Sui conti italiani tanti risparmi e grandi potenzialità. Trabattoni: “Rimettere al centro le persona”

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di Redazione 28 Aprile 2022 | 15:32

A fine anno sui conti bancari erano depositati 1.859 miliardi. A certificarlo l’associazione che raccoglie le banche italiane: è la cosiddetta liquidità di cittadini e imprese tenuta ferma. Come si legge dalle pagine di L’Economia del Corriere della Sera, una quantità di soldi ben superiore a quella ricchezza che l’intera Italia produce in un anno: il prodotto interno lordo. Una cifra che rappresenta da un lato la poca propensione degli italiani a far fruttare i propri risparmi e dall’altra un’enorme potenzialità. “L’andamento dei primi mesi di quest’anno ci dice che è il secondo aspetto che sta prevalendo. E che anzi, la guerra nel cuore dell’Europa, sembra aver fatto capire ai risparmiatori che lo sguardo va spostato molto più avanti, sul lungo termine. E che la liquidità, soprattutto in tempi di alta inflazione, è un errore”. Carlo Trabattoni ha preso la guida di Assogestioni, l’associazione che riunisce i gestori, da poche settimane e si appresta a inaugurare Il Salone del Risparmio a Milano. Salone all’insegna di tre parole, tre aggettivi, che sono un programma di fatto dell’iniziativa. “Umano, responsabile, digitale non è un caso che siano in questo ordine” – dice Trabattoni. “Dobbiamo rimettere al centro la persona. Il cliente si direbbe pensando in termini commerciali, di marketing. Ma usare la parola umano ci indica che c’è qualcosa di più, associato all’altro aggettivo responsabile, si comprende il salto che anche la nostra industria deve fare. Per poter essere essa stessa sostenibile nel tempo, deve porsi di fronte a quello che era solo un cliente, in modo più compiuto e completo, guardando alla persona, alle sue aspettative ma anche ai suoi timori, alle sue incertezze”.

Trabattoni si sofferma anche sul digitale: “E’ il naturale complemento se mi permette. Vede, tutti noi pensiamo di avere comportamenti digitali semplicemente perché usiamo in modo massiccio uno smartphone. Ma così facendo ci perdiamo il fatto che il digitale sta cambiando anche la percezione delle persone. Non è solo una tecnologia che ci aiuta a fare delle cose in modo più veloce e ampio. Modifica anche l’approccio delle persone. Che sicuramente rispetto a qualche anno è molto più attivo”.

L’attenzione, quindi, deve essere sempre di più a scelte morigerate. “E’ chiaro che riuscire a capire che alcune cifre come i rendimenti vanno posti in un contesto. Accontentarsi della cifra bruta senza considerare quando dura un investimento, quale è la situazione generale del Paese e via dicendo può portare a molta emotività. Il caso classico è vendere quando i mercati hanno forti sbalzi al ribasso” continua Trabattoni.

E l’inflazione? “L’inflazione è uno degli elementi che deve preoccupare. L’andamento dei prezzi dell’energia già prima della guerra tendeva al rialzo, ora lo è ancora di più. Le materie prime con le difficoltà di approvvigionamento spingono verso il basso l’offerta e questo determina altre tensioni sui prezzi”, chiarisce il presidente.

Un quadro difficile, ma “le banche centrali si stanno muovendo mi pare con molta accuratezza. Del resto tendiamo a dimenticare il passato. Negli ultimi 15 anni non ci siamo fatti mancare niente, dalla crisi Lehman a quella dei debiti sovrani, alla doppia recessione. Questo nel bene e nel male ha formato una generazione di banchieri centrali che sa come affrontare situazioni del genere senza correre il rischio di frenare l’economia reale”.

Ma il vero rischio è quello di frenare la crescita: “Sì, ed è per questo che la nostra azione è tesa a difendere, valorizzare ma anche rendere produttivo il risparmio. Che significa fare in modo che i 2.600 miliardi che noi amministriamo abbiano una funzione di supporto all’economia reale”.

Una bella responsabilità, “che si deve accompagnare anche a una crescita in termini educazione finanziaria degli italiani. Anche su questo come industria del risparmio abbiamo intenzione di avere un ruolo. Di aiutare questa crescita anche perché abbiamo la fortuna di avere in Costituzione all’articolo 47 la tutela del Risparmio”.

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