Vorm (Nordea AM): “La svolta sui mercati? Arriverà nel 2023”

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di Francesca Vercesi 22 Novembre 2022 | 09:28
Parla il gestore delle strategie Global Stable Equity Fund e Stable Return Fund della casa di gestione scandinava: “Anche se è complicato essere ottimisti nel contesto attuale, ci sarà un miglioramento delle prospettive di rendimento per le principali asset class nel corso del prossimo anno”

In prospettiva, anche se è complicato essere ottimisti in un contesto simile, Nordea AM prevede un miglioramento delle prospettive di rendimento per le principali asset class nel corso del 2023, ma non prima che l’inflazione, i tassi d’interesse e il dollaro americano raggiungano picchi significativi. Questi picchi sono all’orizzonte, ma devono essere ancora raggiunti. Le banche centrali stanno ancora lottando per contenere l’inflazione e sono in procinto di attuare il penultimo rialzo del ciclo di stretta monetaria. Afferma Claus Vorm, che gestisce le strategie Global Stable Equity e Stable Return di Nordea: «prevediamo un calo degli utili per azione nel corso del prossimo anno. Tuttavia, in previsione della diminuzione dei tassi reali e di una recessione degli utili che sarà pienamente scontata nel 2023, possiamo aspettarci un importante punto di svolta nelle valutazioni degli asset rischiosi verso il 2024. Secondo noi dovrebbero crearsi validi punti di ingresso per tornare ad avere un’esposizione sull’azionario, dove non mancheranno ragionevoli punti di minimo. C’è un repricing del mercato azionario in atto e quindi molte società diventeranno più attraenti. L’importante è non perdere il momento per ripartire. In questa fase niente è sicuro ma l’equity resta una asset class con un solido rapporto rischio/rendimento». Il gestore punta perlopiù sulle aziende forti, dalle grandi capitalizzazioni, che abbiano un solido track record e bilanci comprovati, preferisce non avventurarsi in start up o nuove idee imprenditoriali che potrebbero rivelarsi perdenti. «Nel portafoglio della nostra strategia Global Stable Equity attuiamo una buona diversificazione e abbiamo un centinaio di titoli. Nessuno va oltre il 3,5%. Tra i settori ci piace l’healthcare che è molto stabile e dalle buone valutazioni. Preferiamo, in genere, i colossi Usa di qualità in ambito industriale, pharma, consumer, elettronica, utility, ma anche qualche titolo europeo dove c’è catena del valore». Qualche titolo? Heineken, Nestlé, Allianz, Munich Re, Air Liquide, Iberdrola, Roche, Sanofi, J&J.

Vorm prosegue: «La nostra forza è nella selezione dei titoli. Abbiamo da analizzare un universo di 12mila titoli, abbiamo un filtro e una metodologia che considerano solo quelle con gli utili più interessanti, valutazioni a buon mercato e fondamentali solidi nel lungo periodo e analizziamo in profondità la dinamica dei prezzi. Siamo difensivi nel nostro approccio e quindi cerchiamo di non farci prendere dagli stati d’animo del momento. Il turnover è circa del 40%», aggiunge.

Sull’azionario, in conclusione, «stiamo alla finestra per cogliere opportunità anche se siamo meno compratori rispetto al passato. Le valutazioni sono migliorate soprattutto tramite il de-rating del rapporto prezzo su utile», precisa. Del resto il posizionamento istituzionale continua a essere molto scarico e i livelli di sentiment sono estremamente negativi. «Tuttavia, come accennato sopra, il livello degli utili non sconta ancora completamente livelli recessivi. Inoltre, sta per cominciare una nuova stagione degli utili e nelle ultime settimane le aspettative sono diminuite ragionevolmente rispetto a un’evoluzione macro più difficile del trimestre precedente. Gli utili societari sono ancora ampiamente sopra il trend di lungo periodo e sono, pertanto, a rischio. Sebbene le valutazioni di alcune parti del mercato, come il segmento growth, presentino valutazioni interessanti e tornate ai livelli pre-Covid, manteniamo un atteggiamento cauto alla luce dei messaggi che giungono dalla Fed: fintanto che non avremo sconfitto l’inflazione troppo elevata, la banca centrale americana non permetterà un rilassamento delle condizioni finanziarie. Si tratta di un movimento doloroso per i mercati finanziari e l’economia, ma è volto a conservare le condizioni di credibilità nel sistema finanziario che hanno permesso grandi soddisfazioni agli investitori nell’ultimo decennio», conclude Vorm.

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