettiamo energia e ottimismo da parte delle aziende italiane”, ha sottolineato Al Gurg. Gli imprenditori italiani, quindi, dove vigono forte burocrazia e alta tassazione “sono costretti a una svolta culturale. Qui è tutto veloce e più snello. Bisogna adattarsi e capire che questo è un mondo che viaggia su altre regole”, ha precisato Andrea Raimondi, executive director del private office e partner di R&P.

 

Agevolazioni fiscali per le eccellenze made in Italy negli Emirati

Gli utili prodotti negli Emirati sono esentasse ma, nel caso in cui si pagassero dividendi in Italia, si applicherebbe una tassazione dimezzata (12%) se l’investimento produce beni e servizi destinati al mercato locale. “Il nostro primo obiettivo rimane quello di facilitare le partnership di aziende di eccellenza italiane negli Emirati ma possiamo anche attirare aziende degli Emirati e di altri Paesi del Golfo e del Medio Oriente a venire a investire in Italia”, ha aggiunto Al Gurg. È stata una relazione di fiducia quella che ha permesso la costruzione del ponte tra il private office emiratino e R&P che ha portato alla fondazione di Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum Private office Italy. R&P Consulting, come ha spiegato Andrea Raimondi, ha legato il proprio nome ad Arte Fiera per sostenere l’arte come valore universale, con un occhio di riguardo verso il contemporaneo, privilegiando le manifestazioni più riconosciute a livello internazionale. “L’arte contemporanea è insieme una fonte di investimento e un processo di crescita, sintesi di cultura e mercato, in un contesto culturale ed economico in grande e continua evoluzione come quello degli Emirati”, ha sottolineato Raimondi. R&P consulting sta selezionando varie aziende. L’importante è che abbiano interesse ad aprire una sede negli Emirati. Finora hanno aderito la società Village che ha fornito servizi per l’Expo di Milano e parteciperà ai tender per l’Expo di Dubai 2020 e la Wolf di Vipiteno che ha costruito le 500 casette di legno per il terremoto dell’Aquila.

 

Prendere decisioni rapide, ciò che serve per fare business

“La nostra forza è prendere decisioni, prendere rischi e farlo in fretta”, ha detto ancora l’ad. E ha concluso: “per noi tutto comincia con una relazione umana. Il concetto di ‘Trust’ è essenziale. Stabilito il rapporto fiduciario, guardiamo all’unicità del business, alla solidità del track record, alla qualità del management. Non ci interessa tanto la dimensione di un’azienda ma la sua capacità di crescita”. E ha spiegato ancora Raimondi: “ci abbiamo messo due anni per costruire un rapporto di fiducia con la famiglia reale e adesso è solidissimo. Per stringere rapporti di tipo professionale con questo mondo è fondamentale capire l’aspetto della relazione. Il gap culturale, infatti, è la causa numero uno dei fallimenti delle aziende che vogliono fare business qui”.


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