Fideuram, l’Ipo piace di più

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In merito al futuro di Banca Fideuram si viaggia ancora nel terreno delle indiscrezioni, e i protagonisti della vicenda sembra che abbiano deciso di mantenere un atteggiamento diplomatico. Meglio evitare lo scontro frontale.

di Redazione4 dicembre 2009 | 09:20

E, anche se conferme dalle parti coinvolte non ne arrivano, il momento della verità su Fideuram si avvicina.
Le ultime voci parlano di un consiglio di Intesa Sanpaolo il prossimo 15 dicembre, durante il quale si discuterà anche del futuro della rete di promotori finanziari. Ma siamo ancora sul terreno dei rumors (appunto).
Di sicuro oggi c’è la strategia degli attori in campo. Attori che, nonostante la pre-tattica che accompagna una partita così importante, non nascondono le proprie intenzioni. Su tutti la capogruppo Intesa Sanpaolo che, per voce del suo stesso amministratore delegato Corrado Passera, ha nuovamente espresso il desiderio di liberarsi degli oltre 3.000 promotori finanziari della storica rete guidata da Matteo Colafrancesco. “Fideuram? Non c’è nulla di nuovo da dire. Da sempre pensiamo che abbia una sua logica collocazione in Borsa”. Così si è espresso Corrado Passera. Precisando, però, che il gruppo è pronto a valutare “tutte le possibilità”. Ovvero la cessione non è ancora esclusa. E, d’altronde, come sottolineato anche dagli analisti di Centrosim, la cessione di un pacchetto di maggioranza a un operatore del settore rimane, al momento, più interessante per il venditore. Non dimentichiamo che Ca de’ Sass, in caso di cessione, punterebbe a ricavare almeno 3 miliardi, il che significherebbe pagare Fideuram il 5% delle masse, quando sul mercato il costo dei migliori promotori si ferma al 2,5%. Vero è che, anche nel caso di una quotazione, la plusvalenza per Intesa Sanpaolo è assicurata. Soprattutto considerando la crescita di valore e appeal di Banca Fideuram, anche alla luce dello scudo fiscale che sta facendo lievitare raccolta e patrimonio di banche e reti di promozione finanziaria. I private banker del gruppo Intesa Sanpaolo hanno raccolto ad ottobre 101,6 milioni di euro, dovuti soprattutto ai forti flussi registrati nel gestito, che ha ottenuto, secondo gli ultimi dai Assoreti, un risultato di 133,4 milioni. La quotazione ha anche un altro lato positivo: consente di fidelizzare maggiormente la rete. E, last but not least, troverebbe, probabilmente, maggior consenso tra i private banker Fideuram che hanno fatto sentire la loro voce tramite quel Coordinamento Nazionale fondato nel 2005. Voce che non lascia spazio a interpretazioni: “è stato dato mandato al Comitato Direttivo di esplorare tutte le eventuali opportunità di coinvolgimento diretto della Rete dei Private Bankers nelle ipotetiche future operazioni straordinarie” hanno scritto in una nota ufficiale. Che tradotto significa: siamo pronti anche a rilevare una parte della società. Ma in questo momento dal Comitato Direttivo fanno sapere che non ci sono le condizioni per poter valutare correttamente le dichiarazioni intorno a Fideuram. Anche se tali voci provengono dallo stesso Corrado Passera. Al momento è stata solo indicata una strada, ma il dibattito è ancora fermo alle indiscrezioni. Quello che è chiaro è la volontà espressa dalla rete dei private banker di seguire con forte attenzione l’evoluzione di eventuali iniziative proposte dall’azionista unico.
Volontà accompagnata da una forte consapevolezza riguardo al valore dei private banker, ulteriormente “rafforzato dagli eventi straordinari accaduti negli ultimi anni”. Valore che rende il Coordinamento Nazionale dei Private Bankers di Fideuram un soggetto con ‘diritto di parola’ e pronto a intervenire in una delle future operazioni. Assumendo eventualmente una responsabilità diretta, anche se questo dovesse comportare una partecipazione al capitale della società.
Sull’ipotesi cessione i private banker Fideuram non si esprimono ed evitano di dare giudizi sui nomi finora emersi: Exor, Banca Leonardo e Santander. “Chiara e manifesta è l’attenzione affinché eventuali, e ad oggi solo accennate, iniziative non sminuiscano, ma anzi valorizzino, i valori fondanti, peculiari e distintivi della nostra Banca, vero punto di riferimento per tutta l’industria finanziaria”. È questo ad oggi l’unico commento ufficiale sul tema cessione firmato dal Coordinamento Nazionale dei private banker.
Un commento che (aggiungiamo noi) apre le porte soprattutto al tema Ipo. Anche perché essere venduti non è mai piacevole.

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