Gestori bocciati dagli investitori

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di Francesco D'Arco 3 Dicembre 2009 | 12:30
Quasi 8 istituzionali su 10 hanno deciso di non rinnovare il mandato dei gestori. La causa? La scarsa trasparenza e i continui conflitti di interesse. Senza dimenticare, naturalmente, le deludenti performance.

La poca trasparenza e i conflitti di interesse non pagano. Questa volta a dirlo non è Banca d’Italia o Consob ma gli investitori stessi. Secondo il Global Private Equity Barometer, analisi semestrale promossa da Coller Capital, oltre il 75% degli investitori istituzionali non rinnoverà il mandato ai propri gestori e la causa risiede soprattutto nella reportistica poco trasparente, nei conflitti di interesse e nei termini e condizioni dei fondi di private equity.

In termini statistici 8 investitori su 10 (79%) attribuiscono la loro decisione di non sottoscrivere nuovi fondi con il medesimo gestore a problemi legati a “termini e condizioni” dei fondi. Percentuale ben più alta del 57% registrato un anno fa. Il 76% dichiara invece di non apprezzare la mancanza di trasparenza dei gestori (in precedenza il dato era fermo al 39%) e di avere riscontrato conflitti di interesse.

Certo non ha aiutato il mercato del private equity la recente crisi internazionale. Nel corso del 2009, infatti, si sono notevolmente ridotte le aspettative di ritorno medio. E’ scesa dal 43% al 29% la percentuale di investitori che nell’arco temporale tra i 3 e i 5 anni si aspetta rendimenti netti annuali superiori al 16%.

Ciò non toglie che per il 75% degli investitori il 2010 sarà caratterizzato da un incremento significativo di capital calls.
“Questa situazione è particolarmente evidente nel Nord America, dove l’84% degli investitori pensa che nei  prossimi 12 mesi si verificherà un aumento del capitale richiamato dai gestori dei fondi. L’85% degli investitori ritiene che il 2010 sarà un’ottima annata e che questo capitale sarà investito con buoni ritorni” si legge nel report di Coller Capital.

E non mancheranno le opportunità per il private equity? Le migliori, sempre secondo gli investitori le migliori operazioni saranno buyout inferiori al miliardo di dollari nel Nord America e in Europa, seguiti dalle operazioni di expansion nella regione Asia-Pacifico. In linea generale, l’acquisto di attività da fallimenti, situazioni di Chapter 11 o dismissioni di rami aziendali, rappresenterà la migliore fonte di buone transazioni.

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