US Small cap per sovraperformare i mercati

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La diversificazione geografica è ormai presente da diversi anni nei portafogli della clientela retail italiana, grazie allo sviluppo dei prodotti, a gestione attiva e passiva,…

Biagio Campo di Biagio Campo4 dicembre 2009 | 11:00

… sui mercati emergenti ed internazionali, continuiamo invece ad osservare come i risparmiatori tendano a trascurare la diversificazione settoriale, ed in particolare la ripartizione tra aziende di grande e piccola dimensione.
Queste ultime infatti non vengono ricomprese negli etf che hanno un effettivo mercato secondario in Italia, dati gli esigui scambi sul Russell 2000, né trovano grande spazio nei fondi comuni, in primo luogo per la difficoltà del gestore nel selezionare titoli di qualità, con un buon grado di liquidità, ma anche per la complessità di trovare la giusta dimensione patrimoniale del fondo, che deve essere in grado di garantire la redditività per la casa prodotto, senza alterare il mercato di riferimento. Le serie storiche evidenziano una sovraperformance a favore delle società di piccole dimensioni; se confrontiamo, a partire dal 1925, il rendimento offerto, su base annua, dallo S&P 500 (9,4%) e dalle small cap statunitensi (10,6%), incluse nell’indice calcolato dal CRSP (center for research in security prices di Chicago), osserviamo un significativo differenziale di 1,2 punti annui. Inoltre, a partire dal 1980, le small cap statunitensi hanno sovraperformato il mercato, dopo le fasi di bear market, e durante il secondo trimestre 2009 l’indice Russell 2000 ha visto i migliori rialzi trimestrali dall’aprile 2003. Quando si parla di investimento in aziende di piccole dimensioni, un punto di riferimento a livello internazionale è Royce, società del gruppo Legg Mason, fondata nel 1972 da Charles M. Royce.
Sempre lontana dagli eccessi di Wall Street e dalla speculazione, la capacità di Royce è stata quella di instaurare un fortissimo legame con il territorio statunitense, ma non solo, per entrate in contatto con il variegato mondo delle small cap.
La visione di mercato a breve termine di Royce, sintetizzata da Chuck Royce, chief investments officer e portfolio manager, è quella di una salutare correzione: “Il rally azionario ha registrato uno sviluppo straordinario, ma non credo che questo tipo di rialzo, forte e dinamico, possa continuare a lungo. Non penso che una correzione compresa tra il 10-15% sia sorprendente e credo che presto entreremo in un periodo dove i rendimenti di lungo periodo saranno storicamente più positivi e normalizzati. Assisteremo inoltre ad una rotazione più generale tra titoli azionari small-cap e large-cap”. Royce si aspetta che la prossima fase del ciclo di mercato, sebbene probabilmente meno dinamica, sarà caratterizzata da interessanti opportunità, come spiega Whitney George, portfolio manager del Royce Smaller Companies Fund.
“Il fatto che molte società small cap siano state in grado di crescere durante gli ultimi mesi, nonostante operassero a meno della metà delle loro capacità, dà segnali promettenti sia in termini di recupero che di potenziale” ha chiarito George. Sul processo di selezione titoli, vantaggio competitivo nella casa di gestione statunitense, la visione di Royce è orientata al lungo periodo, come spiega George: “L’attuale mercato ribassista ha certamente reso il nostro processo di selezione dei titoli più interessante, specialmente nel settore micro-cap. Con parecchie società micro cap e small cap che stanno crescendo ogni giorno di più, la nostra sfida è di non aprire troppe posizioni ma scegliere le azioni dove vediamo valore senza tirare a indovinare la direzione che potranno prendere i mercati”. A livello settoriale George predilige il gas naturale, “è una fonte energetica con un prezzo conveniente, che adesso si trova in abbondanza e molte persone lo stanno probabilmente scegliendo perché economico, in pochi anni la domanda potrebbe crescere molto velocemente e guidare l’aumento dei prezzi”; buone anche le prospettive dei fertilizzanti, “meno fertilizzante è stato utilizzato nei campi quest’anno più c’è ne vorrà in futuro, perché i minerali e le sostanze nutritive si sono esaurite nel processo di crescita dei raccolti e c’è a livello mondiale un numero crescente di persone da sfamare”.

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