Consulenti Finanziari – Quando il Pac si tramuta in pacco

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Massimiliano Siviero, professionista fee only di Torino, apprafondisce l’analisi di uno strumento di investimento molto utilizzato: il Pac. Ecco come evitare brutte sorprese..

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti31 agosto 2009 | 09:00

Alcuni risparmiatori chiedono se sia il momento giusto o meno di fare un PAC (Piano di accumulo del capitale, da distinguere dal PIC – piano di investimento del capitale) e con quale frequenza e scadenza, spesso “sollecitati” dai loro tradizionali “interlocutori di fiducia riguardanti gli investimenti finanziari”. Ma occorre prestare molta attenzione a questi “programmi di investimento” in quanto nella stragrande maggioranza dei casi si nascondono costi che vanno ad aggiungersi alle non poco probabili inefficienze del fondo comune di investimento su cui si realizza il PAC.
Se da un lato il PAC consente di entrare sul mercato determinando nel tempo un prezzo medio di carico che permette di “addolcire” il peso delle variazioni sfavorevoli, dall’altro le commissioni annue su tale investimento possono anche arrivare al 10%! Quindi, fare o non fare il PAC? Innanzitutto, se un PAC viene fatto con le banche tradizionali si consiglia di contrattare quanto possibile le commissioni per singolo versamento (commissioni più spese fisse).

Diversamente, se fatto con banche on line, spesso risulta difficile poter contrattare le commissioni, dipende certamente dal “potere contrattuale” del cliente. Pertanto, occorre fare una valutazione: le commissioni che vado a pagare per singolo versamento mensile, ad esempio, mi vanno a compensare i benefici in termini di costo medio di carico che ottengo? Questa valutazione risulta però di difficile verifica a priori, occorrerebbero delle simulazioni.
Quindi, per ridurre il peso delle commissioni annue (determinate dalla commissione pagata per singolo versamento) si potrebbe effettuare un versamento ad esempio trimestrale o semestrale, di importo pari alla somma dei versamenti mensili che si sarebbero effettuati. In questo modo si smusserebbero un po’ i costi e l’investimento risulterebbe più efficiente.

Inoltre, è risaputo che con i PAC, essendo automatici, non è possibile indicare un prezzo limite, condizione molto importante soprattutto per l’inserimento di ordini di acquisto di quote di un ETF. Attualmente, i differenziali di prezzo bid-ask degli ETF possono risultare in taluni momenti relativamente ampi e pertanto un monitoraggio dei prezzi al fine di spuntare quello a migliori condizioni è fondamentale.
Eventualmente, valutare l’alternativa del PAC “fai da te”: acquistare quote di fondi al verificarsi di determinate condizioni di mercato (ad esempio in sede di correzione), inserendo altresì un prezzo limite nel caso di acquisto di quote di ETF.
Quindi, prima di sottoscrivere un PAC è molto importante valutare le commissioni e le spese fisse che vengono trattenute dall’intermediario per singola rata, effettuare eventuali contrattazioni di queste e chiedersi: il “costo” è giusto?

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