Zancanaro (Aipb): private banker, una professione che cambia

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di Diana Bin 29 Maggio 2013 | 14:47
A pochi giorni dalla sua nomina alla presidenza dell’associazione italiana orivate banking, BLUERATING ha intervistato Maurizio Zancanaro, a.d. di banca Aletti.

Maurizio Zancanaro (nella foto), amministratore delegato di Banca Aletti e nominato da pochi giorni presidente di Aipb (qui la notizia), ha condiviso con BLUERATING idee e impressioni sul settore del private banking e sul ruolo dei professionisti che vi lavorano. Ecco l’intervista.

Un primo commento da neo presidente di AIPB: in quale direzione si muoverà nei prossimi tre anni l’attività dell’associazione? Ha già in mente delle iniziative nel breve periodo?

Tre sono i punti del programma triennale che stiamo sviluppando: l’evoluzione del private banking dall’asset allocation al wealth management nel contesto economico italiano, l’evoluzione del private banker da gestore di relazione a manager di un team di esperti, l’evoluzione di Aipb dall’Italia al resto del mondo. Riguardo il terzo punto va segnalato che da diversi anni Aipb collabora con le associazioni di categoria, gli ordini professionali e le università per realizzare progetti di ricerca e appuntamenti di approfondimento su tematiche finanziarie e assicurative finalizzati alla comprensione delle tendenze in atto nel mercato italiano del private banking. L’evoluzione del settore dall’asset allocation al wealth management apre l’opportunità a confronti internazionali con i mercati esteri. L’associazione – che oggi raggruppa tutti i maggiori player che operano direttamente o indirettamente per lo sviluppo del private banking in Italia, monitorando l’evoluzione attraverso analisi sia lato industria sia lato clientela – allargherà il proprio campo di analisi e confronto per lo sviluppo di nuovi benchmark internazionali.

In che modo sta cambiando la figura del private banker e perché?

Si assiste oggi ad un cambiamento sostanziale nelle modalità di interazione tra cliente, private banker e team di esperti a supporto. Se oggi nel 76% dei casi analizzati il cliente ha come punto di riferimento principale ancora il suo private banker, si comincia a rilevare che gli incontri si svolgono in maniera differente rispetto al passato. A seconda del modello di business della banca di appartenenza, il private banker gode di maggiore o minore autonomia nella personalizzazione del portafoglio del proprio cliente e se questa è la fase delicata in cui gioca un ruolo importante la gestione del conflitto di interesse, il valore della relazione personale tra cliente e banker conferma l’importanza relativa che il cliente stesso assegna alla questione. L’86% dei clienti private ritiene che il suo referente protegga in ugual misura i suoi interessi e quelli dell’istituto per cui lavora, dimostrando un certo pragmatismo e distacco nei confronti di uno degli argomenti che più animano il dibattito mediatico tra le diverse industrie. Questa evoluzione sta portando quindi cambiamenti sostanziali ma, contemporaneamente, sta mostrando che cosa rappresenta il punto fermo del private banking: ai cambiamenti normativi, di mercato, culturali e tecnologici si contrappone infatti la costanza degli indicatori che mostrano l’ importanza attribuita dal cliente alla relazione personale con il consulente finanziario di riferimento, al fabbisogno di consulenza e all’apprezzamento per un servizio specializzato e definito sulla base della singola storia familiare.

Quali sono le priorità per il settore del Private Banking in Italia?

La ricchezza delle famiglie private italiane è in contrazione. L’andamento macroeconomico spiega il segno per la prima volta negativo del net inflow del valore stimato delle masse, diminuzione che pesa circa 2 miliardi di euro. Il mercato servito dal private banking , che rappresenta ad oggi il 49% delle masse finanziarie totali, ha raggiunto invece i 440 miliardi di euro a fine 2012, grazie all’andamento estremamente volatile ma positivo del mercato, che ha portato ad un 6,4% di effetto performance sugli asset gestiti.

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