Fondi comuni – Scommessa sudamericana

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Segno più a Brasile e Perù. Parola di Alexander Gorra (BNY Mellon).

di Redazione28 aprile 2011 | 09:30

Parlare di Bny Mellon Asset Management, una realtà da oltre un trillione di dollari di apporti dedicati, significa rapportarsi a un “macromondo” di competenze finanziarie, dove le varie case “specializzate” si identificano con costanza attraverso la condivisione di un ideale comune: l’eccellenza nella gestione. Di questo gruppo fa parte la “boutique” Bny Mellon Arx, costituita nel gennaio 2008 come risultato dell’acquisizione di Arx Capital Management da parte di Bny Mellon. Una società specializzata in strategie di investimento azionarie long/short, longonly multistrategy e del reddito fisso sul mercato sudamericano. Un mercato, quello del Sud America, ricco di opportunità pronte a far gola a un investitore in cerca di rendimenti fuori dal coro; per conoscerlo meglio BLUERATING ha intervistato Alexander Gorra, direttore di Bny Mellon Arx.

Dott.Gorra, iniziamo con uno sguardo alle opportunità di questa area attraverso la vostra proposta dedicata, ovvero il Latin America Infrastructure Fund. Quale strategia di portfolio adottate?

Le politiche sulle infrastrutture rappresentano un’evidenza della volontà di crescere di una nazione. Per un’area emergente come quella Sudamericana, gli investimenti di questo tipo sono di conseguenza in decisa ascesa ed è per questo che ritengo molto interessante l’opportunità di sfruttare questo tipo di dinamica anche in un’ottica finanziaria. Ad evidenza di questo ragionamento basta osservare che, nonostante il rally del 2009, le azioni dedicate a questo settore sono riuscite a garantire dei multipli di borsa in taluni casi superiori alla media di altre aree, come ad esempio quella europea. E tra le nazioni più attive al mondo a livello di investimenti nelle infrastrutture abbiamo il Brasile, con una pianificazione da 229 miliardi di dollari di apporti tra il 2010 e il 2015. In merito alla gestione, abbiamo circa 35 nomi nel portfolio, combiniamo un approccio bottom- up con una strategia topdown. Non siamo vincolati da un benchmark.

Lei prima ha citato il Brasile. Non per nulla quando si parla di America Latina, in realtà quasi tutti parlano del Brasile. Ma le opportunità nel Sudamerica sono da ritenersi limitate a questa nazione?

Una cosa è il mercato del capitale, un’altra è l’economia reale. Il Brasile e, in parte, il Messico sono gli unici paesi ad avere una massa critica di consumatori. Perù e Cile hanno piccoli mercati di consumatori, e sono concentrati sulle materie prime. L’Argentina ha distrutto ai tempi della crisi i suoi mercati di capitale e non si è ancora ripresa. La Colombia è un mercato potenzialmente interessante ma ancora molto poco liquido. Per quanto riguarda il portfolio del fondo, il Brasile occupa tra il 70% e il 72%, il 20% al Messico e il restante 8% – 10% è occupato da altri paesi. Un maggiore livello di cooperazione politica interstatale potrebbe migliorare sensibilmente le cose. Negli ultimi sei mesi abbiamo visto i capitali uscire dai mercati emergenti, ma il Brasile ha un basso rischio politico: per investire in infrastrutture è necessario avere fiducia nel potenziale di lungo termine di un paese. La valuta è molto stabile. Più in generale, anche se l’America Latina tende a crescere meno dell’Asia, le società sono meglio gestite perciò i rendimenti per gli investitori sono più alti.
 
In merito alle opportunità di crescita del segmento emergente c’è chi si dice preoccupato degli inflazionistici. Qual è la sua opinione su questo tema?

Il Brasile stava crescendo troppo, il nuovo governo ha il governo ha annunciato 50 miliardi di real di tagli nella spesa federale per il 2011: ha rimosso insomma una parte del programma di stimolo fiscale e i tassi di interesse sono stati alzati. Il rapporto debito/Pil continua a scendere. Le esportazioni verso la Cina, che corrispondono al 2% del Pil (il 20% delle esportazioni totali) sono soprattutto di fagioli di soia (un bene la cui domanda è piuttosto non elastica) oltre a un minerale come il ferro. Specifiche società allora potrebbero soffrirne, ma non certo l’economia reale.

Qualche titolo?
Petroleo Brasileiro, Itausa, Vale, Ultrapa Participacoes, Tele Celular Sul Participacoes, Bradespar, Tractebel Energia, Aes Tiete, Banco Bradesco. Tra i settori, l’energia occupa una posizione del portafoglio intorno al 18%, i finanziari e i materiali del 17%, le utility del 16% e le tlc del 13% 

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