Mifid 2, le banche in ritardo nell’applicarla

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Andrea Telara di Andrea Telara 30 Gennaio 2018 | 09:06
Il quotidiano Mf racconta i casi di UniCredit e Creval, dove non tutti i dipendenti che offrivano servizi finanziari fino all’anno scorso hanno oggi i requisiti per continuare a operare ai sensi della direttiva europea.

In ritardo o un po’ in difficoltà nell’applicazione completa della direttiva Mifid 2. Sono così, secondo quanto racconta il quotidiano Mf, diverse banche italiane che hanno dovuto fare aggiustamenti nella rete dopo l’entrata in vigore della direttiva europea sui servizi finanziari. Dopo aver documentato i casi di Mps e Banco Bpm,, Mf cita alcune fonti sindacali per documentare qualche difficoltà di applicazione della Mifid 2 nella rete di UniCredit e del Creval. Le maggiori sigle dei lavoratori bancari (Fabi, First-Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) sottolineano che oggi, dentro il gruppo UniCredit, il 6% del lavoratori del private non ha i requisiti per operare previsti dalla direttiva.

Stesso discorso per l’8% degli addetti retail, il 3% di quelli corporate e il 2% dell’area small business. Di conseguenza, nel loro lavor , questi dipendenti dovranno essere affiancati da un tutor. Va ricordato infatti che la Mifid prevede che chi presta servizi di consulenza finanziaria allo sportello abbia un minimo di anni di esperienza e determinati titoli di studio. UniCredit ha fatto però sapere che il regime di affiancamento per il personale non idoneo verrà predisposto in tempi brevi, cioè dal 15 febbraio. Secondo quanto riporta Mf, sempre citando fonti sindacali, qualche “disallineamento” alle norme della Mifid 2 c’è anche nel gruppo Creval che dovrebbe però risolvere tutto in queste settimane, dopo l’invio di una circolare del 24 gennaio scorso.

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