Pictet, come investire nella salute: i trend principali del settore sanitario

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di Francesca Vercesi 3 Novembre 2022 | 11:09

Il tema di una fase storica come l’attuale non può che essere la salute e tutto ciò che ne consegue. Ma come va affrontato questo tema dal punto di vista dell’investimento? E quali sono i trend principali del settore sanitario? Ne parliamo con Tazio Storni, gestore del fondo Pictet-Biotech e del fondo Pictet-Health di Pictet Asset Management.

Il settore sanitario è tendenzialmente meno ciclico. Resta quindi un segmento difensivo?

Assolutamente sì.  Del resto le malattie vanno trattate sia durante la crisi sia nei periodi di boom economico.  Quello che può succedere, durante una crisi, è una riduzione del segmento legato alla cosmesi e al beauty care, un calo di interventi non urgenti o che prevedono periodi di riabilitazione. Ecco, in questi casi le persone decidono di posticipare per motivi economici o lavorativi. Ma le società continuano a investire in ricerca e in nuovi farmaci e il flusso non si ferma mai. 

Se guardiamo alla performance borsistica?

I settori healthcare e biotech hanno solitamente performato meglio nelle crisi. Nel 2008, ad esempio, mentre il mercato era sceso di circa il 50%, il settore sanitario ha addirittura registrato una sovraperformance. In particolare, le società farmaceutiche e comunque quelle ben capitalizzate hanno retto la crisi, mentre le società meno profittevoli e con una leva finanziaria eccessiva hanno sofferto di più. Anche oggi ci troviamo di fronte a un segmento che nel complesso è andato bene e che riteniamo andrà migliorando. In particolare, le società con bilanci difensivi e solidi, una buona liquidità e prodotti già sul mercato, continueranno a macinare buoni numeri. In generale, preferiamo aziende dalla grande capitalizzazione, già consolidate. Nel mondo delle start up non mancano idee interessanti o progetti eccezionali su cui varrebbe la pena investire ma noi preferiamo assumere un atteggiamento più difensivo e meno rischioso. 

In particolare, come si posiziona questo settore in termini di EV/ebitda?

Attualmente il settore health presenta, in media, multipli tra le 10-15 volte. Se prendiamo in considerazione, invece, società come ad esempio Novo Nordisk ed Eli Lilly, che stanno lavorando a trattamenti per l’obesità saliamo addirittura a multipli di 30 volte. Quindi si parla di un valore di media che presenta punte di eccellenza al suo interno.

E voi su quali tipi di società vi concentrate?

Nel fondo Pictet-Health ci concentriamo principalmente su società stabili e con track record importanti, mentre nel fondo Pictet-Biotech abbiamo anche società dalla grande market cap ma teniamo almeno la metà di investimenti in società più piccole, anche se comunque con una media di non meno di 10 miliardi di capitalizzazione. Quest’ultime sono più esposte alla volatilità ma possono presentare rendimenti molto più interessanti. All’interno del comparto biotech, a partire dalla fine del 2019 e fino a metà del 2021 abbiamo sperimentato una fase in un cui le valutazioni degli indici di riferimento sono cresciute eccessivamente, generando moltissime Ipo, per poi cambiare tendenza, tornando ad avere valutazioni più coerenti. Al momento attuale, dopo che queste valutazioni eccessive si sono riallineate al valore reale e concluso quindi il trend di nuove Ipo di piccole società biotech, siamo oggi in presenza di un mercato più severo e selettivo.

Come siete esposti geograficamente? 

Per quanto riguarda il settore biotech siamo esposti principalmente sull’America. Abbiamo alcune società europee ma l’80% delle società in cui investiamo sono americane. Mentre per il settore dell’health abbiamo un’esposizione maggiormente diversificata tra America ed Europa.

Negli Stati Uniti, nel settore del biotech, c’è molto accesso al credito da parte dei fondi? La borsa rimane un luogo interessante?

Il private equity in questo settore è molto presente, soprattutto in presenza di società di buona qualità. I fondi sono sempre alla ricerca di opportunità. La Borsa, per i grandi titoli, resta fondamentale mentre tutta la febbre da Ipo, come accennato sopra, si sta sgonfiando. Quello di oggi è un mercato molto severo, selettivo. I bravi restano, gli altri escono dai radar molto in fretta.

Quanti titoli avete nel vostro fondo Pictet-Biotech?

Più di 60 società. Nel settore biotech c’è una grande scelta di società di qualità. Su questo tema si è verificata un’inversione di trend negli ultimi 10 anni. Nel 2010 era difficile trovare buone società, le poche presenti venivano tutte comprate dalle case farmaceutiche e non c’erano abbastanza nuove Ipo. Adesso ci troviamo in una situazione agli antipodi: abbiamo tanta scelta di buona qualità. 

L’innovazione tecnologica che ruolo gioca?

L’innovazione tecnologica, nel biotech come nell’healthcare, è fondamentale. L’innovazione terapeutica è certamente affascinante e dal punto di vista della sanità, tra transizione digitale e informatica. Pensiamo, ad esempio, all’uso dei dati. Abbiamo da un lato i dati clinici e dall’altro abbiamo i dati del consumatore (es. lo smartwatch misura anche molti dati biologici: il sonno, l’attività fisica, le pulsazioni, la saturazione dell’ossigeno). Se potessimo unire questi dati con quelli clinici ed elaborarli attraverso l’intelligenza artificiale, potremmo ottenere moltissime nuove informazioni di rilievo e vedere aprirsi nuovi trend di innovazione e di investimento nell’ambito sanitario. Potremmo, ad esempio, avere nuovi protocolli di trattamento per curare precocemente e più efficacemente le persone. Senza dubbio, questo importantissimo trend di innovazione che caratterizza il comparto sanitario permette di portare un beneficio a tutta la società.

In questo mondo, quanta parte in media dei ricavi delle grandi corporation viene dedicata all’ambito della ricerca e sviluppo?

Siamo nell’ordine dei miliardi. Alcune piccole società di biotech destinano addirittura tutti i loro ricavi in ricerca e proprio per questo non riescono a essere profittevoli. Mentre quelle più grandi hanno a disposizione budget molto elevati e quindi riescono a dare soddisfazione all’investitore, magari anche con piccoli dividendi. 

Nel valutare nuove società per possibili investimenti, cosa considerate?

Quattro parametri: la gravità della patologia che cura, il valore aggiunto del nuovo medicamento rispetto alle terapie già presenti sul mercato, il grado di accesso al prodotto finale (costo finale su consumatore e grado di copertura assicurativa), scalabilità e competitività dell’innovazione. Per selezionare le società in cui investire è fondamentale avere un contatto diretto con le società, per mantenere con loro un dialogo costante e un continuo confronto, al fine di poter stimare al meglio sia il valore dell’investimento che l’impatto sociale. Il nostro team è composto di sei persone, due analisti per il settore health e quattro per il biotech. 

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