Ragaini (Banca Generali): “così ci siamo riorganizzati”

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Un strategia multiboutique e una nuova suddivisione dei team di gestione per la banca del Leone. Ne parla a BLUERATING il vice direttore generale.

Avatar di Redazione11 giugno 2019 | 09:45

L’articolo è stato pubblicato sul numero di giugno di BLUERATING

Due miliardi di raccolta in 4 mesi e oltre 61 miliardi di masse per Banca Generali tornata a correre in questa prima parte del 2019 grazie al continuo ampliamento dell’offerta e all’impegno sulla struttura esistente dei propri consulenti. Questi dagli ultimi dati Assoreti viaggiano ormai oltre i 30 milioni pro-capite confermando la continuità nel percorso di crescita. Sul fronte dell’offerta la società sta accelerando nella consulenza evoluta, che ha superato i 3 miliardi di masse, e anche le gestioni hanno mostrato un andamento positivo nel primo trimestre. “Dopo un ultima parte del 2018 molto difficile, in cui sono mancate le decorrelazioni tra le diverse asset-class e la volatilità ha penalizzato il gestito, le rassicurazioni dalle banche centrali ad inizio 2019 hanno favorito una ripresa” spiega Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali che ha nelle scorse settimane ha presentato ai propri consulenti un nuovo concept all’interno della divisione di asset management, proprio per ricercare maggiore diversificazione rispetto ai trend di mercato. “Le difficoltà dell’asset management lo scorso anno hanno spinto tutti gli operatori a ragionare su strutture meno rigide e a graduali rafforzamenti nelle partnership o collaborazioni che riportano in primo piano le strategie multiboutique come percorso di crescita” aggiunge il manager della banca private. Da qui nasce la riorganizzazione delle gestioni intorno a otto team (gestioni Relative, Total Return, Personalizzate, Alternative, Quantitative, Family Office, Nextam, e Main Street) con linee e strategie diverse, ciascuno responsabile delle proprie scelte gestionali, dei risultati e della comunicazione inerente ai propri prodotti. A questo si aggiungono poi le collaborazioni sempre più strette con una serie di partner dalle competenze specifiche sia in campo finanziario sia industriale, come Nextam, specializzata nella gestione di grandi patrimoni utilizzando un basso turnover del portafoglio e puntando sullo stock picking, oppure Mainstrett nell’universo Esg.

Nell’asset management di Banca Generali si è poi lavorato al governo del rischio distinguendo in modo analitico tre fasi differenti: monitoraggio, misurazione ed intervento. “Abbiamo rivisto il processo di Risk Management, riorganizzato intorno alle esigenze dei team gestionali che operano a loro volta con linee guida diverse l’uno dall’altro; ognuno ha infatti propri obiettivi, un proprio ambito di azione su cui investire, propri obiettivi di linee, stile, da combinare su misura alle esigenze personali del cliente finale”. Un elemento distintivo che sottolinea Ragaini è quello dell’esperienza del team della banca sui prodotti alternativi ed illiquidi che nel medio periodo riescono ad avere un elevato grado di decorrelazione rispetto alle tradizionali asset class. “Crediamo sia importante continuare ad innovare anche nelle gestioni patrimoniali che rappresentano una colonna fondamentale dell’infrastruttura del Private Banking garantendo efficienza operativa, tempismo sul mercato ed ottimizzazione degli investimenti”.

 


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