Mps, Angeloni: “Operazione limitata e a tempo”

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di Redazione 2 Novembre 2021 | 11:31

Una operazione di sistema, a tempo e condivisa, per dare un futuro a Mps. Questa la proposta lanciata dall’economista Ignazio Angeloni, ex membro del Consiglio Vigilanza Bce sul Sole 24 Ore.

Il mercato ha risposto piuttosto bene al matrimonio sfumato. Lo Stato ne è uscito bene agli occhi degli investitori che hanno visto una reticenza positiva nell’accettare le condizioni del compratore. Quasi una carezza verso la sua banca più antica e verso se stesso per poter pensare meglio un’operazione, la prossima mossa da fare, con tranquillità.

Angeloni sul quotidiano econominco parte da “da due ipotesi che non sembrano perseguibili, ma che purtroppo si sentono ventilare. La prima è quella di sostituire, al lato opposto del tavolo negoziale, UniCredit con un’altra banca italiana. Le due più frequentemente citate sono Banco Bpm e Bper, quest’ ultima con il suo principale azionista, il gruppo Unipol; ma le considerazioni valgono anche per altre potenzialmente interessate. Nessuna di esse ha la forza sufficiente, finanziaria e organizzativa, per gestire da sola la mole di problemi che l’assorbimento di una banca delle dimensioni e nelle condizioni di Mps comporterebbe. Sarebbe un’operazione ad alto rischio, dal punto di vista prudenziale e sistemico. Il soggetto risultante non darebbe sufficienti garanzie di solidità e sostenibilità nel tempo. E in ogni caso, le condizioni per il Tesoro non sarebbero migliori di quelle che esso ha rifiutato a UniCredit”.

Poi aggiunge: “L’altra opzione oltremodo dubbia è la cosiddetta strategia standalone (stare in piedi da soli, in mano pubblica, almeno per un certo tempo). A parte il fatto che l’antitrust europea chiederà la privatizzazione in tempi non lunghi, dal punto di vista prudenziale questa opzione è stata già bocciata dalla Bce. La vigilanza europea imporrebbe condizioni in termini di ricapitalizzazione, pulizia degli attivi, abbattimento dei costi e non solo, particolarmente onerose”.

Angeloni propone quindi “una soluzione italiana”. Un’operazione di sistema, ancora meglio. Attuata di concerto fra il settore privato e quello pubblico. “L’operazione avrebbe una durata dichiaratamente limitata, senza però un limite temporale rigido, per arrivare a una collocazione sul mercato o alla fusione con altro soggetto entro alcuni anni. Mps verrebbe preventivamente ristrutturata, portando gli indicatori di costo, ricavo e qualità degli attivi sopra il livello medio del sistema Italia. Il settore pubblico ne sopporterebbe i costi, peraltro già insiti nell’attuale situazione. Risparmierebbe però la ricapitalizzazione, e verosimilmente anche parte dei costi di ristrutturazione se parti del business venissero rilevate da alcuni partecipanti. Il risultato sarebbe un Mps più piccolo, ma sostenibile economicamente e con una solida struttura di capitale“, conclude.

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