Etf, il ruolo degli index provider

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di Biagio Campo 23 Febbraio 2009 | 16:50
Le società che forniscono gli indici hanno un ruolo fondamentale nell’industria degli Etf; osserviamo con Emanuele Bellingeri, head of sales iShares per l’Italia, la composizione del mercato e come avviene, da parte degli emittenti, la scelta di un indice.

In primo luogo il processo di scelta di un indice si basa su quelle che sono le esigenze di mercato, ed i parametri maggiormente utilizzanti nel mondo del risparmio gestito, il punto chiave è “sulla domanda, ovvero cosa chiedono i clienti, ma anche che benchmark usano, capendo il mercato, piuttosto che anticiparlo, per evitare di creare indici che troverebbero una scarsa attenzione presso il pubblico”.
Verificata l’esigenza del mercato seguono le analisi sulla fattibilità dell’indice, “un tema di fondamentale importanza per gli emittenti come iShares, che costruiscono gli indici con sottostanti fisici”, ma che non deve essere trascurato neanche dalle società che utilizzato gli swap; verificata la fattibilità si considerano caratteristiche quali la trasparenza, il turnover (frequenza del ribilanciamento) e la “data reability, un termine inglese che potremmo tradurre in italiano come affidabilità su quelli che sono i dati di mercato, per l’informativa, prezzi negoziati e più in generale buon funzionamento del mercato”, un elemento che porta ad evitare mercati ancora poco maturi, come parte di quelli africani.
Un ultimo elemento da considerare sono le abitudini, “che variano in base ad ogni singolo mercato, che in parte derivano dai parametri utilizzati dai gestori”, ma anche dalla mera quota di mercato dell’index provider, che porta quindi a privilegiare le società con una maggiore quota di mercato.

Nella tabella sono riportati le principali società emittenti di indici, che vedono Standard and Poors come leader indiscusso in termini di controvalore, con una massa gestita che supera i 180 miliardi di dollari, “grazie soprattutto allo S&P 500, che da solo supera i 90 miliardi, sullo SPDR e l’iShares”, spalmata su 209 Etf; seguono Morgan Stanley Capital Index, con 120 miliardi per 167 Etf, “la società che offre una migliore diversificazione in termini geografici” e Russell, 48 miliardi e 49 Etf, “fortemente orientata al mercato azionario statunitense, con il Russell 1000 ed il Russell 2000 che sono di gran lunga i più diffusi”.

Al terzo posto della classifica sono presenti gli indici costruiti da nuove società, per venire incontro alle nuove esigenze di investimento, focalizzate su nuovi indici fondamentali e tematici (acqua, energie rinnovabili), che garantiscono un’offerta più dettagliata rispetto agli indici geografici e settoriali più tradizionali, a dimostrazione della grande flessibilità e copertura offerta dall’industria degli Etf. 

Lo spazio per la costruzione di nuovi indici sembra modesto, “per il 2009 ci attendiamo una fase di consolidamento, sebbene sul versante obbligazionario ci sono ancora buone opportunità di crescita, che attualmente mancano per la parte azionaria”.

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